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Soppressione della Prefettura di Fermo quanta ipocrisia! Una sorpresa solo per chi nei mesi scorsi ha voltato la faccia per non vedere quanto avveniva

La vera sorpresa è stata leggere sulla stampa lo stupore di istituzioni e rappresentanti politici locali per la paventata chiusura della Prefettura di Fermo. Ma come si fa? La CISL FP Marche e non solo, da quasi un anno predica al vento, inascoltata e talvolta anche schernita, il rischio di una desertificazione della pubblica amministrazione nel fermano.

Soppressione della Prefettura di Fermo quanta ipocrisia!  Una sorpresa solo per chi nei mesi scorsi ha voltato la faccia per non vedere quanto avveniva

L'Organizzazione Sindacale che rappresento ha da tempo denunciato l'intendimento del Governo, impegnato solo ad effettuare tagli mascherandoli con risibili riorganizzazioni o riforme, di effettuare sforbiciate alla Pubblica Amministrazione e che ciò avrebbe significato per il territorio fermano non solo lo svuotamento della Provincia ma anche la perdita della Prefettura e della Camera di Commercio. Quindi, quale stupore o sorpresa? Solo lacrime di coccodrillo. Le prossime saranno versate per la Camera di Commercio.

Il grido di allarme lanciato dalla CISL FP, tutti o quasi hanno fatto finta di nulla o peggio hanno girato lo sguardo per non vedere la realtà. Ora siamo al capolinea e tutti si stracciano le vesti. Lo stesso Prefetto, quando unitariamente con CGIL e UIL siamo andati a rappresentare i timori di una soppressione della Prefettura ci aveva licenziati dicendo che i tempi erano prematuri e che nulla era stato deciso. Bene,ora la decisione c'è e bisogna mettersi in moto per cercare di far cambiare rotta al Governo.

La decisione innanzitutto è sbagliata. L'idea “americana” di Renzi di fare un'ammucchiata dei servizi della pubblica amministrazione è sbagliata. Certo anche sulla struttura ospitante si potrebbero fare economie ma da qui a chiudere la Prefettura ce ne passa. Il messaggio di arretramento dello Stato sul territorio è inquietante anche alla luce dei tantissimi fatti di criminalità e micro criminalità che nell'ultimo anno hanno visto protagonista il territorio fermano, soprattutto quello della costa. Invece di rafforzare la presenza ed il presidio dello Stato,si batte in ritirata, scegliendo la logica, sempre più imperante in ogni decisione politica moderna, che è quella economica. Forse conviene che siano i privati a pagarsi la sicurezza e non lo Stato che nonostante le enormi tasse pagate dai cittadini e dalle imprese, intenderebbe scaricare ad altri il presidio del territorio.

La Prefettura però non è solo sicurezza ed ordine pubblico. Sono tanti e diversificati i servizi che gli uffici prefettizi erogano a cittadini ed imprese. Con l'accorpamento in Ascoli Piceno, si tornerebbe indietro di anni con perdite di tempo e denaro non facilmente quantificabili. Tutti a carico dei cittadini e delle imprese. Questo concetto deve essere chiaro perché i detrattori hanno subito messo in moto la disinformazione, facendo passare la battaglia per salvare la Prefettura come una mera lotta in favore dei dipendenti. Falso.

Ancora una volta, anche se in colpevole ritardo, il territorio dovrà fare muro e squadra. Anche a fronte di possibili voci contrarie come quelle dell'onorevole Petrini, che forse colto da amnesia acuta, ha dimenticato grazie ai voti di quali cittadini, siede sulla poltrona di Roma. Ma ormai lo senario politico italiano è talmente deteriorato che ogni certezza è venuta meno. Ce ne faremo una ragione – espressione molto cara al suo capo partito - e continueremo a combattere.

IL 22 settembre, per iniziare, in tutta Italia e quindi anche a Fermo, CGIL -CISL -UIL organizzeranno assemblee nelle Prefetture soggette a soppressione. L'auspicio della CISL FP è che a Fermo l'assemblea unitaria sia aperta a tutti i rappresentanti delle istituzioni pubbliche e molto partecipata. Sindaci, Assessori regionali, Parlamentari eletti nel fermano sono preavvisati. Le parti sociali tutte insieme, con il sostegno del territorio e di quella politica che non pensa che l'unica logica nell'amministrare sia quella economico-finanziaria ma che il bene e la sicurezza delle persone, dei cittadini, delle imprese sia prioritario, faranno muro di fronte all'ennesimo attacco al territorio fermano.

