Pinsa, la specialità laziale che fa concorrenza alla pizza

Il nome pinsa deriva da “pinsare”, declinazione latina di “pinsere”, cioè allungare, tirare, stirare. Infatti, si tratta di una via di mezzo fra una pizza e una focaccia, alta circa due centimetri. La forma è ovale, con numerose cavità in superficie, che contribuiscono a darle una consistenza croccante esternamente, ma morbida internamente. Viene fatta lievitare a lungo (il tempo minimo, infatti, è di 24 ore, ma in alcuni casi si arriva alle 150 ore!), e spesso l’impasto viene salato e arricchito con erbe aromatiche. I tempi di lievitazione variano a seconda della miscela di farina, perché un mix più forte ha bisogno di maggior tempo per rendersi digeribile. Non si tratta di una rivisitazione regionale della nota pizza napoletana, ma di una vera e propria ricetta a sé: infatti, già nel libro VII dell’Eneide di Virgilio, datato I secolo a.C., si trovano riferimenti a questo piatto tradizionale. Quando Enea, insieme al figlio e ai comandanti militari, arriva nelle campagne dell’attuale Lazio, viene accolto con una versione primitiva di questo piatto dal re Latino e da sua figlia, la famosa Lavinia. Si trattava di un piatto consumato dai contadini che lavoravano fuori dalle mura romane, che sfruttavano una combinazione di semola ricavato dagli scarti della macinazione per cucinare un prodotto altamente energico, ma facile da digerire. Ovviamente, la versione moderna è solo una rivisitazione della ricetta originale dell’antica Roma, avvenuta con l’avvento di nuovi ingredienti.​

Pinsa, la specialità laziale che fa concorrenza alla pizza

La ricetta è comunque molto diversa da quella della pizza, a partire dal tipo di farina usata: infatti, non si usa solo farina di frumento, ma anche di soia e riso, e viene lievitata usando la pasta madre. Questo perché la soia aiuta a conferire friabilità all’impasto, mentre il riso ha una forte capacità di trattenere i liquidi, contribuendo alla leggerezza e a prevenire l’eccessiva disidratazione in fase di cottura. L’acqua rappresenta circa l’80% di una buona pinsa, al contrario della pizza, dove raramente si supera il 50/60%.​ ​

Questo, unito all’uso di pasta madre essiccata, rende la pinsa molto più digeribile della pizza. Un’altra differenza sta nella lavorazione a freddo: la pinsa ha bisogno di acqua fredda per essere impastata, e anche la lievitazione deve avvenire in frigo. Nel passato, venivano usate le ghiacciaie, particolari strutture del sottosuolo. La presenza di farine alternativa riduce calorie, carboidrati e grassi, ed aumenta fibre e proteine. Si tratta di un prodotto che ha iniziato a diventare famoso circa 10 anni fa, e che oggi si può incontrare nelle principali città italiane, ma anche fuori dal Belpaese. Non solo, molti ristoranti consegnano ormai anche a domicilio grazie a servizi quali Deliveroo che copre le principali città italiane come Milano e Roma, così da offrire una vera alternativa alla classica pizza da asporto tipica della tradizione italiana.

 

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Questo piatto ben si presta a tutti i tipi di accompagnamento, non solo i classici salati, come mozzarella e prosciutto, ma anche le versioni più fresche o quelle dolci, come la marmellata. Si tratta inoltre di un piatto di base vegano, quindi scegliendo il condimento giusto si possono mettere d’accordo tutti, anche gli amici più attenti all’alimentazione naturale!

 

 

 

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Data pubblicazione : 30/04/2018 09:39
Scritto da : Redazione
Tags : pinsa carosello
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