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Chiusura prefetture: due possibili soluzioni

Si parla della chiusura di ventitré prefetture in Italia, tra cui quella di Fermo, per la “spending review”. Il progetto di decreto due settimane fa è stato pubblicato per sottoporlo all'esame dei sindacati e degli enti locali (che difficilmente verrà superato). Tutti si pongono la stessa domanda: è necessario chiuderle per risparmiare? No, perché si può ottenere un eguale (se non addirittura maggiore) riduzione dei costi lasciandole tutte aperte, o comunque senza perdere i servizi erogati, ma riducendo in modo lineare i tanti costi inutili e spropositati. E soprattutto lasciando i lussuosi e costosi palazzi dei centri storici.

Chiusura prefetture: due possibili soluzioni

Vediamo i costi.
Da dati pubblicati dal ministero Economia e Finanze e da una serie di inchieste giornalistiche (tra cui de “La Repubblica”), si viene a sapere tutte le 106 prefetture costano più di mezzo miliardo di euro l’anno, di cui l’80 per cento è costituito dagli stipendi dei 1400 dirigenti (prefetto, viceprefetto vicario, viceprefetto aggiunto, viceprefetto “normale”, capo di gabinetto, dirigenti amministrativi più i tanti impiegati).
Il numero dei dirigenti in rapporto ai dipendenti, nelle prefetture è mediamente il triplo rispetto alle altre amministrazioni statali.

Lo stipendio di un prefetto va da 163mila a 144 mila euro lordi all'anno, quello dei viceprefetti poco meno di 100mila euro lordi all'anno. Quando uno di questi dirigenti viene inviato a svolgere le funzioni di commissar

io prefettizio nei comuni, con eventuali sub-commissari al seguito, ci sono dei costi ulteriori (si chiamano “indennità”) su cui invece c'è poca trasparenza. La circolare più chiara è del 2004, e si deduce che i costi sono a discrezione: “L’indennità in questione non è prevista e regolata espressamente da disposizioni normative”, poi si scopre che di prassi viene commisurata alla somma delle indennità di sindaco, assessori e consiglieri ! È molto grave che un costo che grava sulle tasche di tutti i contribuenti sia privo di trasparenza e di previsione normativa, quindi di certezza e soggetto al libero arbitrio. Poi ci sono i sub commissari prefettizi che percepiscono dal 70 al 60% dell’indennità del commissario capo.
Si possono benissimo ridurre in modo indolore tutti questi costi e si otterrebbe un risparmio superiore alla chiusura di ventitré uffici. Da una inchiesta di Repubblica veniamo a sapere che invece che per le prefetture si fanno anche spese “pazze” come successo a Genova. «La ristrutturazione della stanza da bagno nell’appartamento del prefetto di Genova è costata poco più di centomila euro per la realizzazione di un bagno turco con illuminazione per la cromoterapia, vasca idromassaggio, rivestimento in marmo verde e bianco, sanitari serie lusso» racconta l’incredula pagina genovese di di Repubblica.

Una seconda soluzione potrebbe essere il mantenimento di una unica grande prefettura regionale, con al massimo piccoli uffici distaccati, con pochi dipendenti, nei capoluoghi di provincia (come le Sottoprefetture in funzione dal 1860 al 1926, anche a Fermo), con il trasferimento di tante funzioni ad altri organi o enti. Trasferimento che, come vedremo, è fattibile.

Ma di cosa si occupano esattamente? Vediamolo.

Le prefetture (che da 15 anni si chiamano UTG, Ufficio territoriale del governo) sono un organo periferico del Ministero dell'Interno che ha funzioni di rappresentanza generale del Governo su ogni provincia e ha sede nel capoluogo.
È diretta da un prefetto che deve garantire l’esercizio coordinato dell’attività amministrativa di tutti gli altri uffici periferici dello Stato e vigilare sulle autorità amministrative (principalmente comuni e provincia).

Oltre a questa competenza di carattere generale, le prefetture si occupano di: ordine e sicurezza pubblica; autonomie locali e affari elettorali; sanzioni amministrative (circolazione stradale, assegni a vuoto, norme postali e delle telecomunicazioni).
Poi di diritti civili e immigrazione; protezione civile; affari economico-finanziari e contabilità; affari amministrativi e contrattuali (sia propri della stessa Prefettura sia della Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco, sia relativi alla finanza, contabilità e contratti di appalto degli enti locali). Infine anche di di anagrafe e toponomastica, di rilascio certificazioni antimafia; di attività di contrasto al racket e all'usura; di elezioni; immigrazione; rilascio di licenza di porto di armi in Italia; tossicodipendenze; patente di guida; rilascio di licenze ed autorizzazioni per guardie giurate, istituti di vigilanza privata ed investigatori privati.

Come si vede molte di queste funzioni possono essere trasferite alle Questure oppure ai Comandi provinciali dei Carabinieri. Altre funzioni ai Comuni capoluogo, Province, Regioni, o alla Protezione Civile, sempre sotto il controllo diretto e la vigilanza del Prefetto regionale. Resterebbero direttamente in campo a Prefetture e Sottoprefetture il controllo contabile degli enti locali, l'invio dei commissari prefettizi, il controllo delle elezioni etc.
Per il taglio dei nastri, le inaugurazioni e i buffet basteranno i sindaci, i vescovi o i vari monsignori.
Con buona pace per il bagno turco e la cromoterapia del Prefetto di Genova.

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Data pubblicazione : 25/09/2015 10:12
Scritto da : Avv. Paolo Bartolomei
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • mendicante

    25-09-2015 14:12 - #1
    Chiudiamole ugualmente...
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