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Il pluripremiato Macbettu di Serra arriva nelle Marche. Mercoledì 6 febbraio a Fermo

Mercoledì 6 febbraio con Macbettu di Alessandro Serra prosegue al Teatro dell’Aquila di Fermo Classico contemporaneo, la stagione dedicata alle esperienze più contemporanee promossa dal Comune di Fermo e dall’AMAT in collaborazione con la Regione Marche e il MiBAC. 

Il pluripremiato Macbettu di Serra arriva nelle Marche. Mercoledì 6 febbraio a Fermo

Macbettu - prodotto da Sardegna Teatro in collaborazione con Compagnia Teatropersona – è in lingua sarda con sovratitoli in italiano. Vincitore del prestigioso Premio Ubu 2017 e del Premio ANCT 2017 (Associazione Nazionale dei Critici di Teatro), lo spettacolo - è osannato dalla critica e amato dal pubblico -, reduce dai recenti successi in Argentina è un vero cameo, da vedere, organizzato registicamente con la consapevolezza lucida del testo shakespeariano metafora della violenza fine a se stessa, ma soprattutto interessante per l’autonomia di azione e di estetica, per come esce dai percorsi risaputi della nuova scena italiana. Dopo Fermo sarà in scena anche al Teatro Lauro Rossi di Macerata l’8 e 9 febbraio, per la stagione promossa dal Comune di Macerata con l’AMAT nell'ambito del progetto Waiting For Mof19/Rossodesiderio che anticipa un tema della prossima stagione 2019 del Macerata Opera Festival che propone nella trilogia delle opere il Macbeth di Giuseppe Verdi. A Macerata con lo spettacolo torna anche Gente di teatro, appuntamenti per tutti coloro che amano il teatro e vogliono superare quella che Garboli definiva la “gioia effimera di una sera” per approfondire la conoscenza dialogando con le stesse compagnie in scena al Lauro Rossi. In questa occasione l’incontro si svolgerà il 9 febbraio alle ore 17.30 presso la Biblioteca Mozzi Borgetti.

A marzo Macbettu tornerà in scena nelle Marche al Teatro Pergolesi di Jesi il 16 e al Teatro Rossini di Pesaro il 26.

Il Macbeth di Shakespeare recitato in sardo è, come nella più pura tradizione elisabettiana, interpretato da soli uomini. L’idea nasce nel corso di un reportage fotografico tra i carnevali della Barbagia. I suoni cupi prodotti da campanacci e antichi strumenti, le pelli di animali, le corna, il sughero. La potenza dei gesti e della voce, la confidenza con Dioniso e al contempo l’incredibile precisione formale nelle danze e nei canti. Le fosche maschere e poi il sangue, il vino rosso, le forze della natura domate dall’uomo. Ma soprattutto il buio inverno. Sorprendenti le analogie tra il capolavoro shakespeariano e i tipi e le maschere della Sardegna. La lingua sarda non limita la fruizione ma trasforma in canto ciò che in italiano rischierebbe di scadere in letteratura. Uno spazio scenico vuoto, attraversato dai corpi degli attori che disegnano luoghi ed evocano presenze. Pietre, terra, ferro, sangue, positure di guerriero, residui di antiche civiltà nuragiche. Materia che non veicola significati, ma forze primordiali che agiscono su chi le riceve.

Gli attori in scena sono Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino. La traduzione in sardo e la consulenza linguistica è di Giovanni Carroni, la collaborazione ai movimenti di scena di Chiara Michelini, le musiche pietre sonore di Pinuccio Sciola, regia, scene, luci e costumi di Alessandro Serra. La produzione è realizzata con il sostegno di Fondazione Pinuccio Sciola, Cedac Circuito Regionale Sardegna.

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Data pubblicazione : 04/02/2019 11:30
Scritto da : Redazione
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