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Addio a Pietro Ingrao: il 'comunista' innamorato di Fermo, l'unica città italiana citata nel suo saggio. Il ricordo di Giorgio Cisbani

E' morto ieri a Roma a 100 anni Pietro Ingrao. L'Internazionale lo ha ricordato come “il comunista che voleva la luna, ovvero un mondo di liberi ed eguali”. Un ricordo del particolare legame che Ingrao aveva con Fermo arriva dal Senatore Giorgio Cisbani, con il quale ha condiviso un percorso fatto di passione ed impegno politico. “Nel suo ultimo scritto dal titolo 'Volevo la Luna' – racconta Giorgio Cisbani – Ingrao parla delle tante città italiane che ha avuto modo di visitare nel corso del suo impegno politico e nei suoi ruoli istituzionali. Nel saggio fa riferimento alle città d'Italia ma non ne cita nessuna, anzi, ne cita solo una, Fermo. Parla di due piazze che sono Piazza del Popolo ed il Girfalco”. Ecco le parole di Ingrao, riportate anche nel libro scritto da Gianni Cisbani 'Camminando per Fermo': “Ho ancora incise nella mente quelle piazze di città grandi e piccole, segnate da invenzioni architettoniche straordinarie, da intrecci di monumenti e simboli. Come dimenticare le piazze di Fermo? Quella maggiore marcata dai contrassegni di un antico potere, e l'altra assolutamente solitaria, posta in cima ad un colle e completamente aperta da tutti i lati su uno straordinario panorama campestre, muto e trascolorante...

Addio a Pietro Ingrao: il 'comunista' innamorato di Fermo, l'unica città italiana citata nel suo saggio.  Il ricordo di Giorgio Cisbani

“Ingrao conosceva particolarmente Fermo – racconta Giorgio Cisbani - perchè più volte è venuto in città per iniziative politiche e non solo. La prima, fu per un comizio tenuto al campo boario, dove ora c'è la palestra Coni, nel primo dopoguerra. Successivamente tornò più volte a Fermo, fu candidato anche capolista nelle Marche. Ricordo che Bibi Iacopini mi raccontò di aver incontrato Ingrao con la moglie in quello che una volta si chiamava bar Emanuel, in Piazza del Popolo, dove si trovava in visita privata”.
Sono tanti i ricordi che il senatore Giorgio Cisbani ha di Igrao a Fermo: “ Richiama ricordi intensi e veri, di straordinari anni durante i quali la politica (anche nei suoi aspetti meno nobili) guardava con intenso impegno al bene comune. Spesso inoltre, e non soltanto noi che nel Pci ci riconoscevamo particolarmente in lui e in Berlinguer, partecipavamo alla vita politica con immenso interesse, generosità ed entusiasmo, sconfinando nell’utopica pretesa di cambiare il mondo. E' stato uno straordinario ed affascinante oratore, tra i più bravi in assoluto del PCI. Una delle ultime volte che è venuto a Fermo, fu in occasione del referendum sull'aborto. Un compagno, ben voluto da tutti di nome Acreo Cicconi, si trovava momentaneamente ricoverato in ospedale. Ci chiese di dire ad Igrao se lo andava a trovare. Ingrao fu disponibile ed andò. Il primario del reparto, il professor Pio Natale, figura molto conosciuta, era assente. Chi ricorda il professor Natale sa bene che era il più anticomunista di tutti dal punto di vista culturale e scientifico, ma allo stesso tempo molti suoi amici erano proprio comunisti. Diceva che in Italia i politici i più colti erano i comunisti. Quando venne a sapere che nel suo reparto era venuto Ingrao, lui che assolutamente avrebbe voluto parlargli, si arrabbiò tantissimo e protestò con tutti noi”.

Cisbani che aggiunge: "Tra le numerosissime testimonianze si legge oggi (La Repubblica) che Napolitano ha voluto ricordare la 'indistruttibile amicizia' che lo legava ad Ingrao. E’ strana questa necessità di sottolinearla, così, almeno a me, apparvero strane le sequenze che, nel recente film documentario di Veltroni, volevano lasciar intendere di un’altrettanta amicizia di Napolitano con Berlinguer. A me, peone nel Pci, non risulta né l’una è l’altra. Però è necessario sottolinearlo di nuovo, io sono un non riconosciuto campione di briscola e tressette al Bar Giuly, mentre altri hanno un ben altro passato ed ancora un importante presente".

