Frammenti di storia canarina
Fermani con la maglia della Fermana Calcio 1920. Gesta epiche compiute ai tempi del calcio, sanguigno e passionale, degli anni '40 e '50. L'orgoglio di Ferruccio Cisbani, il “Parola gialloblù”

Un'iniziativa pretenziosa, la nostra. Perché vuole arrivare a toccarvi il cuore ed a risvegliare ricordi indelebili e che mai dovremo permettere che cadano nel dimenticatoio. Nel tempo, tante e tali sono le emozioni che la maglia gialloblù ci ha regalato che ci è sembrato doveroso andarle a rispolverare e, di conseguenza, riproporvele a qualche annetto di distanza – puntata n° 26

Fermani con la maglia della Fermana Calcio 1920. Gesta epiche compiute ai tempi del calcio, sanguigno e passionale, degli anni '40 e '50. L'orgoglio di Ferruccio Cisbani, il “Parola gialloblù”

Difficile rivedersi nel calcio di oggi per chi, bandiera della Fermana Calcio 1920 ante e post bellica, ha vissuto epoche durante le quali spesso si giocava senza percepire il becco di un quattrino. Così, solo per il piacere di farlo e per l'onore che si provava ad indossare la maglia, quella maglia, tinta di quei colori che – quasi per contiguità - ti facevano divenire, dal momento in cui la indossavi, alfiere e testimone di un qualcosa che era considerato un tutt'uno con la tua città. No: fosse ancora tra noi, Ferruccio Cisbani da Fermo - al tempo detto il “Parola gialloblù” per via del fatto che con il famoso Carlo - sì, il giocatore in maglia bianconera che compie il gesto della rovesciata impresso sulla copertina delle bustine delle figurine Panini, giocatore prima ed allenatore poi della sua amata Juventus, aveva in comune ruolo, portamento in campo e squadra del cuore – in questo calcio non si sarebbe ritrovato. Passione ed orgoglio di essere i portacolori di una maglia con la quale si finiva per identificarsi, sono spariti da tempo. Così come il divertimento, tutto personale, di giocare semplicemente a pallone. Per la Fermana Calcio 1920, Ferruccio Cisbani è stato una bandiera. Vera, vecchio stampo, non come quelle – abusate e stereotipate – di oggi.

 

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 Ferruccio Cisbani e Carlo Parola

 

LA CARRIERA, SILVIO PIOLA E LA FERMANA DI HARPAD.

Sul campetto del collegio degli orfani di Fermo – ove restò sino al compimento del 18° anno di età – Ferruccio Cisbani iniziò a tirare i primi calci ad un pallone. A 10 anni disputò la sua prima vera partita. Militava con i “Leoncini” (squadra di ragazzini allenata dal mitico Leone “Leò” Bernardi, in precedenza “le plus grand patineur du monde” di scena in quel di Marsiglia e successivamente, una volta tornato alle pendici del Girfalco, qualificatissima penna di svariate riviste sportive del tempo) che sfidarono i Pulcini della Fermana Calcio 1920. Una ventina di anni fa, ci confidò che in quel frangente provò subito una sensazione: il calcio stava diventando la sua grande passione. Indubbiamente, le qualità per riuscire le aveva tutte. Ma una volta fuori dal collegio, a 18 anni, il campionato della squadra canarina non aveva luogo causa la Guerra d'Africa. Approdò dapprima alla Victoria Fermo (anno 1939), poi alla Sangiorgese ove rimase sino alla chiamata alle armi datata 1941. Fu il calcio a salvare il bravo Ferruccio dal fronte: restò a Roma, dove avevano notato le sue non comuni doti, giocando nella squadra del Campo Militare che spesso sfidava quella mista del 2° Capta (Aeronautica) di Monte Sacro. Ed in una di queste epiche (e salvifiche...) sfide, ebbe modo di marcare Silvio Piola che, sebbene già sul viale del tramonto, era pur sempre Piola. Non vide palla: a fine contesa, si informò sul conto di “quel ragazzo” che lo aveva cancellato dal campo e volle stringergli la mano. Tornato a Fermo (1944), ripartì dalla Fermana Calcio 1920. Si presentò, fece il provino e lo presero subito: al tempo c'era il “metodo” e lo schierarono subito mediano laterale destro, in una squadra che si allenava al “San Carlo” e disputava partite nei paesi del circondario. Una formazione niente male: oltre a Cisbani, vi militavano altre glorie del calcio cittadino (alcune di queste poi destinate ad un grande avvenire) del calibro di Elvio Matè, Squarcetti, Marzi, Renato Paci, Venanzi... L'allenatore era il magiaro Hajos Harpad (ex centrocampista di Reggiana, Bologna e Milan. Lunghissima la sua carriera da tecnico: a Fermo arrivò nella stagione 1934/1935 e vi tornò per il campionato 1950/1951). Restò in gialloblù anche alle dipendenze di Kossevel, Mazzoleni e Toso, ma il trainer che più di tutti seppe apprezzarne doti tecniche ed umane fu Angelo Piccaluga. Sotto la sua sapiente guida (tecnicamente era preparatissimo), la formazione canarina approdò in quella Serie C che Cisbani potrà solo sfiorare, causa un brutto infortunio subìto nel corso dell'ultima gara di campionato in quel di San Benedetto del Tronto. Altri tempi, altro calcio: “Sangue e arena”, si diceva. Soprattutto prima di andare a giocare su campi come quelli di Ascoli, Tolentino, San Benedetto (appunto), Macerata, Porto San Giorgio... Chiuse la carriera in quel di Servigliano, dove restò 2 stagioni in compagnia di altri ex giallobù come Davoli, Brutti e Felicetti.

