Sanità
"La disabilità non come malattia ma come fattore che favorisce l'inclusione". Apre a Campofilone il quarto Centro Socio Educativo Riabilitativo della Provincia

Si arricchisce la rete dei Centri Socio Educativi Riabilitativi diurni della Provincia di Fermo e dell'Ambito Territoriale Sociale XIX: alle due strutture già presenti nel capoluogo (quella di Montepacini e la Bottega delle Idee) e a quella di Servigliano (L'albero dei Talenti) se ne aggiungerà una quarta a Campofilone, che è stata ufficialmente presentata questa mattina in conferenza stampa e che comincerà le proprie attività a partire da lunedì prossimo.

Un centro, quello di Campofilone, che sarà naturalmente chiamato a dare risposte non soltanto alle esigenze della comunità cittadina, ma a quelle di tutta la Valdaso. “Questi progetti nascono quando si mettono insieme tanti pezzi di uno stesso puzzle – commenta il padrone di casa, il sindaco di Campofilone Ercole D'Ercoli - e quando tanti soggetti lavorano ad un obiettivo comune dimostrandosi capaci di ascoltare le esigenze delle persone e di fornire delle risposte efficaci”.

 

Al progetto hanno infatti collaborato in maniera sinergica il Comune di Campofilone, l'Ambito territoriale XIX con in prima linea il suo comitato dei sindaci, l'Area Vasta 4 e l'Asur Marche.

“Le nostre esperienze come amministratori sono necessariamente delle parentesi che hanno un inizio e una fine – sono le parole di Paolo Calcinaro, primo cittadino di Fermo e presidente del Comitato dei sindaci dell'Ambito sociale XIX – ma le vere soddisfazioni si hanno quando si portano a casa obiettivi come questo: servizi utili alla società che rimangono nel tempo”.

 

Il centro, che ospiterà 18 ragazzi, ha una superficie di 190 mq, dispone anche di un terreno esterno destinato al giardinaggio e ad un'area relax all'aperto ed è stato realizzato in un immobile di proprietà della Parrocchia di San Bartolomeo, che l'ha ceduto in comodato d'uso gratuito al Comune di Campofilone: da lì è partito un lungo progetto di riqualificazione e recupero della struttura che ha permesso di arrivare all'apertura.

 

Ma che cos'è di preciso un Centro Socio Educativo Riabilitativo diurno (CSER)? Si tratta di un servizio territoriale, aperto alla comunità locale, per svolgere funzioni di accoglienza, sostegno e socializzazione mediante iniziative ed attività idonee a promuovere lo sviluppo dell'autonomia personale e il processo di integrazione sociale dei soggetti in condizione di disabilità medio-grave e grave che abbiano adempiuto all'obbligo formativo previsto dalla legislazione scolastica vigente.

In una prima fase, le attività laboratoriali del nuovo istituto di Campofilone saranno aperte anche agli altri centri e ci saranno pure attività ed eventi a cui potrà partecipare la cittadinanza: “La disabilità deve essere vista non come una malattia, ma come un fattore che favorisca l'inclusione” - ha affermato Licio Livini, direttore dell'Area Vasta 4, sintetizzando efficacemente lo spirito con il quale si cerca di lavorare nei Cser.

Il centro di Campofilone non rientrava nella programmazione regionale, ma in quella territoriale ed è stato quindi realizzato con risorse dell'Asur locale. Il dottor Giovanni Feliziani, responsabile dei servizi di integrazione-socio sanitaria, ha voluto sottolineare proprio l'importanza delle attività territoriali rispetto a quelle ospedaliere: “Nelle Marche ci si accapiglia spesso sul dove e come realizzare gli ospedali, ma quasi mai in merito alle programmazioni delle attività territoriali – spiega - eppure abbiamo 16 mila posti di servizi territoriali e residenziali e il 60% delle nostre attività è svolto a livello territoriale e non ospedaliero. Quando il territorio desterà più interesse rispetto agli ospedali avremo vinto una battaglia di civiltà”. “Questo centro è un altro tassello di una rete che va piano piano a completarsi. La domanda di salute viene innanzitutto dal territorio ed è proprio quest'ultimo che dà la prima risposta – ha confermato il direttore del distretto sanitario Vincenzo Rea – tranne per i casi di acuzie che vengono direttamente presi in carico dagli ospedali. E' quindi importante dare risposte che coniughino qualità e sostenibilità”.

Naturalmente, ha spiegato sotto quest'ultimo punto di vista lo stesso Feliziani, è impossibile che tutti i comuni abbiano una propria struttura come questa, perché sarebbe diseconomico e renderebbe impossibile fornire servizi efficienti: fondamentale è quindi il ruolo dei sindaci, che devono sempre più abituarsi a pensare insieme e a portare avanti programmazioni aggregate.

 

Alla procedura di gara per l'affidamento del servizio di gestione del centro hanno partecipato sette ditte, ma a spuntarla è stata la cooperativa COOSS Marche di Ancona (che ha una sede distaccata a Fermo, ndr), che gestisce già gli altri tre CSER della Provincia di Fermo, oltre ad altri centri di territori limitrofi.

La coordinatrice del centro sarà la psicologa Gloria De Luca: “Abbiamo grande entusiasmo, energia, motivazione e passione da mettere in gioco per fornire un servizio importante a tutto il territorio – spiega prima di concludere con una similitudine – Vogliamo essere una sorta di piccolo Colosseo, con tante porte aperte verso l'esterno per far sì che le persone possano venire a visitarci e a vedere i lavori che i ragazzi realizzeranno”.

 

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Data pubblicazione : 26/01/2018 13:24
Scritto da : Andrea Pedonesi
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