Politica
Le province? Taglio di costi o di democrazia?

Premesso che concordo con le osservazioni del presidente Cesetti sugli aspetti giuridici connessi alle norme che si stanno susseguendo per cancellare le Province, norme in gran parte anticostituzionali; ritengo comunque che il problema delle Province vada inquadrato su un contesto più generale che non riguarda solo l’Italia e non è solo di carattere giuridico, anzi questo aspetto è strategicamente quello meno rilevante .

Le province? Taglio di costi o di democrazia?

Ormai da circa 30 anni i governi (nessuno escluso) hanno abdicato al ruolo che gli è proprio: il ruolo di guida e di orientamento, ovvero individuare il modello di sviluppo e orientare le attività pubbliche e private in quella direzione; di regolatore, ovvero di mediare gli interessi legittimi dei vari soggetti che compongono la società, proteggendo i soggetti più deboli. Per essere più concreti il ruolo del Governo è quello di protezione, di proiezione di un orientamento (dove devo andare) e di promozione di quella idea proiettata. Solo in questo modo si facilitano le attività economiche (il business). Pensiamo all’orchestra ed al suo direttore (i musicisti sono gli attori del mercato e il direttore d'orchestra è il Governo).
Ma a favore di chi i governanti hanno rinunciato a svolgere il proprio ruolo? Al “mercato”, ed in particolare ai soggetti economici e finanziari di dimensioni internazionali. La globalizzazione ha accentuato tale fenomeno ma l’argomento è lungo e complesso e lo affronterò prossimamente. Naturalmente la classe politica (incluse le istituzioni ove sono presenti), pur avendo rinunciato a tale ruolo, continua a beneficiare di privilegi e prerogative. Rappresenta, inoltre, un costo per la comunità ma non svolgendo il ruolo, il costo è improduttivo.
Il mondo economico-finanziario, attraverso attacchi mediatici ben studiati (è sufficiente leggere Italia Oggi del 26 marzo, titolo “Province, 3 mila stipendi in meno”,per rendersi conto della demagogia; ma il lettore sa che il mio stipendio annuo come consigliere non supera 300-350 euro e che tutelo interessi legittimi della mia comunità?) hanno finito per screditare la classe politica che naturalmente con il suo comportamento ha prestato il fianco a tali attacchi. Le istituzioni economiche e finanziarie non impongono il taglio della corruzione ma delle istituzioni democratiche. La lettera di Draghi e Trichet del 5 agosto 2011 è illuminante “C’è l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province)”. Non è questa la cessione del ruolo di governo politico ad istituzioni private economiche e finanziarie come la BCE? Il Governo Italiano, se fosse rappresentato da una classe politica degna di questo nome, avrebbe potuto risparmiare tagliando gli ATO di acque, rifiuti, e tante altre istituzioni intermedie inutili, costose, non democratiche e non trasparenti (chi le conosce e sa cosa decidono?), passando le funzioni alle Province elette democraticamente e rappresentative delle esigenze dei rispettivi territori. No, si tagliano pezzi di democrazia. Quindi se al posto degli attuali politici ce ne fossero stati altri più illuminati, autonomi e capaci, avrebbero risposto per le rime portando avanti programmi di riorganizzazione dell’apparato statale più seri e non dettati da terzi interessati alla conquista di maggiore potere a scapito della popolo che attraverso il voto esprime la propria volontà. Perché se si tagliano le istituzioni democratiche