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Fondata nel 1688 e dedicata a Cristina di Svezia. Scopriamo la storia della SALA DEL MAPPAMONDO a poche ore dalla riapertura

Oggi pomeriggio alle 17.30, alla presenza delle autorità, verrà riaperta al pubblico la Sala del Mappamondo. Come è noto la Sala deve il suo nome al mappamondo qui collocato, realizzato nel 1913 dall'abate Amanzio Maroncelli e dall'arciprete Filippantonio Morrone, che ne fu il committente.

 

Fondata nel 1688 e dedicata a Cristina di Svezia. Scopriamo la storia della SALA DEL MAPPAMONDO a poche ore dalla riapertura

Destinata originariamente agli allestimenti teatrali, la Sala costituisce il nucleo più antico della biblioteca comunale; la sua data di fondazione è documentata nel 1688. In un primo momento il patrizio Paolo Ruffo aveva destinato un lascito al Convento di San Domenico, ma la scelta dell'attuale ubicazione è promossa dal Cardinale Decio Azzolino il Giovane (Fermo, 11 aprile 1623 – Roma, 8 giugno 1689), che la concepisce espressamente come Biblioteca pubblica (la prima delle Marche) e si impegna a pagare il materiale necessario al suo allestimento.

L'architetto Adamo Sacripante realizza la biblioteca: la struttura presenta una scaffalatura in noce ripartita in doppio ordine con ballatoio e soffitto a cassettoni intagliato in abete. Sul portale d'ingresso si può notare una dedica alla Regina Cristina di Svezia, segno dell'amicizia profonda tra i due personaggi.

Nel 1654 la regina di Svezia Cristina (1626-1689), da tempo attratta dal cattolicesimo, decise di lasciare la fede luterana e con essa il trono del Paese scandinavo. Dopo un lungo viaggio attraverso l’Europa si stabilì a Roma, dove si circondò di ecclesiastici, artisti, studiosi, medici e persino alchimisti. Molti di essi provenivano dalla nostra città. Quando la regina giunse a Roma, Fermo godeva di uno status privilegiato all’interno dello Stato della Chiesa. Era infatti, oltre che sede arcivescovile, la città “dominante” (così veniva chiamata) di un vasto territorio comprendente circa cinquanta castelli, detto a sua volta “Stato di Fermo”. Non era inclusa pertanto nella provincia della Marca, ma era direttamente soggetta al pontefice, che la affidava formalmente al proprio cardinale nipote, insignito della carica di governatore. Inoltre, per secolare tradizione, Fermo era una città di studi: sulla sua piazza centrale prospettava, accanto alla sede comunale, il palazzo dell’Università, riconosciuta ufficialmente dal 1585 ma operante dal XIV secolo, mentre poco distante da essa sorgeva il collegio dei Gesuiti, creato nel 1609. Non vi mancavano pertanto uomini di notevole cultura.

La biblioteca personale del cardinale, così come quella ereditata dalla regina Cristina di Svezia, che lo aveva indicato quale erede universale, non arrivarono mai a Fermo, presumibilmente disperse dall’erede del cardinale, il nipote Pompeo Azzolino. È importante ricordare che alla corte della regina lavora anche il medico fermano Romolo Spezioli, il quale dona alla biblioteca la sua collezione libraria di argomento prevalentemente medico, ma anche filosofico e teologico. Sarà proprio lui a promuoverne l'apertura effettiva dopo l'improvvisa scomparsa del cardinale. Nel 1705 verrà nominato il primo bibliotecario, Nicola Cordella.L'ordine dei testi a stampa e manoscritti pone i libri più piccoli e meno ingombranti in alto, e i più grandi in basso. Si possono notare inoltre delle cifre in numeri romani che indicano le mensole, e delle lettere latine che indicano invece le colonne. Queste combinazioni corrispondono a un preciso elenco scritto. Un vero e proprio gioiello insomma, che questo pomeriggio, dopo la chiusura dovuta ai danni causati dal sisma del 2016, tornerà a splendere di nuova luce.

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Data pubblicazione : 02/08/2018 10:05
Scritto da : Marialuce Chiaramoni
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