Carosello
"Napoli Velata", un film per scoprire Napoli attraverso una cortina di fumo invalicabile

Nel giorno della scomparsa di Pino Daniele avvenuta ormai tre anni fa, ci occupiamo della nuova fatica di Ferzan Ozpetek: “Napoli Velata”. Il viaggio della protagonista, Giovanna Mezzogiorno, si snoda nella magnificenza della città di Napoli, di cui il regista offre alcune tra le visioni più suggestive e commoventi: l’esperienza sensoriale ed estetica però non basta a condurre lo spettatore in salvo.

La pellicola di Ozpetek, più che velata, è circondata da una cortina di fumo denso e invalicabile, dove l’unico a comprendere il senso della vicenda sembra proprio essere il regista stesso.

 

Quella tra il regista e lo spettatore, è un’incomunicabilità palese, fatta di difficoltà nella decriptazione di codici e simboli, anche e soprattutto della tradizione napoletana, incontri confusionari con “stranger things”come nani, eccentriche vecchiette e profetesse che ricordano “Jabba the Hutt” di “Star Wars” che le Wanna Marchi de’ noantri.

 

Gli anni passano e Ozpetek lancia nella mischia una Giovanna Mezzogiorno, ossidata, robotica, molto più a suo agio nelle coraggiose scene di nudo che non in quello che dovrebbe essere il suo pane quotidiano. L’oro di Napoli è il biondo brillante di Alessandro Borghi, che abbiamo già incontrato in “Suburra” (produzione Netflix) e in “The Place”, l’ultimo film di Paolo Genovese: la duttilità e la capacità di adattamento a qualsiasi scena propostagli, rendono questo attore un serissimo candidato ai futuri David di Donatello, il maggior riconoscimento del cinema italiano e lo consacrano a futura stella del firmamento attoriale italiano.

 

La schizofrenia alla quale il regista turco lo sottopone, avrebbe potuto mettere in difficoltà molti, ma non il giovane Borghi, che interpreta magnificamente due gemelli, capovolgendosi e trasformandosi con un uno facilità e una bravura disarmante.

 

Immergersi nella labirintica passeggiata di Ozpetek può nuocere gravemente alla salute, un po’ come il fumo che avvolge la pellicola: si può sempre provare a fare un tiro, guai a rimanerne dipendenti!

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Data pubblicazione : 04/01/2018 17:42
Scritto da : Giovanni Robert
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