Economia
“La guerra delle valute ha effetti reali”. Al Micam di Milano Annarita Pilotti presenta i dati del calzaturiero. Fiera a settembre con le nuove date

Se per diversi settori dell’economia nazionale può dirsi cominciata una fragile ripresa nella prima metà 2015, per il calzaturiero si tratta solo di un primo timido miglioramento, nel secondo trimestre, rispetto allo scenario insoddisfacente che aveva contraddistinto la seconda parte del 2014 e i mesi iniziali dell’anno in corso.  Al via, questa mattina, l'ottantesima edizione del Micam di Milano, la prima guidata dal neo presidente Assocalzaturifici Annarita Pilotti. Tra gli ospiti dell'evento di lancio di questa mattina il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e l'europarlamentare Simona Bonafè.

“La guerra delle valute ha effetti reali”. Al Micam di Milano Annarita Pilotti presenta i dati del calzaturiero. Fiera a settembre con le nuove date

Tra le novità annunciato lo spostamento definitivo delle date di tutte le prossime edizoni 'estive' del Mica a settembre. Niente più fiera ad agosto. Presidente Pilotti al lavoro anche per l'edizione primaverile. Presentati i dati del settore calzaturiero. Le esportazioni continuano a rappresentare il carro trainante del settore e ciò definisce la sua forza, ma anche la sua intrinseca debolezza; con un mercato interno che ormai da anni fa segnare una contrazione nei consumi, solo le vendite estere possono rappresentare uno sbocco commerciale positivo.

“Il nostro settore – afferma Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici – esporta oltre l’85% della produzione ed è quindi inevitabile che le performance commerciali delle aziende risentano dei cambiamenti, oggi più che mai repentini, della congiuntura internazionale. Le esportazioni in valore tengono, anche se si verifica una contrazione dei volumi in una situazione che è molto eterogenea tra le diverse aree di mercato e, anche all’interno di una stessa area, tra i diversi Paesi”.

Il dato sulla produzione incorpora inevitabilmente questa duplice lettura che in sintesi si può definire un “miglioramento positivo, ma non troppo”.

 

PRODUZIONE E OCCUPAZIONE
I primi sei mesi del 2015 si sono chiusi con un arretramento della produzione pari al 3,2% in quantità rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Il dato è quindi negativo sebbene, nella seconda parte del semestre, si sia registrato un lieve miglioramento.
Di tutte le imprese associate intervistate appartenenti al campione, quasi la metà (46%) ha dichiarato una contrazione dei volumi produttivi, mentre il 28% degli intervistati ha denunciato una sostanziale stabilità e il restante 26% un aumento dei livelli di output.
Se nel complesso, quindi, il risultato è deludente, la riduzione della percentuale di giudizi negativi rispetto al primo trimestre è un primo segnale di miglioramento (erano, infatti, il 60% del campione nei primi tre mesi).

A fare da contraltare positivo, però, sono i dati dell’occupazione. Nel secondo trimestre si è registrato il secondo aumento consecutivo di occupati nel settore. Il dato di fine giugno mostra un saldo attivo di 509 unità (+0,7%), favorito dall’entrata in vigore delle misure del Jobs Act. È chiaro che può trattarsi di un rimbalzo statistico legato anche al rinvio delle assunzioni nei mesi precedenti, ma rappresenta un dato estremamente positivo.
È proseguito, invece, il processo di selezione tra le imprese: 63 chiusure di calzaturifici da dicembre a giugno, pari al -1,3%. A fine giugno si contano così 4.968 aziende calzaturiere, tra industria e artigianato, con 77.119 addetti diretti. Il numero medio di addetti per azienda risulta di 15,5 unità, in aumento dell’1,9%.

 

MERCATI ESTERI
Nei primi cinque mesi del 2015 sono stati esportati 93,1 milioni di paia, quasi 5,1 milioni in meno rispetto all’analogo periodo del 2014, per un valore di 3,5 miliardi di euro. Si tratta quindi di un incremento in valore dell’export pari al 3,1%, accompagnato però da una riduzione del 5,2% in termini di volume.
Il segnale che proviene dai mercati è quindi chiaro: si è realizzato un cambiamento progressivo del paniere dei prodotti esportati verso calzature a più alto valore aggiunto. Soffrono i segmenti del medio, mentre l’alto di gamma continua a mostrare la sua competitività nonostante le difficoltà dei mercati.

