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Il postino suona sempre due volte, ma non nell'area montana: qui arriverà a giorni alterni. La rivolta contro la riorganizzazione di Poste Italiane

“Le poste italiane sono un servizio indispensabile: esse rappresentano, insieme ad altre grandi società dello Stato, i veri gioielli di famiglia, che troppo spesso, ahimè, si svendono nei mercati rionali tipo Porta Portese. Mi auguro e auspico che questa ulteriore riorganizzazione non penalizzi i piccoli uffici delle migliaia di comuni italiani dell’entroterra e in modo particolare quelli nella fascia alto-collinare montana: sarebbe l’ennesima beffa per le nostre popolazioni già duramente colpite da una serie di tagli dei servizi in generale: scuole, sanità, trasporti, ecc.”

E' stato il sindaco di Montefortino Domenico Ciaffaroni a lanciare per primo l'allarme: il piano di riordino del servizio dei portalettere cui sta lavorando Poste Italiane minaccia infatti di ridurre un altro servizio essenziale del nostro territorio montano, che già sta faticosamente lottando per tornare alla normalità dopo il terremoto del 2016.

Il postino suona sempre due volte, ma non nell'area montana: qui arriverà a giorni alterni. La rivolta contro la riorganizzazione di Poste Italiane

Nell'ara interna, infatti, rimarranno solo due centri di smistamento, uno a Petritoli e uno a Servigliano, ed è proprio in quest'ultima località che si dovrebbero trasferire i dipendenti di Amandola (dove tra l'altro c'è una sede recentemente rinnovata) che al momento assicurano quotidianamente il servizio nella città dei Sibillini e nei comuni limitrofi di Montefortino, Smerillo e Montefalcone Appennino.
Secondo il piano di riordino, poi, in questi paesi le missive verrebbero distribuite a giorni alterni, quindi in sostanza tre volte a settimana: una prospettiva che spaventa non poco i sindaci della zona.
Antonio Vallesi, primo cittadino di Smerillo, si definisce uomo pragmatico, amante dei fatti e non delle chiacchiere, ed è convinto che si debba puntare ad obiettivi concreti e fattibili. Dal suo insediamento, ad esempio, in accordo con Adamo Rossi, sindaco di Montefalcone, ha coordinato gli orari di apertura degli uffici postali dei due paesi. “Non mi preoccupa tanto da dove partono le lettere, quanto che la posta venga consegnata tutti i giorni – spiega -. Quello che mi spaventa è che si parli di un'alternanza di servizio: c'è stato il terremoto e non vogliamo creare ulteriori disagi ai nostri cittadini. Il mio terrore è che sotto a tutto questo ci sia la volontà di far spostare tutto dalla montagna al mare”.

 

Adolfo Marinangeli, sindaco di Amandola, va oltre. Per lui, oltre alla garanzia del servizio in sé, i dipendenti e i portalettere svolgono anche un'importante funzione sociale. Non sarebbe la stessa cosa se partissero da Servigliano o se invece, come adesso, rimanessero sul territorio.
“Da poco abbiamo vinto una battaglia per mantenere il distaccamento della Polizia Stradale ad Amandola – ricorda Marinangeli -. Quel presidio rappresenta un servizio in più perché sono persone che vivono con noi, sono presenti sul territorio e contribuiscono anche a creare economia circolare. La nostra richiesta è puramente sociale, non vogliamo entrare nel merito del piano industriale”.
Poste Italiane svolge per l'appunto un servizio di utilità sociale: è chiaro che ci possano essere delle zone in cui dal punto di vista economico è meno conveniente garantire il servizio in questione, ma tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti. Questa è la posizione dei sindaci del territorio e “quando si tratta di difendere i nostri diritti – ricorda Vallesi – l'unione è indiscutibile, siamo molto compatti”.

 

Lunedì i rappresentanti dei quattro comuni hanno incontrato ad Amandola il direttore regionale del servizio portalettere e il responsabile della comunicazione per il centro Italia chiedendo la sospensione di questo progetto di riorganizzazione.
Un incontro cordiale, da cui Marinangeli, pur non volendosi sbilanciare, dice di aver ricavato sensazioni positive: “Inizialmente parlavano di conteggi numerici e di algoritmi – svela – ma se la mettiamo da questo punto di vista non cominciano nemmeno a discutere. Quando abbiamo illustrato le problematiche cui andremmo incontro e l'incidenza sull'area interna di una simile decisione li ho visti più disponibili”. “La nostra paura è che, una volta passati alla consegna a giorni alterni, progressivamente la frequenza del servizio possa diminuire ancora – continua il primo cittadino amandolese - ma lo Stato deve garantire la presenza sul territorio al di là dei costi, altrimenti non esiste più il sociale”.

 

In questa battaglia, spiega Marinangeli, i comuni della zona montana stanno ricevendo un sostegno importante anche dalla Regione, in particolare dal Presidente Luca Ceriscioli e dall'assessore al bilancio Fabrizio Cesetti e proprio quest'ultimo nella giornata di ieri ha scritto alla direzione di Poste Italiane per chiedere un incontro.
“Il Servizio postale universale è un servizio pubblico di interesse generale – spiega Cesetti - in grado di condizionare la qualità della vita dei territori, soprattutto delle piccole comunità delle zone interne collinari e montane, che nelle Marche coincidono oltretutto in larga parte con le aree colpite dai gravissimi eventi sismici del 2016. Invitiamo quindi Poste Italiane a recedere dal graduale smantellamento o depotenziamento della rete di distribuzione della posta e dei servizi che, tra l'altro, è in evidente conflitto con le finalità della recente legge sui piccoli Comuni (Legge 158/2017) e con le strategie nazionali e regionali per il ripopolamento delle aree interne”.

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Data pubblicazione : 17/05/2018 12:31
Scritto da : Andrea Pedonesi
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