Istruzione
Liste di II e III fascia: insegnanti fermani in difficoltà per i tempi stretti in cui fare domanda d'insegnamento e sindacati ingolfati di richieste

Ogni tre anni il Ministero dell'Istruzione e della Ricerca pubblica un bando per l'iscrizione alle liste di II e III fascia per l'insegnamento nelle scuole. Quest’anno il decreto è stato pubblicato il 1° giugno, ovvero quando per questioni di calendario (il 2 giugno era festa della Repubblica, il 3 e 4 sabato e domenica) tre giorni utili per compilare la domanda venivano persi. Il primo giorno utile per compilare i modelli è stato quindi lunedì 5 giugno.  La cosa ha comportato grandi difficoltà per i vari insegnanti precari e vi spieghiamo perché. 

Liste di II e III fascia: insegnanti fermani in difficoltà per i tempi stretti in cui fare domanda d'insegnamento e sindacati ingolfati di richieste

Chi vive la scuola sa che quest'anno le lezioni sono terminate l'otto giugno, per cui tutti i precari interessati a presentare la domanda erano ancora impegnati con le lezioni fino a questa data. Una volta terminato l'anno scolastico ci sono gli adempimenti finali da onorare, più o meno fino al  20 giugno. I precari che hanno lavorato in terza fascia, che sono impegnati nell'esame di stato, inoltre, ne avranno fino al 26 giugno, ovvero fino a due giorni dopo la scadenza per presentare l’aggiornamento o l'inserimento in graduatoria.

 

Questo contesto ha creato un cortocircuito tra i sindacati della scuola e i loro iscritti.

In particolare a Fermo, lo Snals (sindacato nazionale autonomo dei lavoratori della scuola) ha registrato un'affluenza inaudita, in quanto la difficoltà di compilazione di queste domande è tale da doversi rivolgere ad un sindacato per non rischiare di fare neanche il minimo errore, che costerebbe l'esclusione dalle liste e quindi un ritardo nell'ingresso delle graduatorie di tre anni.

Abbiamo ricevuto lo sfogo di un'insegnate precaria scontenta di come è stata trattata dal suo sindacato, e siamo andati a chiedere delucidazioni all'ufficio in questione per capire cosa fosse successo.

 

“Dopo essermi liberata degli impegni scolastici più gravosi ho cercato di telefonare al sindacato dove sono iscritta da anni, ovvero lo Snals, per chiedere in che modalità avrebbero ricevuto gli insegnanti”, ci racconta Marina, insegnante di Italiano e Storia. “Una voce registrata consigliava di mandare un sms o una mail per poi essere richiamati”. Dopo alcuni altri tentativi di mettersi in contatto con il suo sindacato ha ricevuto un sms con un invito a recarsi in sede, e così è successo anche ad altri suoi colleghi. “Ero già contrariata perché tesserata precaria pagante la bellezza di 70 euro annui non ero stata ricevuta telefonicamente, ma cosciente di una situazione di emergenza ho accettato la situazione e mi sono adeguata”.

 

Una volta arrivata in sede capisce che c'è una nuova modalità per essere ricevuti, cioè prendere un numeretto come quelli della macelleria. Peccato che nessuno era stato avvertito.

 

“Naturalmente questa modalità, visto che nessuno risponde al telefono, veniva appresa solo recandosi in sede. Sarebbe bastata una delle famose mail dello Snals (quelle che danno tutte le istruzioni dettagliate) in cui si poteva indicare questa nuova modalità di ricevere gli insegnanti ed evitare così questo disagio”. Molti  hanno buttato al vento ore di tempo, anche tra quelli in possesso del numero, perché magari il numero preso non dava diritto ad essere ricevuti in giornata. Così chi aveva preso il numero 10 e poi se ne era andato, tornando dopo giorni trovava che erano arrivati a ricevere il 56, allora aveva la precedenza su tutti ed entrava per direttissima, allungando l'agonia di chi era in attesa.