i cittadini contano sempre meno. Per essere ancora più chiari ed onesti l’attuale classe politica obbedisce al potere economico-finanziario e non alla popolazione che li vota. Quindi tagliando le istituzioni democratiche si taglia la possibilità di votare e di far sentire la propria voce e questo fa comodo a chi governa ed a chi li manovra. Basta riflettere sul fatto che i poteri economici e finanziari hanno imposto a Renzi ed al Pd di mandare a casa Letta e di fare l’accordo con Berlusconi-Forza Italia per approvare una legge elettorale che toglie ogni linea di continuità tra gli elettori e gli eletti, una legge che toglie la possibilità di costituire poli alternativi agli attuali due schieramenti, che in caso di necessità si possono mettere insieme, ma non per il bene del Paese ma per operare con maggiore tranquillità a favore delle oligarchie economiche e finanziarie.
Non si risana un Paese tagliando le Isituzioni democratiche(nel caso in questione quelle che costano meno e che sono, dopo i Comuni, quelle più vicine ai cittadini), si risana riducendo il malcostume, le malversazioni ed il malgoverno, eliminando i tanti e costosi enti inutili rifugio dei trombati della politica. Si rimette a posto il Paese con una classe dirigente (non solo politica) fatta di gente che a prescindere dal dato anagrafico anteponga l’interesse di tutti (pubblico) a quello privato (di pochi ), dotata di un etica espressa non nelle parole ma nei comportamenti quotidiani, capace di pensare strategicamente perché ha studiato a fondo la realtà ed ha viaggiato in modo serio per avere termini di confronto/paragone con altre realtà del pianeta. L’attuale sistema politico-elettorale italiano (forse unico nel mondo delle democrazie) alimenta il potere dei politicanti cronici (compresi quelli anagraficamente più “giovani” cresciuti nello stesso humus politico-culturale e che scalciano a destra e manca per arrivare al vertice nel nome del “nuovo”). I politicanti cronici arrivano al vertice dopo lunghi periodi di attività (non-produttive) di retorica, presenzialismi mediatici e di tessitura di relazioni clientelari. Naturalmente questa classe politica non ha tempo e vocazione per conoscere in modo approfondito la realtà che la circonda, né di confrontarsi attraverso viaggi di studio con altre realtà del pianeta per pensare in modo strategico ed acquisire capacità di leadership ( si può guidare una comunità con l’esempio e non solo con le parole). Quindi questa classe dirigente prende “ordini” da altri di cui sono debitori e non da chi li ha eletti.
Il Paese ha bisogno di una nuova classe dirigente, il dato anagrafico è irrilevante, che non emerge per tre ragioni:
1) Cattivo sistema politico-elettorale (ne ho parlato sopra)
2) Assenza di meritocrazia e trasparenza in quasi tutte le organizzazioni pubbliche e private di medio-grandi dimensioni
3) Carenza di esempi virtuosi anche fuori dal mondo della politica e dalle amministrazioni pubbliche.
Per queste ragioni scarseggia in Italia la leadership che a sua volta produce sfiducia, rassegnazione fatalista, depressione sociale e, di conseguenza, inibisce lo sprigionamento della creatività imprenditoriale e favorisce la fuga di cervelli. La società ne risente e la crisi si acuisce. Ma basta togliere le Province ed il problema è risolto! Ma per risparmiare di più perché non tagliamo le Regioni, lo Stato, basta mettere una sola persona al comando e risolviamo tutti i problemi! Naturalmente è una provocazione!

