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Fermo. Scoppia il caso MITI. Il museo sulla storia del Montani dove il Montani non può entrare...e neanche i turisti!

Un museo dedicato alla storia del prestigioso Istituto Tecnico Industriale Montani di Fermo, voluto ed inaugurato in pompa magna dalla Provincia di Fermo che, nel corso della stagione invernale e primaverile, ha organizzato una serie di iniziative didattiche che proseguono anche grazie all'impegno di Sistema Museo. Fino a qui tutto degno di lode. C'è solo qualche dettaglio mancante. In questi mesi di grande afflusso turistico il museo della provincia è quasi sempre chiuso e, strano ma vero, l'istituto Montani non ne possiede neanche le chiavi.

Fermo. Scoppia il caso MITI. Il museo sulla storia del Montani dove il Montani non può entrare...e neanche i turisti!

“Forse non tutti sanno che il Montani non ha neanche le chiavi del Museo in questione e che, nonostante quanto esposto all'interno delle sale sia di proprietà dello stesso Istituto, la gestione è attualmente del tutto in mano alla Provincia di Fermo”. Inizia così l'intervento del professor Sacchi, docente di informatica al Montani che da tempo sta lottando, insieme a tutta la scuola, per dare piena accessibilità ai turisti per permettergli di visitare il museo. Complice il tempo incerto di questi giorni sono stati diversi i turisti, alcuni dei quali ex studenti provenienti da tutta Italia, che recatisi con entusiasmo all'ingresso del museo hanno trovato la porta sbarrata. “Ciò nonostante il sottoscritto, insegnante di informatica al Montani – spiega il professo Sacchi - ha esplicitamente dichiarato la propria gratuita disponibilità, al Presidente della Provincia, a tenere aperto il Museo tutti i giorni ed il giovedì (giorno del mercatino) fino alle 24. Il tutto senza costi per la Provincia”. Come lui anche l'associazione ex allievi del Montani ha dato la sua disponibilità. Un progetto rilanciato anche ieri nel corso della conferenza stampa in cui, insieme all'Opa, è stato annunciata l'idea del MITI LAB. “Il Presidente – spiega il professore a nome di tutto l'istituto fermano - ha fatto sapere tramite un suo dirigente che la cosa non era possibile. Come troppo spesso accade le buone intenzioni dei cittadini cozzano spesso contro logiche politiche, che magari hanno anche una loro giustificazione, ma che risultano oggettivamente incomprensibili ai più”.
Noi della redazione ci siamo immedesimati in dei turisti in cerca d'informazioni a riguardo e magari prenotare una visita visto che il museo è spesso e volentieri chiuso. Abbiamo visitato il sito. C'è un numero telefonico che abbiamo composto. E' un 199. Costo della chiamata 10 centesimi al minuto, più lo scatto alla risposta di 18,3 centesimi. Il numero è attivo dal lunedì al venerdì. Risultato: niente museo del Montani e tanti saluti ai turisti!

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Data pubblicazione : 02/08/2014 10:19
Scritto da : Paolo Paoletti
Commenti dei lettori
8 commenti presenti
  • Carlo

    05-08-2014 21:15 - #8
    Caro professore, grazie per la Sua articolata risposta. Purtroppo come Lei ha ampiamente dimostrato il mondo della scuola è "maltrattato" da chi dovrebbe difenderlo. Ma credo anche che anche il mondo della cultura non stia messo meglio (quello che sostengo è che tutti e due i mondi debbano avere un trattamento equo, e con equo intendo dignitoso). Tra le leggi c'è una sentenza della cassazione civile, sezione lavoro, sentenza 26.01.2009 n° 1833, che dice che "Ogni attività lavorativa è presunta a titolo oneroso salvo che si dimostri la sussistenza di una finalità di solidarietà in luogo di quella lucrativa e fermo restando che la valutazione al riguardo compiuta dal giudice del merito è incensurabile in sede di legittimità se immune da errori di diritto e da vizi logici". Credo che il problema riguardi la parola "solidarietà" (tenere aperto un museo, facendo pagare un biglietto, non credo che sia senza fini di lucro). Credi che la provincia le avrà dato una risposta più articolata citando gli articoli di leggi che impediscono a Lei, e a chiunque altro, di fare un servizio un servizio gratuito alla comunità... Comunque la ringrazio per le precisazioni. Ho letto un altro commento di un ex allievo, credo che la faccenda si possa sistemare con il progetto che gli ex allievi stanno per presentare (creeranno anche più posti di lavoro). Credo che entrambi vogliamo le stessa cose, avere un Museo efficiente e sempre aperto, con personale preparato e, perché no, con consulenti di alto profilo (non ho mai creduto e non ho mai scritto che Lei volesse aprire e chiudere un Museo), che mettono a disposizione gratuitamente le loro conoscenze e il loro tempo per il bene del Museo. Il mio era un discorso generale partendo da un caso particolare. Ce ne sono molti di musei in tutta Italia in queste condizioni, ma credo che il Miti sia un'occasione importante per la città. L'istituto Industriale è stata la prima scuola-officina italiana (ha formato generazioni di lavoratori altamente qualificati). Dell'istituto se ne sono occupati storici importanti, come Marco Moroni, per dire solo uno dei più recenti. Tante pubblicazioni sono state realizzate. Vedere il Museo chiuso fa male a tutti (il motivo lo possiamo solo supporre, mancanza di risorse? Credo che il problema sia sempre quello della mancanza di soldi). Certo se la Provincia chiarisse il perché della chiusura in periodo estivo, non sarebbe un male per noi perplessi cittadini che vediamo un Museo importante chiuso. Distinti saluti
  • ...CHE PRESIDENTE E ASSESSORI IN PROVINCIA DI FERMO...!!!