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Data pubblicazione : 11/09/2015 12:43
Scritto da : Giuseppe Donati, Segretario Generale CISL FP
Commenti dei lettori
2 commenti presenti
  • mario

    12-09-2015 00:37 - #2
    Visto che costano oltre mezzo miliardo di euro, perché non abolirle tutte?. Come al solito alcuni territori vengono condannati, altri no.
  • mendicante

    11-09-2015 13:38 - #1
    Inchiesta Intraprendente/ Quanto ci costano i prefetti Centosei prefetture, che ci spremono più di mezzo miliardo l'anno per rappresentare lo Stato centrale nelle province. Stipendi, indennità, commissari, subcommissari: viaggio al termine dell'apparato di Stefania Piazzo sprecoMamma, da grande voglio fare il prefetto. Un tempo faceva cult “saranno famosi”… tanto che la fortunata serie è diventata nel tempo un format e un reality show. Ma che dire se si scopre che l’ambizione dei giovani verso la burocrazia ereditata dal trascorso napoleonico si manifesta pure in saranno prefetti.it? Prodigi d’Italia, clicca e scopri che uno dei mestieri meglio remunerati dallo Stato ha persino scelto il suo patrono, Sant’Ambrogio, con tanto di decreto della Cei che sancisce il gemellaggio sacro-profano. Che penserebbe il vescovo delle lettere agli imperatori, dei commissari prefettizi che possono costare più di un prefetto e che incamererebbero, stando a quanto si apprende a macchia di leopardo nel Paese, l’indennità anche del sindaco e delle giunte commissariate? Sai che penitenza avrebbe inflitto il vescovo riformatore ad un apparato dal costo poco ambrosiano e molto “imperiale”? Vediamo i numeri della fortuna. Ambrogio o non Ambrogio, a fare i prefetti oggi non si sta male. A commissariare neppure. Gli stipendi sono al riparo dall’inflazione e dalla crisi, in una stagione dove si prova a tagliare tutto, meno che le periferie, appunto, di uno Stato che non rinuncia a controllare le autonomie locali e i loro atti. Su quello non si risparmia. Le prefetture sono 106. Chiamatele pure Uffici territoriali del governo (dal 1999). Ci costano più di mezzo miliardo l’anno per rappresentare Roma nelle province. Ma quel mezzo miliardo per l’80 per cento è rappresentato dai costi per gli stipendi del 1.400 dirigenti, con la protezione del santo anti potere temporale per antonomasia. Il rapporto dirigenti-dipendenti sarebbe di uno a sei, il tris rispetto a tutto il rimanente apparato dello Stato. Ma, si sa, di cose da controllare nelle periferie ce ne sono tante. L’apparato costicchia. E per un Paese di disoccupati, di affamati, in cui la crisi morde al Nord con crescita quasi tripla rispetto al Mezzogiorno, con spinte autonomiste e liberiste che guardano più all’Europa leggera con meno Stato, apprendere che persino la burocrazia più costosa e appesantita si intesta allo stile ambrosiano il proprio operato… forse è troppo. Gli stipendi? Pronti, eccoli qua. I prefetti vanno a fasce. Il compenso lordo rispettivamente è di 163mila euro, 159, 153 e 144 mila euro. Per essere servitori dello Stato, mica male. Passiamo ai viceprefetti: anche lì, si va per fasce: 97mila euro, 95, 91 e 89mila euro. Notevole pure questi. Ma lo Stato aggiunge sempre qualcosa. Ecco allora i viceprefetti aggiunti: 67mila, 66 e 60mila euro. Ci si può accontentare? No. Il dunque viene quando lo Stato è chiamato a controllare le amministrazioni malandrine, inviando un uomo prefettizio, un dirigente servitore dello Stato a fare da commissario, con eventuale subcommissari al seguito, con la missione di scandagliare i fondali dell’amministrazione locale. Quanto costa il provvidenziale invio sui territori del riparatore delle malefatte? Scoprirlo è un arcano. Frugando qua e là, la circolare più chiara è la n.5 del 2004, dal titolo “Incarichi commissariali presso enti locali (I pareri del Ministero dell’interno)”. E dice che è a discrezione. Attenti bene. “a) Misura dell’indennità da corrispondere ai commissari prefettizi e straordinari. L’indennità in questione non è prevista e regolata espressamente da disposizioni normative. È possibile, tuttavia, rinvenire un riconoscimento (…). Fino ad oggi si è ritenuto prevalentemente di poter rinvenire un parametro ragionevole e congruo rapportando detto emolumento all’indennità di funzione riconosciuta al Sindaco (…)”. Però pareva un po’ pochino. E così, “Di recente, tuttavia, taluni prefetti hanno ritenuto di poter superare tale riferimento soprattutto in considerazione delle funzioni attribuite al Commissario (prefettizio o straordinario) che comprendono, oltre a quelle svolte dal Sindaco, anche quelle di competenza del Consiglio e della Giunta”. Quindi, indennità del sindaco, più quelle di tutti gli amministratori. Poi, servono i collaboratori, allora ecco i sub commissari. C’è posto anche per loro. Si prendono dal 70 al 60% dell’indennità del commissario “capo”. “Per gli eventuali subcommissari viene inoltre prevista una indennità, parametrata a quella del commissario, in misura pari al 70% della medesima, qualora vi sia attribuzione delle funzioni vicarie, ovvero al 60% per gli altri casi. Viene infine previsto un tetto per l’onere complessivo derivante dalla gestione commissariale, calcolato sommando al 75% dell’indennità del Sindaco i summenzionati compensi spettanti ai subcommissari, il cui numero, puramente indicativo, è stato calibrato in funzione dell’entità demografica dell’Ente”.Insomma, una bella squadra.
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