“Stavamo aspettando una ripresa trainata soprattutto da un raggiustamento dei rapporti di cambio euro/dollaro – continua il presidente di Assocalzaturifici - ma oggi dobbiamo registrare una rapida modifica della situazione non solo a livello dei singoli Paesi, ma anche nei rapporti valutari con le principali monete internazionali. La nostra competitività però rimane confermata proprio da un dato in aumento delle esportazioni in valore nonostante tutte le turbolenze di questi ultimi mesi e in particolare delle ultime settimane”.

La situazione dei mercati rimane abbastanza duale: da un lato i Paesi UE, che registrano una stabilità delle esportazioni in valore, e dall’altro i Paesi extra-europei, che vedono aumentare maggiormente gli acquisti, ma presentano situazioni molto meno omogenee.

Le vendite verso l’Unione Europea, infatti, rimaste stabili in valore (+0,5%), cedono il 4,8% in quantità con i due mercati storici che sembrano procedere in direzioni opposte: incrementi superiori al 4% in Germania e brusco rallentamento in Francia, dopo un quinquennio di costante crescita (-4,2% in valore e -12,2% in volume).

“Non ci sorprende questo risultato del mercato d’Oltralpe perché si tratta spesso di acquisti di calzature da parte dei grandi gruppi del lusso presso i loro terzisti italiani – continua Annarita Pilotti. È chiaro che, in una situazione così complessa dei mercati, anche queste fasce di prodotto risentono della criticità della domanda in Russia ed Estremo Oriente e a cascata questo si riflette sulle vendite dei produttori italiani”.

L’export verso i mercati extra-UE, per contro, mostra nell’insieme una crescita in valore superiore rispetto alla UE (+6,1%) ma, al tempo stesso, una contrazione in volume più accentuata (-6%), con prezzi medi in aumento di quasi 13 punti percentuali.
Come si diceva, questo è il frutto di situazioni molto diverse tra loro. Continua innanzitutto la situazione critica dei Paesi CSI, dove le vendite si sono ridotte nel complesso di oltre un terzo, sia in quantità che in valore, rispetto ai livelli già insoddisfacenti dell’anno precedente. In Russia il decremento è stato del 36% in volume, in Ucraina del 54%, in Kazakistan del 20%.

“Questa situazione è purtroppo molto seria ed è destinata a durare – afferma Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. Dalle nostre indagini associative, risulta che solo il 6% delle aziende intervistate ravvisavano, a fine giugno, un miglioramento della domanda sul mercato russo rispetto a dicembre 2014, mentre per il 65% dei rispondenti la situazione sarebbe in sei mesi addirittura peggiorata. Dobbiamo quindi pensare che tutto il secondo semestre sarà all’insegna di una contrazione della domanda e preoccupazioni ci sono anche per il 2016, dati gli ultimi sviluppi internazionali. Assocalzaturifici tiene alta l’attenzione e continuerà ad investire sul mercato russo, che negli ultimi decenni si è consolidato quale destinazione strategica per il made in Italy e per le esportazioni dei nostri distretti calzaturieri; ma il nostro impegno non basta e per questo chiederemo il necessario supporto al Governo”.
Un mercato, quello dei Paesi CSI, che ha un impatto significativo sul fatturato di molte aziende calzaturiere, soprattutto nelle Marche e in Emilia Romagna.
Note positive vengono, invece, dalla Svizzera, tradizionale “piattaforma logistica” (verso cui l’export è cresciuto, nei primi 5 mesi del 2015, del 14,9% in valore e del 3,6% in quantità), dal Medio Oriente (+14,8% e +2,6% rispettivamente), dal Far East (con l’eccezione del Giappone, ancora in affanno, che segna -9% in valore e -14% in volume) e dagli Stati Uniti. Anche in quest’ultimo mercato le calzature italiane fanno registrare incrementi importanti in valore (+16,4%), con un’invarianza nei volumi (-0,5%) e un aumento del prezzo medio pari al 17%.

“La crescita in valore delle esportazioni nei primi cinque mesi dell’anno in un contesto così complesso ribadisce l’eccellenza, la vitalità e la competitività delle calzature made-in-Italy - afferma Annarita Pilotti. In particolare, il risultato in Medio Oriente e negli Stati Uniti è incoraggiante e dimostra che l’internazionalizzazione delle imprese calzaturiere italiane è oggi più solida che in passato e quindi più capace, nel limite del possibile, di superare le turbolenze”.