    05-08-2014 10:15 - #7
    COMPLIMENTI PROFESSORONI DELLA POLITICA!!! Prima spendete molti soldi della gente che lavora per un museo e poi dite che non si può gestire a causa delle mancanze di risorse. DOMANDA: Che .... l'avete fatto a fare?????? Perchè non avete dato quei soldi ai giovani disoccupati!!! Vergognatevi!!! (Piazzetta - Fermo)
  • Gigi Sacchi

    04-08-2014 23:53 - #6
    Caro Carlo, ho letto con molta attenzione la Sua “lezioncina” ed avevo deciso che non valeva la pena rispondere; sono ritornato sui miei passi perché ho ricevuto molte telefonate (diverse anche dai colleghi) di persone che condividono la mia posizione e con cui ho fatto una serie di riflessioni che vado a condividere. Preliminarmente vorrei che fosse chiaro che la mia massima aspirazione nella vita non è quella di tenere aperto un qualsivoglia museo, né gratuitamente né a pagamento; spesso non riesco neanche a trovare il tempo di fare le cose che più mi piacciono! Sono così sensibile all’argomento lavoro che, in tutte le scuole in cui ho lavorato, non ho mai accettato ore aggiuntive e/o supplenze a pagamento proprio per consentire, ad altri colleghi precari, di lavorare; in tutte le occasioni in cui mi è stato possibile, ho sempre sostenuto che, tutte le volte che una pubblica amministrazione appalta a terzi un servizio, dovrebbe anche “pretendere”, contrattualmente, un’ adeguata retribuzione per gli operatori (come certamente Lei sa, nella nostra bella Italia, troppo spesso e nei settori più diversi, vengono appaltati, da pubbliche amministrazioni, servizi a società che poi sfruttano i lavoratori). Lei parla poi di insegnamento e di equo trattamento economico; o, come credo, sta scherzando, o il mondo della scuola non lo conosce per nulla. Quando desidera può venire al Montani (se mi avverte invito anche i giornalisti) e Le dimostro, con i numeri, qual è “l’equo” trattamento economico per alcuni servizi, fondamentali e non affidabili a terzi, che vengono resi da molti Docenti (in qualche caso il compenso non ha coperto i costi carburante). Perché lo fanno ? Perché ci sono ancora tanti Insegnanti che non ci stanno al tentativo di massacro della Scuola pubblica in atto da molti anni e che, nonostante tutto, si impegnano per offrire un servizio di qualità. Per tornare al discorso del Museo, sarei lieto che Lei mi “illuminasse” sulle molte leggi che la Provincia avrebbe infranto se avesse accettato la mia proposta. Se la questione investimento sul Museo e posti di lavoro la esaminiamo poi da un punto di vista imprenditoriale le considerazioni diventano surreali; vorrei mi fosse presentato anche un solo Imprenditore che, prima investe milioni di euro in macchinari e poi, dopo aver “tagliato il nastro”… si accorge che non ha il denaro per pagare i dipendenti che quelle macchine dovrebbero usare! (....). Anche se ce ne sarebbero ancora tante, chiudo con una considerazione: se il Museo fosse sistematicamente aperto, sarebbe ragionevole pensare che verrebbero attratti visitatori in grado di contribuire all’economia locale (alberghi, ristoranti, ecc.) con conseguente ricaduta sull’occupazione ?
  • ...PRIMA SI FA UN MUSEO POI SI PENSA SE POTERLO GESTIRE...!