Cisbani che conclude parlando di politica attuale: “Penso proprio che Ingrao, se negli ultimi tempi era ancora cosciente, sia stato contento di morire prima che avvenisse, come sembra stia per accadere, l'approvazione della cosiddetta riforma del Senato. Una pagliacciata. I renziani, parlando di questa riforma, fanno spesso riferimento ad un percorso partito quarant'anni fa. La realtà è ben diversa. Uno dei centri studi del PCI era il Centro di Riforma dello Stato diretto proprio da Ingrao. Al centro della discussione dei primi anni '70 ci fu un grande dibattito sulla riforma del bicameralismo perfetto uscito direttamente dalla Costituzione. Si parlava di un cambiamento del Senato come organo rappresentativo delle regioni. Una proposta, quella fatta 40 anni fa, che arrivava da un approfondimento e da un contesto completamente diverso dalla grande superficialità attuale, con una legge elettorale diversa. Oggi invece usano una verità apparente per parlare di riforme, senza però discutere nella sostanza. Credo proprio che Ingrao abbia detto: meglio morire prima! Anzi, di questo sono convinto”.

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Data pubblicazione : 28/09/2015 13:41
Scritto da : Paolo Paoletti
Commenti dei lettori
7 commenti presenti
  • mendicante

    30-09-2015 13:54 - #7
    Andrea, Io non ho mai conosciuto Ingrao, quindi apprendo dagli altri che lo hanno conosciuto le sue doti umane. E io non le discuto, soprattutto perché non le ho mai potute verificare. Ma questo con la politica non c'entra nulla. Umanamente si possobno apprezzare e rispettare persone di altri credi politici, come esempio posso usare Borsellino. Ma l'accordo teorico e politico è altra cosa. Ingrao, come Naplitano, scriveva dei carri armati che portavano la pace in Ungheria. E non parliamo solo di errori del passato, perché solo nel 2011 disse che non si poneva il problema della giuerra giusta o non giusta, umanitaria o meno, in Libia: dato che Gheddafi era un mascalzano bisogna fermarlo comunque. Nel mio piccolo non ho sulla coscienza la morte di alcun civile, e nemmanco militare, il vostro caro Pietro, di contro, ne ha diversi di morti sulla coscienza. Questi sono i vostri idoli, io di idoli non ne ho...
  • Alessandro Fortuna

    29-09-2015 13:52 - #6
    La storia del PCI è stata la storia di un popolo intero e solo gli stolti la potrebbero liquidare con tanta superficialità. Lo stesso dicasi per Ingrao, un compagno reale che ha tenuto la barra dritta fino all'ultimo dei suoi giorni. Tutto il resto è polemica di quart'ordine di chi non sa come impiegare il proprio tempo libero.
  • ahahah libertario servo del padrone

    29-09-2015 13:10 - #5
    guarda caso il sig. "libertario" la pensa proprio come i capitalisti più incalliti... Guccini diceva che il libertario è sempre controllato dal clero e dallo stato... ma va... questi libertari sono i cocchi del sistema: inconcludenti e pronti a mettere zizzania a sinistra, proprio quello che vuole il sistema.
  • libertario

    29-09-2015 09:33 - #4
    portare rispetto allo stalinismo intende?portare rispetto a chi sosteneva l'unione sovietica e il suo imperialismo?cosa c'era della difesa dei più deboli in tutto ciò?restano solo i nostalgici che non hanno capito da che parte stava il pci in quegli anni
  • Andrea Morroni

    28-09-2015 18:10 - #3
    Caro Simone, mio padre oramai ottantenne, direttamente dal cassetto dei suoi ricordi, mi racconta di una cena svoltasi nella di lui casa paterna, che vedeva tra gli altri commensali: Umberto Terracini, Giancarlo Pajetta e Pietro Ingrao. Lungi da me l'intenzione di volerti in qualche modo contraddire, ma Edmondo lo ricorda come un Comunista d'altri tempi, grande uomo e grande politico. Con simpatia. Andrea
  • alessandro

    28-09-2015 15:58 - #2
    Ed anche in questa circostanza, mendicante è qui a dare patenti di comunismo. Anche oggi, purtroppo. Ingrao è stato un compagno, un resistente, un costituente, un politico quando la politica era ancora una cosa seria. Ingrao è stato tutto quello per cui dovremmo portare rispetto.
  • mendicante

    28-09-2015 15:05 - #1
    Ik classisco comunista che piace ai non più comunisti e ai socialdemocratici. Quando Calvino decise di andarsene dal partito, Ingrao e Napolitano esaltavano chi portava la "pace" in Ungheria coi carri armati...
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