Cronaca
Lunga lettera aperta di Zacheo dopo l'assoluzione. LEGGI la pubblicazione integrale

Pasquale Zacheo pubblica una lunga lettera aperta dopo aver ricevuto la sentenza definitiva di assoluzione per il caso giudiziario che lo ha visto protagonista in questi ultimi anni. Di seguito riportiamo integralmente.

Lunga lettera aperta di Zacheo dopo l'assoluzione. LEGGI la pubblicazione integrale

"Dopo l’ennesima assoluzione con la eloquente motivazione “il fatto non sussiste”, si ritiene quantomeno opportuna qualche riflessione su quanto è accaduto alla mia persona e, purtroppo, alla mia famiglia nel periodo della campagna elettorale e immediatamente dopo.

Un doveroso ringraziamento è dovuto all’Avv. Mariagrazia Concetti ed al suo staff per il paziente e straordinario sostegno. Molte di queste riflessioni non riguarderanno, per ora, i media, ma le sedi istituzionali. Da uomo delle Istituzioni, non posso che avere profondo rispetto e fiducia per le stesse Istituzioni. A loro mi rivolgerò per capire quanto reiteratamente accadutomi, dopo un trentennio al servizio della gente e dello Stato. Mi sono difeso nei vari processi, e non dai processi. Processi che la Procura di Fermo mi ha avviato nel volgere di pochissime settimane nel 2015, in piena campagna elettorale.


Ribadisco il profondo rispetto per Magistratura, ritenendo centrale il suo ruolo rispetto a tutte le altre Istituzioni. Sono però consapevole della fallibilità della condizione umana e delle sue debolezze.
Si ricorderà l’assurda questione del falso certificato medico, ove il magistrato di Procura, anziché indagare per primo il medico, trattandosi peraltro di reato proprio (reato che poteva commettere l’esercente la professione sanitaria che rilascia il certificato), aveva perseguito il solo paziente, che peraltro si trovava in convalescenza per malattia riconosciuta dalla sanità militare. Accusa ovviamente insostenibile e in quanto tale smentita dalla stessa Procura Generale che, propria sponte, aveva richiesto ed ottenuto l’assoluzione a mio favore.


Nel frattempo, lo stesso Magistrato, sempre nello stesso periodo, aveva avviato indagine per i fatti di cui all’ultima assoluzione dell’altro ieri, nonostante si trattasse di articoli di stampa dell’anno prima. L’accusa: aver rivelato ad una giornalista del Messaggero un fatto accaduto a Montegranaro nel 2104. Eppure, come emerso nel processo e persino durante le indagini, la stessa giornalista, non solo scriveva per il Messaggero, ma anche per l’ANSA.

Bastava un clic sul sito pubblico dell’ANSA, per capire che probabilmente le indagini dovevano avere altro corso o destino, visto che la stessa agenzia aveva battuto la notizia molto tempo prima che la stessa giornalista si sentisse telefonicamente con me. Io peraltro mi trovavo a Lecce al Pronto Soccorso al capezzale di mia moglie che, a seguito di un bruttissimo incidente, aveva riportato gravissime lesioni per le quali aveva dovuto subire un delicatissimo intervento chirurgico. Bastava insomma un clic sul sito dell’ANSA.


Mi è dispiaciuto constatare come lo stesso Magistrato, ovviamente legittimato a sostenere l’accusa nel modo ritenuto opportuno, anche durante il processo, nonostante l’evidenza documentale, abbia continuato ad insistere sul codice verde di accesso di mia moglie in ospedale, mai riconoscendo quanto le era effettivamente accaduto con l’asportazione della milza.


Spiace ancora constatare, come lo stesso Magistrato, in sede di requisitoria finale, abbia inopinatamente fatto riferimento al mio ruolo o funzione istituzionale ed ad una – insostenibile ed insussistente – pressione psicologica sul Collegio Giudicante. Un’affermazione che, per quanto mi riguarda, ho ritenuto molto grave. Un’affermazione che comunque è stata immediatamente e fermamente respinta dal Presidente del Tribunale a nome di tutto il Collegio.


Altro singolare e significativo episodio di questa incredibile vicenda di “giustizia”, riguarda purtroppo anche mio figlio. Al termine di un’ennesima udienza in cui venivo ancora una volta assolto “perché il fatto non sussiste”, mentre ero ancora in Tribunale, apprendevo che la Polizia Giudiziaria della Procura era stata appena mandata dallo stesso Magistrato, con apposito decreto, ad effettuare una perquisizione a casa mia, questa volta indagando il mio primo figlio.

Ma questi non abitava più con me, in quanto aveva preso residenza da solo in altra città. Bastava fare un breve accertamento all’anagrafe per capirlo. Lo stesso ragazzo aveva legittimamente acquistato su internet un telefonino usato, pagando con carta di credito. Un telefonino che aveva subito dopo rivenduto e che non aveva più con sé. Tutto tracciabile. Si trattava di un apparecchio che il primo acquirente non aveva pagato ed il venditore aveva poi sporto denuncia-querela. Ovviamente, il procedimento a carico di mio figlio è stato immediatamente archiviato, ma rimane la perplessità della circostanza. Nella fase di esecuzione della perquisizione, solo la solerzia degli operatori di Polizia ha evitato conseguenze gravi al macroscopico errore contenuto nel decreto firmato dal Magistrato.


Sempre in concomitanza, scoprivo solo incidentalmente di un’altra indagine a mio carico avviata dallo stesso Magistrato, questa volta in relazione ad un articolo stampa che riportava paradossalmente dichiarazioni rilasciate da un altro Magistrato della Procura di Fermo. Alla ricerca della presunta fonte, il Magistrato inquirente aveva disposto di analizzare le telefonate del giornalista. Nonostante lo stesso, nel suo consueto giro di cronaca, si fosse sentito con diversi operatori di polizia, il Magistrato disponeva per la mia iscrizione quale coindagato insieme allo stesso articolista, salvo poi chiedere l’archiviazione sull’assunto che non era riuscito a dimostrare la mia responsabilità.


L’essere sottoposti a procedimento penale, per un Carabiniere, è un fatto che, oltre ad essere umiliante e pesante, ha riflessi sulla posizione di impiego e di carriera che viene congelata in attesa del giudizio.
Ora dovrò pure avviare un iter amministrativo complesso per la ricostruzione della carriera, essendo nel frattempo i miei colleghi pari grado divenuti T. Colonnello. Un danno grave non solo dal punto di vista personale, ma anche economico e famigliare."

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Data pubblicazione : 15/09/2017 17:11
Scritto da : Redazione
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • Interrogazione retorica

    15-09-2017 23:19 - #1
    E al magistrato che ha avuto la bella idea di portare avanti tutte queste "legittime" iniziative che succede? Non risponderà nemmeno delle spese (di pubblico danaro) che ha provocato?
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