 

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Data pubblicazione : 30/03/2014 14:39
Scritto da : Saturnino Di Ruscio, Consigliere Provinciale
Commenti dei lettori
4 commenti presenti
  • Carlo Labbrozzi

    03-04-2014 18:57 - #4
    Le considerazioni che Di Ruscio esterna meritano più di un semplice scambio di opinioni sul sito che gentilmente ci ospita. Sarebbe certamente utile un approfondimento ed un dibattito su quanto è accaduto nel mondo politico nazionale e sulla sua rinuncia e sulla sua incapacità a governare gli Stati e tutte le sue articolazioni periferiche a favore di un establishment finanziario. Nel condurre questa analisi è disponibile una ampia e dettagliata bibliografia che descrive e spiega quanto sia accaduto. Partendo dall’ estate del 1989, pochi mesi prima del crollo del muro di Berlino, si narra di un incontro a bordo dello yacht Britannia al largo dell’ isola d’ Elba, tra esponenti di potentati economici europei, lobbyes, alti funzionari di Stato, Banchieri di tutta Europa.(..). Oggetto dell’ incontro erano le privatizzazioni degli enti di Stato: ENI, IRI, EFIM, Telecom ecc., tutto quello che lo Stato aveva costruito nel dopoguerra e che non rispondeva certamente ad una economia di mercato selvaggio e globale come si voleva. Naturalmente l’ ostacolo a tale processo di cessione di beni dello Stato erano gli esponenti politici in quel momento in carica ed i partiti che li esprimevano, quindi era necessario liberarsi di entrambi: gli uomini ed i partiti. Inoltre poiché il processo di privatizzazione o più precisamente di acquisizione dei beni dello Stato, richiedeva tempi lunghi e libertà di azione, senza i condizionamenti della politica, era necessario che la stessa fosse il meno influente possibile. Da lì parti l’azione di eliminazione sistematica di tutta una classe dirigente. Poco dopo infatti il ciclone tangentopoli eliminò tutti i vertici delle aziende di stato, tutti i segretari dei partiti di governo e tutti i partiti. (..). Da allora, tutto quello che poteva essere fatto per indebolire la democrazia rappresentativa e la rappresentanza popolare, arrivando all’ assurdo di costituire governi né eletti, né legittimati dagli elettori, è stato fatto. L’ assenza dei partiti non ha consentito quella selezione di classe dirigente politica necessaria ad individuare le migliori intelligenze, lasciando spazio agli incolti, a chi ha saputo urlare piuttosto che ragionare. Le cariche elettive di parlamento e regioni sono state compensate a dismisura a condizione che i manovratori non venissero disturbati. La vicenda della nostra sfortunata provincia né è testimonianza. Basta ricordare quello che il Consiglio regionale delle Marche è stato capace di votare nell’ esprimere un parere richiesto da un decreto varato dal governo Monti, poi peraltro risultato incostituzionale, per comprendere quanto gli eletti siano lontani dalle popolazioni che amministrano e dai loro effettivi bisogni e non abbiano un minimo di cultura giuridica arrivando ad esprimere pareri “contra legem”. Oggi l’eliminazione delle province viene sbandierata come se fosse un trionfo della democrazia. E’ un grave errore questo, erano le Regioni a dover essere riviste e ripensate e non le province, ente vicino alle popolazioni ed enormemente meno costosi. A salvaguardia delle province furono prese iniziative, supportate peraltro da autorevoli pareri, certamente necessarie e condivisibili, ma purtroppo non sufficienti. L’azione doveva essere anche politica, facendo in modo che il parlamento si impegnasse a ridisegnare una architettura complessiva dello Stato, certamente più moderno e meno pesante e non si limitasse a cancellare per decreto le province su indicazione di una istituzione finanziaria sovranazionale. Ma può un parlamento di nominati avere la libertà e l’ indipendenza di tale iniziativa? Certamente no !!! Sono d’accordo con Di Ruscio sullo stato della attuale rappresentanza politico amministrativa, ma per quanto sia necessario e non più rinviabile vedo complicato e difficile far emergere personalità e una nuova classe dirigente degna di tale nome. Se nelle recenti e poco edificanti vicende dell’ urbanistica fermana un ex assessore vice sindaco, che avrebbe comunque dovuto vigilare sull’ attività di tutta l’amministrazione comunale, ricordo che la Giunta è un organo collegiale, a fronte di osservazioni fatte da persone esperte nel settore e portatrici di consolidata esperienza amministrativa , definisce come ritorno dei ….fossili…tali persone, credo che non ci sia da andare lontano. In queste mie considerazioni forse ho spaziato un po’ troppo, ben venga un dibattito che approfondisca le ragioni e la necessità di una buona politica.
  • Paolo Bartolomei

