IN PRIMA FILA: Justice League, andare a vederlo o meglio di no?

Ormai abbiamo capito quali sono gli ingredienti essenziali per un film di supereroi: uno o più supereroi, appunto. Un cattivone. Uno o più gregari. Una situazione sull’orlo del baratro. Un’intuizione geniale in grado di risolvere il tutto. Siamo tutti abituati alle scintillanti armature e alle battute taglienti di Iron Man, alias Tony Stark, alle ragnatele impolverate dello “stupefacente Spider Man di quartiere”, alla brutale e incontrollata forza di Hulk e agli svenimenti e ai sospiri di ogni gentil donzella alla vista di Thor.

IN PRIMA FILA: Justice League, andare a vederlo o meglio di no?

Ma oggi, con la JL, la “Justice League”, ultima fatica di Zack Snyder (ei fu “300”) siamo ben lontani dalla spettacolarità degli “Avengers” o dalla meraviglia del puro spasso regalatoci ad ogni nuova pellicola de “I guardiani della Galassia”. Superman è morto. La terra è minacciata da un così enorme pericolo che nemmeno Batman riesce a contrastarlo, anche con i suoi profitti multimiliardari: l’età avanza, e zio Ben Affleck ci prova di nuovo.

 

Dopo il braccio di ferro contro Superman in “Batman vs. Superman”, Bruce Wayne vuole formare un’alleanza in grado di combattere il nuovo nemico. Tutta un’altra cosa rispetto alla credibilità e alla veridicità dei film sul “Cavaliere Oscuro” di Nolan.

 

Fin qui niente di nuovo. Ma il brizzolato attore/regista ce la mette tutta, provando a difendersi: in verità meglio da strani nemici volanti, che dagli anni che passano, proponendo una recitazione seriosa del supereroe di Gotham, ma offeendo un cinquantenne contratto, grumoso e sempre molto impacciato, proprio come lo sfondo in cui ruota tutta la vicenda, avulso dalla plausibilità dei film “Marvel”.

 

Il cattivissimo Steppenwolf va però fermato e compaiono così sulla scena, un insieme di supereroi, che spesso e volentieri, solo il sottosuolo nerd o i grandi appassionati di fumetti, conoscono: assistiamo così ad una nuova interpretazione del celeberrimo Flash, incrocio poco convincente tra il personaggio eccentrico e forzatamente simpaticone di Quicksilver degli X-men (tutti e due superveloci) e il ragazzino ancora digiuno di battaglie galattiche, facendo poi la conoscenza di Cyborg, gigantesca macchina tecnologica che balbetta qua e là, qualche frecciatina ad Aquaman, dispensando sorrisoni sornioni ma offrendo uno dei pochi ruoli solidi all’interno gruppo.

 

Menzionando Aquaman, molto di più, muscoli, barba incolta e capelli spettinati a parte (cugino IT della Famiglia Addams), ci saremmo aspettati dal buon Kal-Drogo, alias Aquamam: Jason Momoa, il brutale re dei Dothraki de “Il Trono di Spade”, qui solo belloccio “atlantideo” dagli occhi vitrei, viene relegato ( non solo dal lazo di Wonder Woman) ad un ruolo da gregario, in totale assenza di caratterizzazione e digiuno dall’utilizzo delle sue potenzialità (acqua nel deserto? Mah!)

 

A tenere a galla il gigantesco hawaiano e la sua combriccola di amici c’è invece la presenza della divina Gal Gadot: Wonder Woman è già alla seconda apparizione cinematografica e il passaggio dalla passerella al grande schermo, non sembra aver inibito lo charme della modella israeliana, sempre più a suo agio nei panni della amazzone, alla quale il regista affida il compito, più che mai mascolino, di sfidare in singolar tenzone, quindi a colpi di spada e corda, il nemico venuto dallo spazio. Quando tutto sembra perso, giungono i rinforzi.

 

O meglio l’unico necessario e bastevole: Superman. Prima di Herny Cavill, già Tom Welling nella serie TV “Smallville” e Brandon Routh, avevano tutti già provato, fallendo miseramente, nel tentativo di dare un viso convincente al supereroe kriptoniano. Per chi come me è nato e cresciuto negli anni 80, il volto del cuore nobile di Clark Kent, rimane solo quello del compianto Christopher Reeve: unico attore in grado di rendere la bontà, la fragilità e l’umanità del più forte tra i supereroi, senza farlo necessariamente sembrare un bambolotto stile Ken di Barbie.

 

Un problema contro il quale la premiata ditta Snyder-Cavill (al terzo film insieme) naufraga letteralmente. Il tentativo di emulare, o meglio in questo caso, scimmiottare, i supereroi Marvel siano essi gli Avengers, i Guardiani della Galassia o addirittura gli X-men, si schianta nella poca convinzione degli attori, forse mal organizzati e poco guidati da un opaco Zack Snyder: ci si aspettava di più dalla DC, le cui atmosfere dark mancano di background dei personaggi e di una loro caratterizzazione.

 

Nessuno di noi conosceva i Guardiani della Galassia, eppure molti di noi ricordano la vivacità, il brio e la freschezza delle loro battute. Della Justice League forse ricorderemo tutti i loro predecessori, pregando che possano partecipare al sicuro sequel.

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Data pubblicazione : 17/11/2017 18:03
Scritto da : Giovanni Robert
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