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"La questione dei profughi non può essere ridotta ad una valutazione di decoro urbano". L'intervento del segretario CGIL Stopponi dopo le dichiarazione del sindaco di Porto Sant'Elpidio

La presa di posizione del sindaco di Porto Sant'Elpidio Franchellucci può essere comprensibile, soprattutto quella riferibile alla mancanza di coordinamento da parte del governo centrale e delle sue strutture territoriali che snobbano/ignorano la stessa esistenza delle Autonomie Locali delle città destinate ad ospitare una parte dei profughi che sbarcano sulle coste italiane. Non condividiamo, però, le opposizioni addotte dal sindaco di Porto Sant'Elpidio circa la partecipazione di strutture cittadine private al bando per ospitare altri 10 rifugiati. La questione dei profughi non può essere ridotta ad una valutazione di decoro urbano. Gli esseri umani non sono “elementi dell'arredo cittadino”: questi mediocri ragionamenti lasciamoli ai benpensanti.

Il fatto di essere una città turistica, che in estate raddoppia la popolazione, non vuol dire che da giugno a settembre la comunità elpidiense sospende l’accoglienza e la solidarietà.
Riguardo alla carenza di personale addetto all'ordine ed alla sicurezza poi, ogni amministrazione comunale in questa fase lamenta gli organici risicati e insufficienti anche per lo svolgimento del lavoro ordinario: anche noi denunciamo continuamente l'insufficienza delle forze preposte al contrasto del lavoro nero e sommerso, evasione fiscale e contributiva…ma tant'è! Questo è il risultato della politica del nostro governo!
Conosciamo il sindaco Franchellucci e la sua comprovata estraneità al razzismo o al populismo, tuttavia pensiamo che questa volta sia stato quantomeno incauto o incompleto, nell'esprimere una posizione che, pur non estrema, rischia di legittimare proprio le farneticazioni dei razzisti, dei populisti e dei furboni della politica italiana: quelli che costruiscono le proprie "gloriose carriere" sulla pelle di quella coraggiosa ed umiliata umanità che difende la propria vita fuggendo da guerre, carestia e fame.
Questa è una fase politica e culturale delicata; rischiamo di rivivere un incubo già vissuto dall'umanità, soprattutto in Europa. La proliferazione dei muri, il dilagare degli egoismi e dell'odio razzista, indirizzano sempre più il consenso politico e le scelte, o le non scelte, dei governi nazionali: proprio i cittadini e, a maggior ragione i rappresentanti istituzionali, sono chiamati ad una impegno democratico e ad una coerenza cristallina.
Non vogliamo facilmente appellarci alla pietà umana, ricordando la quotidiana carneficina nel Mediterraneo e nelle zone colpite dalla guerra e dal "neo-nazismo" dell'IS.
Noi, che ci battiamo per la solidarietà e l'accoglienza, vogliamo allargare questa parte di campo facendo leva sulle ragioni delle appartenenze politiche che laicamente, a ns. avviso, devono costantemente richiamarsi coerentemente a quegli ideali e principi del pensiero progressista. Questi informano, ogni qual volta, la nostra analisi e il nostro giudizio di fronte a qualsiasi vicenda umana.
Bisogna bandire dai nostri pensieri, dalle nostre azioni, dalle nostre analisi, le generalizzazioni e i luoghi comuni che, impregnati di stupidità fomentano l’odio e la paura dell'altro, spingono la moltitudine dei "semplici" a "crearsi" un fantomatico nemico da abbattere o respingere, su cui riversare qualsiasi frustrazione.
Il “nemico", è di volta in volta l'immigrato, lo zingaro, la donna o l'omosessuale, il diverso…. Tanto basta a distogliere l'attenzione dai veri responsabili dei disagi sociali e delle nostre disgrazie; quelli che proprio in tempi di crisi continuano ad arricchirsi sulle spalle dei popoli, che sfruttano anche grazie alle politiche del governo, alla corruzione dilagante, alla speculazione finanziaria nemica del lavoro vero.
L’oggettiva complessità ed i problemi legati all’accoglienza dei profughi derivano principalmente dall’ incapacità dei governi locali e di quello Europeo a governare un fenomeno epocale, strutturale, che nessun muro o filo spinato potrà arginare.
Quello che possiamo e dobbiamo fare è concentrarci nelle modalità dell'accoglienza, organizzare strutture dedicate, promuovere la cultura dell'integrazione, formare operatori dedicati
L’accoglienza, da sempre, è anche fonte di ricchezza non solo culturale ed umana: oltre a contribuire già alla formazione della ricchezza nazionale, alla creazione di nuove imprese, ad aiutarci nei conti della previdenza, nel mantenimento delle classi scolastiche, ecc., l'immigrazione è determinante, soprattutto in un Paese a corto di nascite, nel perseguire l'obiettivo di costruire, non una società chiusa e destinata alla decadenza ma, una società multietnica e multiculturale, elementi che hanno già fatto grande quei Paesi che hanno ben interpretato le potenzialità insite nel fenomeno.
Non ci dimentichiamo mai che anche noi siamo stati “brutti, sporchi e cattivi” mentre facevamo ricchi i paesi del nord Europa e delle Americhe che ci tolleravano malamente: non diventiamo gli aguzzini di coloro che stanno seguendo le nostre orme.

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Data pubblicazione : 26/08/2015 16:48
Scritto da : Laura Stopponi, segretaria politiche immigrazione CGIL
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