Anche in Estremo Oriente la situazione appare molto disomogenea: se la Cina (-1% in quantità, ma con +25,2% in valore) mostra segni di rallentamento dopo i ritmi di crescita serrati degli ultimi anni (tra il 2010 e il 2014 i flussi dall’Italia sono aumentati in volume del 120% e più che triplicati in valore, al netto dell’inflazione), Hong Kong e Sud Corea mostrano performance decisamente premianti. Il primo registra aumenti del 22,5% in valore e del 6,8% in volume a confronto con gennaio-maggio 2014; la seconda incrementi nell’ordine del 50%. Rispetto al consuntivo 2014, l’aggregato Cina+Hong Kong ha guadagnato una posizione nella graduatoria in valore dei principali clienti, salendo al quinto posto.

“Non ci possiamo illudere rispetto agli sviluppi di queste ultime settimane – prosegue Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. Non possiamo quantificare ora le ripercussioni della guerra delle valute che si è scatenata dopo la svalutazione della moneta cinese e il crollo delle borse asiatiche e mondiali. È certo, però, che attendiamo un maggiore rallentamento, rispetto a quello rilevato fino ad oggi, da parte del mercato cinese che, per bacino di clienti potenziali e per i saggi di crescita a doppia cifra degli anni recenti, viene considerato, anche per il settore calzature, il mercato emergente più promettente. Le aspettative che abbiamo registrato presso i nostri associati non incorporavano ancora pienamente gli eventi di agosto e dovranno essere verificate nel medio periodo”.

ORDINATIVI E ASPETTATIVE
Più che l’inizio della ripresa, anche le indicazioni circa la raccolta ordini nel secondo trimestre dell’anno paiono segnalare la fine della caduta. Nel complesso, dall’indagine di Assocalzaturifici, emerge che gli ordini esteri registrano complessivamente un aumento (+1,2% in volume), pur con andamenti disomogenei tra i mercati.
Venendo al dettaglio per Paese, la rilevazione mostra, accanto al perdurare delle difficoltà sul mercato russo (-12,6% in volume), un calo degli ordinativi dal Giappone (-1,4%) e, in misura minore, dai Paesi della UE (Germania esclusa) con un calo dello 0,4%. Risultano positivi, invece, il portafoglio ordini di Germania (+2,5%), degli “Altri mercati” (+4,8%, in cui rientrano Medio ed Estremo Oriente) e, soprattutto, degli USA (+8%).

A fronte di ciò, si registra un assottigliamento ulteriore del portafoglio interno (-1,6%) che mostra, comunque, tassi negativi meno severi che in passato.

“Questo dato conferma che la domanda interna continua a non godere degli effetti della miniripresa che si registra nel nostro Paese - afferma Annarita Pilotti. I segnali economici positivi si riflettono in maggiori risparmi e non in maggiori consumi da parte delle famiglie italiane. Così, ancora una volta, la domanda interna fa intravedere segnali molto negativi. I dati relativi ai consumi delle famiglie indicano flessioni dell’1% in quantità e del 3,2% in spesa rispetto al primo semestre dello scorso anno, con prezzi medi in ribasso del 2,2%. Si tratta anche qui di un miglioramento rispetto alle contrazioni decisamente più negative degli scorsi semestri, ma siamo ancora molto lontani dal ristabilire un livello soddisfacente della domanda interna”.

Le aspettative degli imprenditori rimangono all’insegna di un leggero miglioramento per il secondo semestre dell’anno: il 57% delle aziende intervistate ha risposto che si attende “stabilità”, sia in riferimento agli ordini Italia sia a quelli Estero. Gli ottimisti (che prevedono un aumento) sono, invece, solo il 10% per il mercato interno e il 22% per gli ordini estero, ma, come si diceva, questa rilevazione è stata fatta prima degli eventi delle ultime settimane.

“La speranza è che i segnali di miglioramento dell’economia nazionale e il clima di fiducia tornato a salire in Europa - conclude Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici - possano trovare conferma nei mesi a venire, senza essere compromessi dal pericoloso corto circuito valutario che, a partire dallo yuan, sta condizionando tutte le economie emergenti. Su questi mercati, infatti, abbiamo il potenziale di crescita maggiore e le imprese hanno investito le loro migliori risorse commerciali”.

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Data pubblicazione : 01/09/2015 14:30
Scritto da : Redazione
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