    04-08-2014 10:54 - #5
    ...PRIMA SI FA UN MUSEO POI SI PENSA SE POTERLO GESTIRE...! ...MI SEMBRA GIUSTO...CON I SOLDI NOSTRI POI...MI SEMBRA GIUSTO...POI DICONO CHE LE PROVINCE NON ANDREBBERO TAGLIATE...SE LE "TESTE" SONO QUESTE DOVREBBERO LICENZIARLI TUTTI ! Intanto noi ci stimo organizzando per mandarli a casa a livello politico, voi di informazione tv fate una cosa importante: portate alla luce cose che andrebbero conosciute. Grazie. Buona giornata e buon lavoro. (Daniele - FERMO)
  • osservatore

    04-08-2014 09:00 - #4
    Credo che sia un problema di risorse. Chi paga per tenere aperta la biglietteria, chi paga le guide museali? Chi paga per le pulizie, la sicurezza e le utenze?
  • Un ex allievo

    03-08-2014 16:58 - #3
    Carlo, il tuo discorso non da una piega. Il problema sta nel fatto che un Museo della tecnica, deve stupire, impressionare e lasciare sopratutto nei ragazzi, molto interesse e curiosità. Il progetto degli ex allievi, condiviso dalla scola punta su questo e sicuramente questo progetto che deve autosostenersi riuscirà a pagare più di uno stipendio. Il museo oggi già interessante dovrà diventare "rumoroso" ....................chiaramente insieme ai laboratori innovativi di cui abbiamo tanto bisogno!!! Prendiamo tutti una strada non in salita per il bene del futuro di tutti noi.
  • Carlo

    03-08-2014 11:02 - #2
    Caro professore, il problema è che se Lei tiene aperto il Museo gratis, leva lavoro a chi teoricamente ha studiato per lavorare in un museo... Guardi, so benissimo che tenere aperto un museo, aprire e chiudere, fare un bel sorriso e illustrare i macchinari può sembrare un'attività sciocca, ma chi ha studiato nel campo dell'arte, della storia della scienza, dell'archeologia industriale, ecc... non fa solo questo. In genere ci sono da fare altre cose, classificazione, studi scientifici, controllo dello stato di conservazione delle opere esposte, progetti di mostre, dibattiti, divulgazione e tante altre cose che non si vedono, ma vanno fatte. Ora se la Provincia non ha i soldi per pagare (come si deve, non con 4 soldi) il personale addetto, scientificamente preparato (a volte sono presi ragazzi non laureati attraverso cooperative), scelto con concorsi o con bandi gara, purtroppo, e ripeto purtroppo, il museo resta chiuso. Le faccio un esempio: nessuno si metterebbe in testa di insegnare informatica gratis per il bene della cultura... Chi ha studiato per lavorare in un Museo pretende giustamente un trattamento equo, al pari di chi ha studiato per insegnare in una scuola... La Provincia ha fatto bene a rifiutare la Sua proposta (se avesse accettato, avrebbe infranto molte leggi, che garantiscono anche il suo lavoro). Non so come è organizzato il museo, se è gestito da cooperativa, o da personale con contratti a tempo determinato, ma credo che il problema sia sempre lo stesso: i soldi per pagare il personale. Ovviamente, bisognava pensarci prima di aprire il museo. Vedo che l'associazione ex allievi ha grandi progetti, uno potrebbe essere quello di dare un posto di lavoro a tempo indeterminato, almeno uno, a una persona preparata scelta con un concorso pubblico, che possa, non solo tenere aperto d'estate, ma fare anche quelle grandi cose che servono a mantenere in piena efficenza un museo. Distinti saluti
  • "...POCHI HANNO." "...SI CONQUISTA." (Marco M.)

    02-08-2014 11:37 - #1
    Ringrazio informazione.tv, se non fosse stato per loro non avremmo saputo di questo fatto. Quanto accaduto credo sia moralmente evidente, quanto ad un personale commento mi astengo, poichè a mio avviso poche sono le parole che possono commentare ciò, direi quasi indicibile. Le uniche parole che possono a mio avviso avvicinarsi al mio commento trovano argomentazione nelle due seguenti citazioni: "Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno." Karl Kraus, Pro domo et mundo, 1912 "La cultura non si eredita, si conquista." André Malraux, Omaggio alla Grecia, 1959 (discorso ad Atene) Cordiali Saluti e l'augurio di un buon rinnovamento cittadino. Marco M.
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