    01-04-2014 18:13 - #3
    Le province non vanno eliminate, ma vanno riformate, migliorandone e ottimizzandone il funzionamento. La Provincia di Fermo, essendo più recente, ha un costo pro-capite dimezzato rispetto alle province vecchie (è il concetto di "provincia leggera" di cui si parlava anni fa). Basta adeguare tutte le altre 105 province italiane a quella di Fermo e si otterrebbe un risparmio consistente, senza ridurre la democrazia e la rappresentatività elettorale. Invece è proprio quest'ultima cosa che si vuole, e non ci sarà alcun risparmio. Concordo su ogni passaggio dell'articolo e dei commenti dei signori Strovegli e Grilli. Comunque c'è ancora un Parlamento che deve approvare la riforma (finché non lo eliminano del tutto per risparmiare!) e mi pare che il DDL Del Rio sulla riforma delle province debba essere convertito in legge entro il 5 aprile, altrimenti decadrà (come accadde per quello di Monti del 2011). Io mi auguro che in Parlamento ci sia ancora un pizzico di buon senso e responsabilità civile per salvare l'Italia.
  • Amedeo Grilli

    31-03-2014 12:46 - #2
    Cesetti non deve essere lasciato solo in questa sua lodevole e condivisibile levata di scudi contro la sterilizzazione delle province. Bene ha fatto Di Ruscio ad argomentare condividendo le affermazioni di Cesetti. Io non conosco la galassia dei consiglieri provinciali d'Italia e tanto meno quelli della Provincia di Firenze, che Renzi ben conosce per averla presieduta, da cui il presidente del consiglio ha probabilmente tratto lo spunto per offendere e mortificare il ruolo di chi fa politica nelle amministrazioni provinciali. Io conosco la provincia di Fermo, i suoi amministratori e la qualità dei servizi che offre. Tutti hanno dato prova di capacità ed efficienza con ricadute positive nel territorio. Vantarsi di " mandare a casa" chi ha dato prova di buona amministrazione e chi, con costi contenuti, è riuscito a mantenere servizi vicini al territorio è indice di ingenerosità oppure di demagogia e cattiva informazione . Il fatto che, dopo l'approvazione della legge sullo svuotamento delle province, i titoli dei giornali disputassero con ampi ventagli di cifre la vera entità dei risparmi la dice lunga sul vero contenuto del provvedimento. I risparmi non riescono ad individuarli nemmeno quelli che hanno pensato il provvedimento,si vuole tagliare le province solo per far sopravvivere i veri centri di spreco che sono altrove. E' pura demagogia che distrugge quello che funziona, è utile e costa poco, si tagliano servizi vicini alla gente per seguire un'onda emotiva. Sarà tardi quando ci accorgeremo che significa smontare una organizzazione amministrativa che ha 150 anni di storia, come la provincia, e che costituisce la vera identità sovracomunale dei territori. Colgo l'occasione per testimoniare stima e gratitudine alla provincia di Fermo per quanto ha fatto e per quanto mi auguro possa ancora fare per la crescita del territorio
  • Mauro Strovegli

    31-03-2014 10:38 - #1
    Di Ruscio ha ragioni da vendere, ci prendono per il naso con la scusa del risparmio. Il lavoro che svolge la provincia (vicina ai cittadini) qualcuno lo deve pur fare e quel qualcuno non farà di certo volontariato date le responsabilità istituzionali che dove assumersi. Bisogna pur dire che le provincie rappresentano una civiltà antica che ci perviene dall'antica Roma, toglierle significherebbe quindi interrompere "la storia", un sistema di gestione territoriale garantito da millenni. Le regioni sono sorte da pochi anni e i politici degli anni settanta, con l'istituzione di esse credevano di migliorare la governabilità, avvicinando di fatto alle esigenze dei cittadini un governo appunto regionale. Ci siamo ritrovati quindi a pagare le tasse tradizionali e in più quelle imposte dal governo regionale. Via le regioni e ripassare tutto ai comuni , alle provincie e allo stato come prima perché così facendo, a mio modesto parere, l'Italia pian piano si risolleverà tagliando dei costi enormi ed inutili.
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