 

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Guido Marzi e Ferruccio Cisbani

 

FERRUCCIO CISBANI: L'UNICO GIOCATORE CHE RIUSCI'...AD ESPELLERE L'ARBITRO!

Sì, avete letto bene. C'è un derby, uno dei tanti, Fermana – Sangiorgese. Ad arbitrare il quale, non si presenta nessuno. Ed allora, i capitani delle squadre si accordano (per la Fermana il graduato era Squarcetti): a dirigere il match viene chiamato un arbitro presente sugli spalti, tale Romagnoli da P.S. Giorgio e la partita ha inizio. Cronache dell'epoca narrano che ad un certo punto, Paci – che militava nella formazione rivierasca – si aggiustò la palla con una mano ed avanzò verso la porta canarina. Che centrò dopo aver scagliato uno dei suoi proverbiali bolidi. Cisbani, rivolto all'arbitro: “Non fischi?”. Risposta della giacchetta nera: “Silenzio!”. Apriti cielo...con il malcapitato che raggiunse gli spogliatoi sollevato di peso, emettendo in anticipo il triplice fischio. Qualche giorno dopo, Cisbani venne sospeso a vita da ogni attività. Ottenne la “grazia”, dopo soli due mesi, grazie all'intercessione del fermano Nino Stortini. Che tempi...

 

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Elvio Matè e Ferruccio Cisbani

 

QUEL GOL ALL'ASCOLI E QUELLA SQUADRA DI FERMANI D.O.C.

Se pensate che Roberto “Bob” Avanzolini sia stato l'unico calciatore gialloblù a fare gol da calcio d'angolo, beh vi sbagliate. Occhio: dal corner “MarAvanzolini” riuscì, in una gara, a farne addirittura due. Ma in questa specialità, non è stato il solo canarino. Perchè in un Fermana Calcio 1920 – Ascoli 3 a 0, Ferruccio Cisbani (aveva un trucco: per tutta la settimana calzava scarponi da montagna; per cui, quando il giorno della gara metteva gli scarpini da calcio, sembrava che in campo volasse...) siglò un gran gol dalla bandierina. In una trionfale giornata, durante la quale le altre due marcature portarono la firma di Agostini e Squarcetti: tutti difensori!. Già, Agostini, “Momo” Squarcetti, Matè...ma altri fermani (di nascita o di adozione, sia giocatori che tecnici) marcarono con Cisbani, in maniera piuttosto netta e con grande fierezza, la territorialità di quelle epiche squadre canarine. Ci riferiamo a Trento Fabrizi, Guido Marzi, Aroldo Del Papa, Eraldo Guidi, Ivan Sandukcic, Nenad Dolic...Mister Piccaluga. Eroi, indimenticabili ed indimenticati, di una Fermana Calcio 1920 che fu. E che in questo calcio, non si sarebbero mai riconosciuti.

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Data pubblicazione : 04/06/2018 17:25
Scritto da : Redazione Sport
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