Attualità
Amandola. "La questione dell’ospedale riguarda tutti noi". Intervento della CGIL

Abbiamo già chiesto e ottenuto che le scelte dell’Asur per gestire l’emergenza dell’ospedale di Amandola, dopo i danni provocati dal terremoto, si limitassero allo stretto necessario nel sospendere la funzionalità delle strutture e, al minimo indispensabile - per il minor tempo possibile - nel trasferimento del relativo personale.

Amandola.

Occorre fare prima possibile riguardo ai lavori di riparazione delle parti danneggiate e della messa in sicurezza dell’intera struttura ospedaliera.

Su questo continueremo a vigilare e a pressare gli organi competenti in accordo con tutte le comunità direttamente interessate.

Penso tuttavia che la vertenza riguardi l’intera comunità regionale e nazionale, le strategie politiche del Paese il cui futuro successo dipende dalle scelte che riguardano direttamente le aree montane.
Da decenni è in corso un processo di depauperamento e di spopolamento delle aree interne dell’Appennino e della alta-media collina che riversa risorse e residenze lungo le coste e lungo le direttrici della grande viabilità e delle basse aree vallive.
Le conseguenze sono tutte sotto i nostri occhi: disoccupazione, difficoltà a mantenere i servizi per le comunità interne, perdita delle attività nel territorio e, quindi, del controllo ambientale dei crinali, delle aste fluviali, delle aree boschive, disuguaglianze nell’accesso ai servizi tra le diverse aree, pressioni sociali ed ambientali sulle aree costiere e urbane.
Strategie politiche, sociali ed economiche ad ogni livello devono mirare a contrastare questo processo.
Tenendo presente questo obiettivo, le azioni che riguardano l’emergenza terremoto e quindi, anche la questione dell’ospedale di Amandola, devono essere coerenti e ricomprese nel quadro dello stesso.
Se la ricostruzione e messa in sicurezza del territorio è l’emergenza, ridare vitalità economica e sociale alle aree montane è la prospettiva ineluttabile. La prima mossa riguarda il mantenimento e potenziamento dei servizi pubblici (Asili nido, scuole, strutture socio sanitarie, ecc.) e rilancio dei settori produttivi (industria-artigianato-agricoltura) e turistico-culturali-ambientali con investimenti mirati. Il Trentino l’ha fatto aumentando anche l’occupazione. Lo possiamo fare anche nelle Marche affermando una chiara volontà politica che colga le opportunità offerte. La campana suona per Regione, governo nazionale e rappresentanze locali.
Quindi, non solo bisogna fare presto per l’ospedale di Amandola riaffidandogli la piena funzionalità. E’ necessario avviare una decisa politica per la montagna che, oltre che alle comunità locali, risponde a un interesse generale di riequilibrio territoriale ed anche di rilancio dell’occupazione soprattutto giovanile. Bisogna mettere in sicurezza sismica l’intera edilizia pubblica e privata. Bisogna anche promuovere la residenzialità, la presenza dell’uomo in aree che se abbandonate aggraverebbero i rischi legati alla fragilità idro-geologica dell’intero territorio imprigionandoci ancor di più in una realtà dominata da frane ed alluvioni.
La credibilità del progetto “Casa Italia” passa nella realizzazione del “Progetto Appennino”!

L’”Appenino perduto” non l’abbiamo ancora perso del tutto. Possiamo ancora recuperarlo!

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Data pubblicazione : 08/09/2016 11:59
Scritto da : Maurizio Di Cosmo - Segretario Generale CGIL Fermo
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