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Ecco la soluzione per la centrale a biomasse di Campiglione di Fermo. Dal comitato CITASFE una proposta per l'ex area Sadam

Sono ormai anni che a livello nazionale la vicenda della riconversione bieticolo-saccarifera occupa le prime pagine dei giornali. La richiesta di avviare nei siti un tempo adibiti a zuccherifici, delle centrali a biomasse, ha riscosso molte proteste ed avviato diversi contenziosi di fronte ai vari tribunali amministrativi, fino ad arrivare anche al Consiglio di Stato.

Ecco la soluzione per la centrale a biomasse di Campiglione di Fermo. Dal comitato CITASFE una proposta per l'ex area Sadam

Più e più volte le associazioni ambientaliste del territorio si sono dichiarate contrarie a questo tipo di insediamento, in quanto è appurato che può avere serie ripercussioni sia sull’ambiente che sull’agricoltura locale, che non può certo essere finalizzata alla produzione di combustibile.
Noi crediamo piuttosto che i nostri terreni debbano essere utilizzati per la produzione di alimenti e di prodotti tipici: questa è la vera sfida che dobbiamo raccogliere e con questo obiettivo pianificare dei percorsi industriali che possano coinvolgere gli agricoltori ed aiutare un settore che oggi è in crescita.
Questo non solo per motivi strettamente ambientali legati alla mono produzione (dissesto idro geologico e impoverimento del terreno) ma anche a semplici calcoli economici  il reddito offerto dalla centrale è pari a 400 € per ettaro (dati Powercrop) ma di contro con terreni dedicati a colture di qualità si possono ottenere redditi da 2 a 5 mila euro.   
Nella nostra città si è spesso parlato di un diverso utilizzo del sito dell’ex-Sadam, dalla tanto contestata centrale a biomasse, all’ipotesi di costruire nuovi ed inutili edifici, e per questo vogliamo sottoporre alla città un’idea diversa, augurandoci che le categorie coinvolte la vogliano prendere in considerazione.
La richiesta della Powercrop di realizzare una centrale a biomasse, viene spesso motivata da tre fattori: l’occupazione degli ex-dipendenti, la possibilità per gli agricoltori locali di trarne guadagno fornendo le materie prime, e la possibilità di fornire energia elettrica usufruendo degli incentivi previsti per le biomasse.
Per creare occupazione e reddito per gli agricoltori locali occorre però creare percorsi vantaggiosi, si deve quindi pensare ad un altro genere di attività che possa avere caratteristiche analoghe, e che allo stesso tempo sia compatibile con il nostro territorio. Ed osservando le nostre vallate, ove  ci sono diversi produttori di frutta o di ortaggi, sarebbe auspicabile ad esempio pensare ad un’azienda per la lavorazione di questi prodotti agricoli di qualità.
Un’azienda che potrebbe lavorare la frutta della val d’Aso e Valtenna per realizzarne marmellate o succhi o che potrebbe produrre dagli ortaggi degli agricoltori, sughi,  minestroni e altri prodotti congelati. Tutte attività queste, che svolte in sinergia con la Coldiretti o le altre associazioni di categoria, sarebbero molto interessanti per i nostri agricoltori, e che occuperebbero certamente molti più dipendenti di quelli previsti nella centrale a biomasse.
Parallelamente a questa attività, per sopperire all’esigenza della produzione energetica, si potrebbe immaginare di veder ricoperti tutti i capannoni del sito con dei pannelli fotovoltaici, che grazie agli incentivi darebbero alla stessa azienda quella sicurezza economica per poter affrontare questo percorso industriale.
Non solo, un’azienda del genere incentiverebbe in tutto il suo bacino di indotto, un uso sano, pulito ed equilibrato delle aree agricole, una agricoltura di qualità che, al contrario delle colture intensive richieste dagli impianti a biomasse, costituirebbe anche una costante difesa del suolo e perché no, anche della sua biodiversità.
Ovviamente questa è un’idea di massima, di cui andrebbero valutati tutti i particolari tecnici insieme a tutti i soggetti interessati e coinvolti, ma sicuramente una simile attività sarebbe ben vista da tutti e sarebbe positiva sotto i diversi aspetti, economico, occupazionale, sociale ed ecologico, e sbloccherebbe la difficile situazione in cui si è oggi arrivati.
È intenzione della CITASFE sottoporre in maniera articolata, nel prossimo breve periodo, questa proposta alle associazioni di categoria, alla Coldiretti, ai sindacati e agli enti locali, ed anche alla proprietà, auspicando una positiva accoglienza da parte di tutti.

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Data pubblicazione : 15/02/2014 10:22
Scritto da : Comitato CITASFE
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • Gabriele Tarsetti

    17-02-2014 10:15 - #1
    Sarebbe opportuna una rettifica nel testo e titolo di questo articolo, in quanto la proposta è stata firmata dalle associazioni del progetto Madre Terra, dal Citasfe e dal Coordinamento delle associazioni ambientaliste di Fermo.
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