Cronaca
Intercettazioni e pedinamenti: così sono stati fermati Paniconi e Bordoni. Con Mancini in comune solo la frequentazione della curva

Per il Procuratore Seccia il movente si colloca “nell'ambito dell'assoluta dissennatezza”. Dal Prefetto un ringraziamento a Carabinieri e Procura

Intercettazioni e pedinamenti: così sono stati fermati Paniconi e Bordoni. Con Mancini in comune solo la frequentazione della curva

Da questa mattina Martino Paniconi, classe 1972, e Marco Bordoni, 30 anni, soprannominato Lupo, sono in stato di fermo ad Ascoli Piceno. Secondo la Procura sono loro gli autori della fabbricazione di ordigni fatti esplodere o ritrovati poco prima della loro deflagrazione in diverse chiese della città.

 

Da febbraio a maggio, infatti, quattro luoghi di culto erano stati oggetto di attentati. Una sequenza che aveva destato profonda preoccupazione e sulla quale erano state fatte diverse ipotesi.

 

Carabinieri e Procura, sottotraccia, hanno lavorato incessantemente per capire chi fossero i responsabili, senza lasciar trapelare particolari. Stanotte la svolta, con il fermo dei due uomini, uno dei quali in procinto di raggiungere Londra. Un motivo, quest'ultimo, che ha spinto gli inquirenti ad agire tempestivamente.

 

“È il risultato di un'attività investigativa meticolosa e particolare – ha rimarcato il Procuratore Domenico Seccia - che ha richiesto anche intercettazioni telefoniche ambientali e pedinamenti. Soprattutto le intercettazioni hanno fornito particolari rilevanti sull'ideazione, l'organizzazione e l'esecuzione da parte dei due soggetti. Durante le perquisizioni abbiamo avuto riscontri particolarmente significativi per il movente, che a mio avviso si colloca nell'ambito dell'assoluta dissennatezza”.

 

Nel corso della conferenza stampa, Seccia ha spiegato come ci sia “una comunanza di un motivo insurrezionale, di sfregio nei confronti delle istituzioni” e come queste si evidenzino da alcune conversazioni intercettate. “Sono attività seriali, poste in orari particolari e siamo stati fortunati che non ci siano state conseguenze ulteriori. Non c'era un criterio logico nella scelta delle chiese e quanto al collegamento con la vicenda di Amedeo Mancini mi sento di escluderlo. Forse l'area è di interesse comune, ma non c'è in alcuno modo un collegamento tra i soggetti”.

 

Concetto, questo, ribadito anche dal Sostituto Procuratore Mirko Monti. “Con Mancini c'è solo un elemento comune che è quello del mondo del tifo organizzato, frequentato da tutti e tre. Ma dal punto di vista politico mi sento di poter negare che esista un movente di questa natura. Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti anche elementi che porterebbero far pensare a questo, ma con una matrice di origine diversa dal Mancini, direi piuttosto anarchica. Sono soggetti, però, che non hanno una cultura tale da far pensare che queste azioni siano state fatte con una matrice politica”.

 

Il Procuratore Seccia, nell'evidenziare come nulla sia stato tralasciato nell'approfondimento investigativo, ha affermato che l'attività continuerà fino a che il quadro non sarà conclamato.

Allo stato, ha detto, non esistono altri indagati, mentre sul casolare nel quale era stato ritrovato materiale esplosivo, per la segretezza che le indagini richiedono ancora, non ha chiarito se quella fosse la base logistica o se fosse stata utilizzata occasionalmente da Paniconi e Bordoni.

 

“La svolta - ha aggiunto il Generale dei Carabinieri Salvatore Favarolo - è dovuta all'azione sinergica che hanno svolto i reparti dell'Arma, vale a dire il Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Ascoli Piceno, la Compagnia di Fermo e la Sezione Anticrimine di Ancona. Sono state messe in campo le componente migliori perchè sin dall'inizio avevamo compreso la gravità dei fatti e delle conseguenze che ne potevano derivare. Il Prefetto ci è stato vicino sin dalle prime fasi e lo ringrazio per stimolo che ha dato alle indagini. Siamo all'inizio e dobbiamo lavorare ancora, ma quanto ottenuto deve dare fiducia nelle istituzioni alla popolazione e rasserenarci un po' tutti. É stato un lavoro di equipe, come ha detto Procuratore, che ha visto un'azione di coordinamento da parte del Dottor Monti”.

 

“Non posso che esprimere il mio compiacimento per l'esito dell'indagine - ha aggiunto il Prefetto Mara Di Lullo - e voglio ringraziare Procura e Carabinieri per la velocità con la quale sono giunti alla conclusione. Non è stata un'indagine facile, ma grazie alle migliori sinergie si sono risolti casi che hanno destato un grosso allarme nella provincia e non solo. In particolare, si è evidenziata la grande preparazione da parte della Procura e dell'Arma”.

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Data pubblicazione : 20/07/2016 12:31
Scritto da : Andrea Braconi
Commenti dei lettori
2 commenti presenti
  • Francesca Vitali

    21-07-2016 16:09 - #2
    Leggere certi commenti è deprimente. Da due settimane in questa provincia o si strumentalizza in una direzione o si distorce la realtà, nell'altra. Ogni persona che commetta dei reati, va punita, valutando circostanze e situazioni, dalla legge. Se mi è permesso, da madre, non mi va che mia figlia cresca in un mondo in cui commettere azioni pericolose per il prossimo, viene fatto passare per normalità. Giorni addietro sostenni che la storia passata della coppia nigeriana, non doveva interferire né condizionare in nessun modo le opinioni, riguardo la tragedia. Oggi dico la stessa cosa su Paniconi e Bordoni: in tanti abbiamo dei problemi e grossi, magari più di loro, ma non ci mettiamo a creare e piazzare ordigni. Basta con gli alibi delle vite difficili, dei lutti e di quant'altro. Questo, fa purtroppo parte della vita è non può essere una legittimazione a sfogarsi con azioni violente. Che vanno punite e severamente.
  • Mauro

    20-07-2016 12:54 - #1
    Ottimo lavoro! Sarebbe bello ritrovare la stessa solerzia quando a compiere crimini sono fratelli non Italiani. Quelli però poi non devono restare in carcere e non vanno giudicati, sono poveri ed in difficoltà, è sacrosanto! La loro fame vale di più rispetto a quella degli italiani, per carità!
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