Cronaca
Fermano in lutto. Si è spenta all'alba Carla Zulevi, per anni volontaria e infermiera della Comunità di Capodarco, stroncata a 64 anni dalla Sla

Alla Comunità di Capodarco si è spenta stamattina all'alba Carla Zulevi: aveva 64 anni e da tempo era malata di Sla, sclerosi laterale amiotrofica, che progressivamente l'aveva privata di mobilità, dell'uso della parola, della possibilità di mangiare, dell'autonomia. I funerali saranno officiati domani alle ore 9.30 da don Vinicio Albanesi presso la cappella della Comunità. La salma verrà poi tumulata nel cimitero di Capodarco. Stasera alle ore 19 è stata celebrata da don Vinicio una Messa di suffragio nella cappella comunitaria.

Fermano in lutto. Si è spenta all'alba Carla Zulevi, per anni volontaria e infermiera della Comunità di Capodarco, stroncata a 64 anni dalla Sla
Nella foto Carla con la figlia Elisa

Don Albanesi ha voluto sottolineare nei manifesti funebri il ringraziamento a Carla della Comunità "per tutti questi anni di condivisione". La sua vita, infatti, è stata strettamente legata fin dalla giovinezza a quella di Capodarco, in cui aveva scelto di vivere 23enne nel 1973 come volontaria, "lasciando un posto sicuro e a tempo indeterminato al Comune di Spoleto, contro il parere dei genitori", ricorda la figlia Elisa, 37 anni. "Mamma si innamorò subito di questo posto sulla collina, delle persone disabili e non che vivevano qui; dopo aver conosciuto il fondatore don Franco Monterubbianesi, venne a trovarlo e decise di tornare per restarci. Il suo sogno era di fare l'infermiera; fu la prima in Comunità. Si dedicava con gioia alle persone disabili, che sollevava con le braccia dalla sedia a ruote", aggiunge Elisa. Nata dalla relazione di Carla con un volontario conosciuto a Capodarco quando aveva 27 anni: "Lui le disse che l'avrebbe lasciata se non avesse interrotto la gravidanza. Lei ha scelto di farmi nascere. Un'altra scelta forte e determinata, dopo quella di vivere in Comunità", sottolinea la figlia.

Carla svolge con passione il suo lavoro di infermiera professionale ed è responsabile dell'infermeria interna, tiene i contatti con i medici esterni. Fino a quando, 18 anni fa, inizia ad avvertire i primi sintomi della malattia, accettata con estrema consapevolezza. "Nel 2000 ha lasciato definitivamente il lavoro – riferisce la figlia –. Nel 2005 ha avuto un forte peggioramento, con la necessità di essere assistita continuamente. Così è tornata a vivere in Comunità: qui si sentiva a casa ed è stata curata con amore fino all'ultimo respiro. Mi ha regalato la possibilità di accompagnarla e tenerla per mano fino alla fine – testimonia Elisa –. Alcune persone della Comunità l'hanno salutata prima che spirasse, don Vinicio l'ha benedetta. E in tanti mi dicono che ora risplende di nuovo la sua bellezza".

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Data pubblicazione : 29/07/2015 19:56
Scritto da : Redazione
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • carlo scibè

    29-07-2015 22:55 - #1
    dopo zaira , pia, nonna teresa, albano, ecc. un pezzo di storia della comunità che se ne vola in cielo ,ma che resterà nei nostri cuori
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