Economia
Rivoluzione in tavola: vincono frutta e verdura. Crollo della carne. E le stalle chiudono

Trend negativo per la carne bovina. Il punto della Coldiretti Marche in occasione della giornata nazionale #bracioleallariscossa

Rivoluzione in tavola: vincono frutta e verdura. Crollo della carne. E le stalle chiudono

Nel giro degli ultimi cinque anni ben cinquantamila marchigiani hanno detto addio alla carne bovina. E’ quanto emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti Marche alla Giornata nazionale della Carne italiana a difesa della carne sotto attacco di allarmismi infondati, provocazioni e campagne diffamatorie che colpiscono un alimento determinante per la salute che fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea, alla quale apporta l’indispensabile contributo proteico, permettendo ai marchigiani di ottenere nel corso degli anni ripetuti record di longevità.

 

In Piazza Pertini, ad Ancona, si sono dati appuntamento allevatori della Coldiretti, giovani agricoltori e gli chef di Bovinmarche, che hanno preparato mini-hamburger di razza Bovina Marchigiana Igp per i cittadini, con il presidente di Coldiretti Marche, Tommaso Di Sante, il direttore Enzo Bottos e il presidente di Bovinmarche, Domenico Romanini.

 

Oggi a portare in tavola carne bovina è rimasto il 70 per cento dei marchigiani, mentre a primeggiare nel gradimento sono le carni bianche (pollo, tacchino, coniglio), presenti almeno una volta a settimana nel piatto dell’86 per cento dei cittadini della regione.

 

A mangiare maiale è, invece, il 55 per cento, mentre il 68 per cento non si fa mancare mai i salumi.

 

Proprio nel 2015, precisa la Coldiretti, la carne ha perso per la prima volta il primato ed è diventata la seconda voce del budget alimentare delle famiglie dopo l’ortofrutta, con una rivoluzione epocale per le tavole nazionali.

 

Il risultato di un trend negativo in atto da anni è che non si è mai mangiata così poca carne in Italia dall’inizio del secolo. Le quantità di carne portate realmente in tavola sono scese in media a 85 grammi al giorno, ben al di sotto del limite dei 100 grammi al giorno fissato dai più accreditati Istituti di ricerca.

 

L’IMPORTANZA NUTRIZIONALE

Eppure la carne e i salumi rappresentano importanti fonti di proteine ed altri micronutrienti solitamente assenti (vitamina b12) o poco rappresentati (zinco, selenio, B2, PP) o scarsamente disponibili (ferro) nei prodotti di origine vegetale. Un alimento importante soprattutto per i bambini con la carne che è uno dei primi cibi che si può introdurre a partire dal periodo di svezzamento perché è fonte di nutrienti essenziali alla crescita ed è anche facilmente digeribile. L’assunzione è raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità per soddisfare pienamente i fabbisogni nutrizionali del bambini dai 6 ai 23 mesi di età poiché le diete a base di soli vegetali non ne apportano a sufficienza, come hanno dimostrano recenti episodi di cronaca che hanno portato a ricoveri in ospedale.

 

TROPPO IMPORT, CHIUDONO LE STALLE

Nel giro di appena dieci anni hanno chiuso i battenti nelle Marche due stalle su tre, sotto la pressione delle importazioni dall’estero che oggi rappresentano quasi 1/3 dei consumi, con effetti sull’economia, sull’occupazione e sulla sicurezza alimentare. Basti dire che nel 2015 il valore delle importazioni nella nostra regione di carni lavorate dall’estero è salito a 33 milioni di euro, con un aumento del 20 per cento dal 2010 ad oggi.

Ad essere “sopravvissute” sono 6.500 stalle marchigiane, dove lavorano circa 13mila persone, tra capi azienda e manodopera familiare e non, per un valore della produzione di circa 300 milioni di euro, un quarto del totale agricolo. Vi si allevano 57mila capi bovini, 200mila suini, 8,5 milioni polli, 192mila ovini.

Gli arrivi da Paesi comunitari e extracomunitari di carne a basso prezzo senza il valore aggiunto di sicurezza e sostenibilità garantiti dall’Italianità provoca la chiusura delle stalle, impoverisce le attività di trasformazione e distribuzione ad esse legate e fa venir meno il presidio ambientale e di legalità di interi territori”.

 

IL RITORNO DELLE RAZZE ANTICHE

Le carni nazionali sono, sottolinea la Coldiretti, più sane, perché magre, non trattate con ormoni (a differenza di quelle americane) e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione “Dop” che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali.

L’impegno degli allevatori italiani per la salvaguardia della qualità, della biodiversità e dell’ambiente è confermato dall’azione di recupero delle razze bovine storiche da carne che dopo aver rischiato l’estinzione sono tornate nelle campagne.

E’ il caso della Razza Bovina Marchigiana Igp che può contare oggi su 52mila capi.

Un risultato reso possibile anche grazie, precisa la Coldiretti, a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori, con l'adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica, come quello promosso da Bovinmarche, e forme di vendita diretta della carne da parte degli allevatori attraverso le fattorie e i mercati di Campagna Amica.

 

ARRIVA IL TUTOR DELLA CARNE

Con l’aiuto del tutor della carne è possibile risparmiare fino al 50% con l’acquisto di tagli alternativi meno conosciuti e più economici, ma anche più adatti alla ricetta che si vuole portare in tavola, senza rinunciare alla qualità italiana. La nuova figura sarà operativa in tutte le regioni per aiutare a conoscere la carne, scegliere i pezzi migliori per la cucina, valorizzare le parti low cost e consigliare su dove fare acquisti di qualità direttamente dagli allevatori. Di fronte alla grave crisi economica che sta coinvolgendo sia le stalle che i consumatori è necessario trovare soluzioni nuove con una rete che, partendo dagli allevamenti e arrivando al bancone dei negozi, promuova la diffusione di tutti i tagli di carne, non solo di bistecche e filetti.

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Data pubblicazione : 05/05/2016 10:09
Scritto da : Redazione
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