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"Era Domani", il progetto dello SPRAR che permetterà alle famiglie del Fermano di accogliere un rifugiato a casa propria

Venerdì 3 Marzo, presso il centro sociale di Santa Caterina a Fermo, si è svolto l’incontro “Accogliere un rifugiato in casa, ti spieghiamo come”, promosso dallo SPRAR, Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiato. Noi di informazione.tv eravamo lì per capire di più sull'argomento e sulle possibilità che i cittadini avranno. Il risultato è stato un interessante confronto riguardo i temi, gli obiettivi, e la natura dell’associazione, in riferimento anche alla risposta del territorio.

Ph: www. Repubblica.it

Per chi non lo sapesse, lo SPRAR è un sistema di accoglienza integrata per i richiedenti asilo, i rifugiati e per le vittime di tratta. È un programma nazionale, promosso dal Ministero dell’Interno, che nasce dall’intesa con l’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR). All’interno di questa rete, composta da comuni, province ed enti locali, prendono vita diversi progettia titolarità pubblica.

Nella fattispecie siamo andati ad informarci riguardo l’ultimo nato, il progetto “Era Domani”, di cui è titolare il Comune di Fermo e gestito dalla Cooperativa Nuova Ricerca - Agenzia Res. Si tratta di un disegno sperimentale portato a termine sul territorio nazionale nel circuito Sprar solo dalla città di Parma, ma con esiti positivi. È noto come, in tema di accoglienza, siano attive in Italia altre associazioni a sfondo umanitario che portano avanti progetti di accoglienza familiare, che presentano però caratteristiche leggermente diverse.

Innanzitutto ci troviamo di fronte un’equipe fermana multidisciplinare e multiprofessionale che affianca i beneficiari del progetto, rifugiati e famiglie, offrendo assistenza legale, sanitaria e psicologica, per esempio.

Il progetto, per loro, si traduce nella possibilità di fare un passo in avanti rispetto l’accoglienza di tipo classico. Si pensa che, seppur in un clima di xenofobia crescente e disinformazione politica serrata, è possibile e necessario capovolgere tale situazione. È un percorso che andrà oltre e che investirà non solo le istituzioni o il privato sociale, ma tutta la comunità. Quest’ultima, di fatti, è il soggetto e il mezzo senza il quale non si potrà porre in essere alcun tipo d’integrazione.

In sostanza, il progetto, nato nel giugno del 2016, al momento è attivo nella propaganda e nella divulgazione d’informazioni riguardo la sua natura tecnica,e a una migliore comprensione del fenomeno migratorio. Sono stati, infatti, organizzati già da tempo incontri assembleari, privati, e di quartiere, e molti altri si stanno organizzando.

In un primo step il ragazzo o ragazza richiedente asilo, che si trova già sul territorio viene accolto in appartamenti, per un massimo di 5 soggetti, presi in affitto da privati, a carico dell’associazione. Una soluzione abitativa importante, perché viene categoricamente rifiutata l’idea di “accoglienza straordinaria”, dove si prevede l’inserimento in contesti spesso tendenti all’isolazionismo, in strutture come ex hotel, o ostelli, al di fuori del centro abitato, che ospitano anche fino a 200 soggetti.

Luoghi dove i ragazzi vengono lasciati da soli e senza occupazione tutto il giorno, un aspetto poco evidenziato questo, che crea poi indignazione nell’opinione pubblica.

Nel momento in cui, invece, il ragazzo viene a contatto con un nucleo ristretto e messo nelle condizioni di poter entrare in relazione con gli autoctoni, la cosa si rileva un’esperienza positiva per entrambe le parti. Vengono meno le paure e i pregiudizi, mentre viene incentivata la socializzazione e la comunicazione interculturale.

Una volta che il ragazzo avrà regolarizzato la sua posizione giuridica e vedrà riconosciuto il suo diritto a ricevere tutela, potrà essere selezionato per l’inserimento in famiglia, fase prevista dai responsabili del progetto in tempi non inferiori ai prossimi due mesi. Lo Sprar infatti avrà bisogno di rilevare se vi sia, o no, una manifestazione d’interesse e quale sia la sua portata.

