cultura
La mente mia s’invola: Fortunato Duranti (1787-1863) artista visionario fra le Marche e Roma. LA VISITA VIRTUALE DELLA MOSTRA

Nuova mostra rivelazione nelle Marche con la splendida città di Fermo che porta all’attenzione del grande pubblico l’artista e collezionista ottocentesco Fortunato Duranti in occasione del 150° anniversario della morte.
“Artista di genio stravagante”, “singolare ottocentista”, “espressione di una eroica scapigliatura neoclassica”: queste sono le definizioni di alcuni fra i più illustri critici del Novecento riferite alla figura del Duranti, artista del quale si conservano nelle maggiori collezioni italiane e straniere più di tremila disegni e soltanto pochissimi dipinti.

La mente mia s’invola: Fortunato Duranti (1787-1863) artista visionario fra le Marche e Roma. LA VISITA VIRTUALE DELLA MOSTRA

L’evento, che si svolge sotto l’egida della Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea e gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è promosso e organizzato dal Comune di Fermo, di Montefortino e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo e dalla Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Marche ed inoltre è sostenuta dalla Regione Marche e dalla Provincia di Fermo fino al 9 settembre.
Nato a Montefortino nel 1787, grazie all’appoggio del cardinale Bernardino Onorati, giungeva a Roma prima del 1807 per studiare presso l’abate Conti, maestro ben presto trascurato dal giovane artista che preferiva confrontarsi con quanto di più aggiornato si andava realizzando nell’Urbe, in modo particolare con la produzione di Felice Giani, impegnato dal 1812 nella decorazione del Palazzo del Quirinale. Dopo una sfortunata missione in Austria organizzata per procedere alla vendita di vari dipinti antichi, Duranti restò a Roma dove, pur dedicandosi prevalentemente al commercio antiquario, continuò instancabilmente a disegnare, dando vita ad una sorta di diario interiore che registra, a far data dagli anni Trenta, una progressiva forma di alienazione mentale che lo porta a disegnare instancabilmente e a completare i suoi fogli con iscrizioni deliranti, spesso indecifrabili.
Rifacendosi agli studi grafici di Luca Cambiaso, Duranti adotta uno “stile quadrato”, come lo hanno definito Emilio Lavagnino e Lorenz Eitner, una sorta di stenografia disegnativa che nel corso degli anni Quaranta perde progressivamente la sua connotazione geometrica per assecondare con fremente vitalità il delirio mentale dell’artista, le cui ultime opere esprimono la stessa tensione visionaria di quelle di Füssli o di Blake. Costantemente in bilico fra la ricercata armonia dell’arte neoclassica e il furor creativo del Romanticismo, Duranti trasfonde nei suoi disegni le proprie inquietudini esistenziali, anticipando umori ed esperienze emotive dell’arte del Novecento.
Più di mille disegni si conservano a Fermo, presso la Biblioteca Comunale mentre a Montefortino, nel Palazzo Leopardi, è allestita la sua ricca collezione di dipinti che rispecchia i gusti eclettici di un connoisseur curioso: le tavole di Perugino e Lorenzo di Credi, le tele di Giaquinto e Conca, le nature morte di Spadino e Munari, le opere di Luti, Untepergher e Camuccini danno infatti vita ad una collezione inaspettata nel bel borgo affacciato sui Sibillini.
Circa 50 fogli dell’artista marchigiano scelti fra i più rappresentativi del suo articolato percorso grafico e alcune delle sue rare tele saranno messi a confronto con i dipinti degli artisti antichi e moderni ai quali Duranti si è ispirato: le opere di Giani, Camuccini, Minardi e Canova evidenzieranno il rapporto con i maggiori artisti del suo tempo, mentre le tele di Giulio Romano, Luca Cambiaso e degli artisti marchigiani del XVI secolo potranno ben rappresentare i suoi interessi per l’arte del Rinascimento che si inquadrano anche nella attività antiquaria che gli garantì di vivere con una certa agiatezza.
I prestiti concessi dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal Museo Nazionale Palazzo Mansi di Lucca, dal Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa, dalla Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, dalla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo e dalla Fondazione Cavallini Sgarbi di Ro Ferrarese consentiranno di effettuare un inedito percorso attraverso l'arte italiana dalla fine della stagione tardo barocca all'affermarsi dei primi fermenti romantici.
Questi confronti con le opere dei maggiori artisti contemporanei e del passato che Duranti ha tenuto presenti nell’elaborare la sua complessa trama di relazioni figurative che emergono dalla vastissima produzione grafica del pittore di Montefortino, fanno di questa mostra un evento che riesce a coniugare la valorizzazione del territorio e delle sue personalità di maggior spicco con il contesto nazionale ed internazionale, allargando la notorietà dei beni culturali conservati nelle Marche ad una platea di vasto respiro.
Un’altra “chicca” rende unica e straordinaria la mostra. Nella sezione “Duranti e l’antico” per l’occasione saranno riesposti i due più importanti reperti di epoca romana della collezione archeologica fermana: la testa di Augusto recentemente restaurata grazie al contributo di “Steca Energia” ed esposta in occasione delle “Giornate FAI di Primavera” 2014 e la colossale testa di divinità, probabilmente Giove, restaurata grazie alla munificenza della Giunta Comunale che l’ha restituita dopo anni alla pubblica fruizione.

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Data pubblicazione : 02/08/2014 09:23
Scritto da : prof. Stefano Papetti, storico dell'arte
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