 

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Siamo andati così alla sede dello Snals di Fermo, a parlare con il segretario provinciale Mario Alessi, che ci ha fornito il suo punto di vista e ha fatto un quadro della situazione.

Alessi spiega che rispetto agli altri anni le liste sono uscite nello stesso periodo ma questa volta ci sono stati tempi di compilazione molto più stretti.

 

“Pensa che il governo prima aveva dato soltanto sette giorni di tempo, poi fino al venti poi fino al ventiquattro, e non si parla di proroghe. La massa di persone è stata ampia, ci sono i periti, i laureati, ecc. Tra Fermo e Ascoli abbiamo fatto cinquecento domande. Per compilare una domanda ci vuole dai venti minuti alle due ore, non è stata una cosa semplice, è stato molto complicato”.

 

Altri sindacati hanno optato per le “compilazioni di massa”, assistendo cioè più persone nello stesso momento. Ma molti per sicurezza, per paura di non sbagliare, sono poi andati allo Snals per ricevere una consulenza dedicata.

Un altro fattore che ha aggravato la situazione è stata la tempistica con la quale sono state pubblicate le normative di riferimento per la compilazione delle domande. “Il ministero ha tirato fuori la normativa la sera prima dell'uscita delle liste e ha corretto una tabella di valutazione a metà periodo, capisci che le difficoltà in questo modo sono maggiori – spiega Mario Alessi - in più queste cose sono tutte attaccabili, sono così nati sei o sette ricorsi sulle graduatorie e il ricorso presuppone di presentare la domanda cartacea entro lo stesso termine, entro il 24, quindi abbiamo avuto il doppio del lavoro”.

Sulle modalità di ricezione degli insegnanti Alessi ammette che non hanno agito al meglio, e che avrebbero potuto comunicare più efficacemente la novità del numeretto in stile macelleria.

Alessi si sbottona e ci spiega: “Tutti quanti telefonavano dicendo 'voglio un appuntamento', però qui non è che siamo uno studio medico che ogni appuntamento prendiamo cento euro. Qui gli iscritti pagano una tessera che va dai cinquanta ai settanta euro all'anno e sono serviti per tutto l'anno, quando c'è un momento critico bisogna adattarsi.Inoltre non posso neanche assumere personale in più, perché non avrei tempo per formarlo, queste sono domande complicate e se sbagli a scrivere un codice o una materia o una cosa qualsiasi si ritarda tutto di tre anni e quindi te lo porti dietro per tutta la vita”.

E aggiunge: “ Forse qualcuno si è lamentato, ma abbiamo lavorato sotto pressione per dodici/tredici ore al giorno. Alla fine abbiamo capito che magari le persone che avevano venti/trenta anni d'iscrizione potevamo riceverle prioritariamente durante la prima settimana, però non è facile fare una cosa di questo genere”.

 

Qualcuno, scottato dal trattamento ricevuto, è arrivato a dire che in questo modo il sindacato ha fatto una bella campagna tesseramenti, perché potendo servire solo i tesserati, quelli sprovvisti di tessera l'hanno fatta contestualmente alla ricezione della consulenza. Ma Informazione.tv ha compreso che la situazione era difficilmente gestibile e che ad ogni modo, anche comunicando meglio la nuova modalità di ricezione degli iscritti, poco sarebbe cambiato.

La mole di persone che ha inondato i sindacati in questi giorni è anche il sintomo di un territorio in difficoltà, che dopo la chiusura di molte aziende vede nel “pubblico” uno sbocco sicuro e una possibilità di impiego utile, anche se discontinua e precaria.

 

Fatto sta che la responsabilità maggiore di questa incresciosa situazione è da addebitarsi principalmente al Governo ed in particolare al Miur. Un comportamento del genere lo può tenere o chi coscientemente prende decisioni per mettere in difficoltà sindacati e precari, o chi sta talmente tanto fuori dalla realtà da non capire cosa significhi compilare un modulo e cosa significhi vivere lavorando nella scuola.

In entrambi i casi la situazione è grave.

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Data pubblicazione : 24/06/2017 11:03
Scritto da : Riccardo Marchionni
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