Gli allarmismi intorno a questo fenomeno sono tanti e diversi. La risposta non è mai eterogenea. Nel precedente incontro, tenutosi al San Carlo, erano una trentina gli intervenuti, mentre venerdì non ci si aspettava una grande affluenza. E così è stato.

Alcune famiglie si sono già proposte, ma lo Sprar dovrà valutare se l’investimento emotivo sarà equilibrato, mirato cioè all’aiuto e all’accoglienza di ragazzi in stato di bisogno. A parità di questa condizione, in presenza di un numero di famiglie superiore ai 5/6 inserimenti previsti, verrà privilegiata quella che presenta problemi occupazionali maggiori.

Questa scelta è dovuta al fatto che, all’interno del progetto, è previsto un rimborso mensile di 500 euro, concesso alla famiglia, per la copertura delle spese che andrà a sostenere durante il percorso che va dai 6 ai 9 mesi. Soldi improntati dallo Sprar le cui risorse finanziarie, a tutti i livelli, sono messe a disposizione dal Ministero dell’Interno attraverso il Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. Inoltre il nuovo nucleo familiare verrà sistematicamente monitorato attraverso incontri e, se ci dovessero essere dei problemi in corso d’opera, verrà garantita l’interruzione del progetto e il ragazzo verrà reinserito nel circuito Sprar.

Il punto focale di tutta quest’esperienza, in aggiunta, riguarda la selezione del ragazzo che andrà a beneficiare del progetto solo se, nei 6 mesi pregressi l’avvio dell’accoglienza in famiglia, abbia dimostrato di essere in grado, o è in procinto, di avviare un percorso successivo in autonomia.

Lo Sprar, infatti, che accoglie il 20/25% dei rifugiati in Italia, è un centro di seconda accoglienza. Raccoglie tutti quei ragazzi che, dopo essere entrati sul territorio nazionale, hanno la necessità di acquisire gli elementi volti alla loro autonomia. L’associazione si premura, quindi, di offrire assistenza di ogni livello, una formazione professionale e l’alfabetizzazione del ragazzo.

Il progetto “Era Domani” è la risposta di un’associazione, operante da 12 anni nel fermano, mirata alla creazione di una rete territoriale di collaborazione con la comunità, ma anche con le altre realtà sociali. È una modalità di approccio che vorrebbe essere più operativa ed efficacie nel territorio, che potrà tradursi nella realtà solo grazie alla risposta positiva e predisposta del territorio fermano.

Le difficoltà che lo Sprar incontra sono dovute in parte dalla situazione di ostilità attuale nel paese, ma anche nelle piccole città come la nostra. Trova invece spiragli di luce, ad esempio, negli incontri organizzati nelle scuole di Fermo dove gli operatori si accorgono di situazioni completamente opposte, di percezioni positive contrarie a quella nazionale.

La normalità, che per noi è la quotidianità, all’interno dell’associazione non può essere riprodotta. Un’ulteriore difficoltà. Il rapporto tra operatore e utente non è paritario, l’equipe aiuta ed il ragazzo viene aiutato, ma il legame affettivo nasce e cresce. Di conseguenza è un legame squilibrato che potrà essere bilanciato, secondo l’equipe, attraverso l’inserimento in nuclei familiari di concezione classica, di fatto o anche omosessuali.

Si tratta di un’accoglienza temporanea che, a detta dell’associazione, garantirà al ragazzo di essere autonomo attraverso la creazione di un’ampia rete affettiva e di ricostruzione di una normalità persa durante il percorso migratorio. Dandogli così la possibilità di assicurarsi una stabilità psicologica, relazionale e lavorativa.

La loro conclusione è semplice: “Questa è una scelta. Ogni giorno operiamo delle scelte, perché non farne una di questo genere? Non sarà solo un discorso altruista, ma sarà anche un ricevere”.

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Data pubblicazione : 05/03/2017 09:02
Scritto da : Valentina Tudisco
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