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Eloisa Travaglini, da Fermo a New York, il sogno passa per una galleria d’arte

Questa settimana, Iacopo ci racconta la storia di Eloisa, una ragazza di Fermo trasferitasi a New York per lavorare alla Petzel Gallery, una delle gallerie d’arte più importanti di Manhattan.

Eloisa Travaglini, da Fermo a New York, il sogno passa per una galleria d’arte
Eloisa Travaglini alla galleria Petzel di New York

New York è la cura

 

Così mi hanno detto l’altro giorno. Mi rimane ancora ignaro il vero significato di questa frase, so solo che, dopo quasi quattro settimane, finalmente incontro un italiano, ma non un semplice italiano, precisamente una fermana, si chiama Eloisa Travaglini, 22 anni, prossima dottoressa in economia e management per l’arte, la cultura e la comunicazione presso la Bocconi di Milano e lavora attualmente come Gallery Manager Intern alla Petzel Gallery, nel quartiere di Chelsea, NY.

 

Giusto per fare un po’ di chiarezza (vediamo cosa dice Google, toh), la Petzel Gallery è una galleria d’arte contemporanea, fondata nel 1993 dall’omonimo Friederich Petzel, che nel corso degli anni è diventata una delle gallerie più in voga della Grande Mela, dando spazio ad artisti del calibro di Richard Serra, Allan Mc Collum e Daniel Buren, che all’orecchio profano (il mio, ehm ehm) potrebbero sembrare dei nomi come tanti altri, ma facendo un rapido giro su Wikipedia( che Dio lo benedica) ho scoperto essere dei veri e proprio mostri sacri dell’arte moderna.

 

Giusto per riportare una frase che mi ha detto la stessa Eloisa: “Gente che finora avevo studiato solo sui libri, finalmente l'ho incontrata di persona”.

 

Mi do appuntamento con lei sotto la punta nord del Flat Iron, impossibile sbagliarsi, data la sua forma a ferro da stiro che taglia in due la Broadway, e da buoni italiani, anzi da buoni fermani, come non ritrovarsi a chiacchierare di fronte un bel piatto di pasta? Magari molto da stereotipo, eppure sempre ben gradito a Eataly, l’unico posto a New York dove mangiare qualcosa che abbia un briciolo di parvenza d’italianità.

 

E chiacchierando, mi racconta di sé, non la conosco bene e non sapevo nemmeno fosse a New York, immaginate la sorpresa nello scoprirlo, entrambi studenti dello Scientifico T.c.o di Fermo(io, forse, pure qualche anno di troppo), e mi parla un po’ del suo percorso, di cosa ha combinato fino a ora e soprattutto di dove è diretta, dove vuole approdare un giorno, beh, diciamo che: prima ancora di trasferirsi a Manhattan, Eloisa ha passato, durante il quarto superiore, un intero anno della sua vita negli Stati Uniti, precisamente in una piccola cittadina di nome Bluffton nello stato dell'Indiana, per poi tornare, diplomarsi e partire alla volta di Milano.

Sogno: diventare un giorno una curatrice di mostre d’arte. Anzi, più che sogno, un vero e proprio obiettivo, pragmatico, semplice, diretto, poco romanticismo, la strada è quella, allacciarsi le scarpe e pedalare. Forte, molto forte.

E quindi parte, va a Bruxelles, in Belgio e inizia a lavorare in una piccola galleria d’arte, dove impara di tutto, si occupa di mille cose, dall’aspetto organizzativo fino a quello commerciale e, una volta allargati i propri orizzonti, torna a Milano, dove lavora per una Onlus di nome “Mostrami”, che lancia e organizza mostre per gli artisti emergenti, fino alla chiamata d’oltreoceano. Il suo curriculum viene scelto per uno stage di prova dalla Petzel Gallery di New York .

“Chi se lo sarebbe mai aspettato”, mi dice.  

Un mese per trasferirsi nella Grande Mela, alla faccia del preavviso, la corsa scapicollata tra visti, biglietti aerei, un paio di esami prima di partire(giusto per stare tranquilli e riposati) e si va. Catapultata nella città che non dorme mai agli inizi di questo Gennaio, proprio nel bel mezzo di una tormenta di neve che aveva portato le temperature in città anche sotto i -20°.

Un’accoglienza calorosa, in tutti i sensi.

Ed eccola, ora, di fronte una sana cacio e pepe(la mia), raccontarmi di come sia tutto accelerato da queste parti, massima professionalità, organizzazione al dettaglio ma uno spirito innato che trasforma un posto di lavoro in un ambiente vivo, dinamico, creativo. In fondo si parla di arte, qualcuno potrebbe dire, eppure vedere gente in giacca e cravatta chiacchierare fianco a fianco con artisti in camicia hawaiana e sandali, sinceramente, lei non se lo sarebbe mai aspettato.

Per molte cose, le sue parole non mi suonano nuove. Anch’io mi sono ritrovato nella stessa situazione, appena giunto qui. 

E’ come una scossa elettrica: o ti carica a mille o ti manda in cortocircuito.

Eloisa lavora in galleria, cura l’ufficio stampa, collabora all’organizzazione e gestione delle mostre, si occupa a volte persino delle stesse relazioni con i clienti, tanto per far capire come questo lavoro sia eclettico.

E quando mi dice: “Se non fosse stato per il prof. Sanguigni, docente di storia dell’arte al liceo Temistocle Calzecchi, che mi spronò ad andare oltre l’arte fatta in classe, facendomi interessare a correnti più contemporanee, forse non avrei mai capito che sarebbe stata questa la mia strada.”

Insomma: un professore al di là della cattedra e dell’aula. Fossero tutti così...

Poi sarà una questione di destino, coincidenze, pura vocazione, o quello che più vi pare e piace, ma quando le chiedo, a fine intervista/cena, cosa ne sarà del suo futuro, mi risponde in una maniera che non mi sarei mai aspettato: “Vediamo, intanto sono qui a New York, poi chissà, tornerò in Europa, ma non mi sento ancora pronta per legarmi a un posto, a una posizione per lungo tempo, per lo meno non adesso.

E credimi, che qualche offerta già l’avrei.

Diciamo che voglio ancora girare, fare nuove esperienze, conoscere nuovi ambienti e mondi artistici. Non credo sia ancora giunto il momento di fermarsi.”.

 

Che dire? Buon sangue fermano, non mente. In ogni parte del mondo.

 

 

[P.S La narrazione delle avventure di Iacopo a New York, ritorna la settimana prossima, con delle notizie veramente scoppiettanti: l’addio a Ben, il jazzista coinquilino, e all'appartamento di fronte Central Park per trasferirsi in una nuova casa, all’ombra del World Trade Center, in compagnia di tre nuove coinquiline veramente fuori dal comune. E un cane di nome Luzy. Coincidenze? ]

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Data pubblicazione : 21/02/2014 04:43
Scritto da : Iacopo Luzi
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