Istruzione
"I nostri figli? Italiani come voi": i rifugiati del Seminario di Fermo in dialogo alla Borgo Rosselli

L'incontro verrà rielaborato dai ragazzi della scuola media sangiorgese nei lavori che presenteranno al concorso nazionale "Il silenzio è dolo"

C'è un proverbio senegalese che dice: "Nessuno va via da casa sua se casa sua non è la bocca di uno squalo". Il detto ha aperto l'incontro alla scuola media Borgo Rosselli di Porto San Giorgio tra gli studenti di prima, seconda e terza e una decina di ragazzi africani e un solo bengalese, ospiti della struttura di accoglienza per richiedenti asilo, nata quasi tre anni fa nel Seminario di Fermo. Il confronto tra loro è stato organizzato dalle insegnanti della scuola per fornire un ulteriore spunto di riflessione agli studenti che parteciperanno a un concorso nazionale denominato "Il silenzio è dolo". Il prossimo 8 maggio verranno premiati con i like di Facebook i progetti scolastici considerati più meritevoli. Il tema scelto dagli alunni della Borgo Rosselli è il mare e le tragedie che nasconde, anzi, svela. Al di là di come si classificheranno i lavori dei ragazzi sangiorgesi, il prossimo 20 maggio la scuola intitolerà l'auditorium nel quale si è svolto il dialogo con i giovani migranti al piccolo Aylan Kurdi.  Il bambino annegato la scorsa estate davanti alla Turchia è infatti diventato il simbolo della tragedia che sta coinvolgendo "la quarta popolazione più numerosa al mondo", ossia quella composta da chi lascia la propria terra d'origine, come riferiscono gli accompagnatori dei giovani stranieri. La vita che questi ultimi conducevano prima di lasciare la patria natale viene fuori in piccoli dettagli grazie alle domande dei ragazzi. C'è chi faceva il camionista, chi il sarto,  il carpentiere, il commerciante, il tecnico di telefoni e infine lo studente; qualcuno non ha più i genitori, qualcun altro ha visto morire più di una persona durante il viaggio verso l'Europa. Il ragazzo bengalese è finito in prigione perché privo di documenti e ha impiegato quasi tre anni per arrivare in Italia. Emblematico è però il silenzio della maggioranza: nei loro occhi, pure di quelli più sorridenti, si percepisce meglio di qualsiasi parola la paura e il dolore di quanto vissuto. "Il nostro futuro è qua", dice uno dei richiedenti asilo con treccine rasta, "voi siete il futuro e se noi faremo figli, vorremmo che fossero come voi", aggiunge ancora.

Per prepararsi all'incontro e al progetto nazionale, gli allievi della Borgo Rosselli hanno letto "Nel mare ci sono i coccodrilli", il libro di Fabio Geda che racconta la storia vera di un bambino afgano (Enaiatollah Akbari), approdato in Italia dopo un viaggio avventuroso per mare. "Il libro non è niente in confronto con le vostre storie", commenta una ragazzina molto brava con l'inglese.

E dire che i giovani ospiti del Seminario si sono persino censurati (ma un cenno alle violenze sulle donne da parte dei trafficanti libici viene comunque fatto), commentano dopo l'incontro gli accompagnatori. Motivarli a credere che d'ora in poi tutto andrà per il meglio, oltretutto, non è così semplice. Sembra infatti che la quasi totalità delle domande di richiesta d'asilo venga rifiutata, ma nel frattempo si passano anni appesi in un limbo che nessuno in vita dovrebbe mai provare.

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Data pubblicazione : 16/04/2016 12:25
Scritto da : Alessandra Cicalini
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