cultura
Torna l'appuntamento con Non a Voce Sola, la rassegna di filosofia, musica e letteratura dell'estate marchigiana

Non a Voce Sola, rassegna di filosofia, letteratura, poesia, musica e arti ritorna a illuminare di luce eterea l’estate marchigiana e adriatica tra luglio e ottobre, con una nuova edizione per l’anno 2018 che vede coinvolti 15 comuni e 5 province, e oltre 25 ospiti illustri ad animare il tema che quest’anno è stato scelto per animare il dialogo fra i generi, cuore pulsante della rassegna, ovvero l’Ordine Simbolico.

Torna l'appuntamento con Non a Voce Sola, la rassegna di filosofia, musica e letteratura dell'estate marchigiana

I comuni che hanno voluto essere coinvolti in questa scoperta collettiva dell’Ordine Simbolico e nella sua declinazione femminile, sparsi tra le province di Macerata, Pesaro-Urbino, Ancona, Fermo, sono stati Macerata, Civitanova Marche, Mondolfo, Numana, Ancona, Porto Recanati, Giulianova, Loreto, Montecosaro, Treia, Matelica, Sant'Elpidio a Mare, Montegranaro, Tolentino  e Fano. Non è mancato il sostegno intellettuale e il patrocinio ufficiale di enti illustri delle Marche, quali la Regione Marche, la Commissione Pari Opportunità Regionale, l’Università di Macerata, l’Università di Camerino,  l’Università Politecnica delle Marche e l’ISTAO.

Altri partecipanti essenziali che hanno creduto fortemente nel progetto di Non a Voce Sola 2018 sono stati gli sponsor grandi e piccoli, Gissy Shoes, Sollini, MS Auto, ELSAMEC, Menghi, Tacchificio Valdichienti Plast, CoFace, EROS manifatture, Quota CS, Grafiche Zizzini, Simonelli Cinture, Roana, Nuova Simonelli, Macero Maceratese, DAMI, Rosis, SEAM, Fisiomed ed Edilcasa Caccamo. Protagonisti però saranno stavolta soprattutto 20 ospiti illustri, tra cui potremmo citare la storica e giurista Eva Cantarella, la scrittrice Lucia Tancredi, il filosofo Umberto Galimberti, l’autrice televisiva Serena Dandini, la pluripremiata romanziera Dacia Maraini, il professor Giulio Giorello, il filosofo e musicista Massimo Donà, l’attrice Lella Costa, la scrittrice e opinionista Barbara Alberti, il rocker Cristiano Godano, la giornalista e inviata di guerra Giuliana Sgrena, lo psicologo Paolo Crepet, la romanziera e politica Lidia Ravera, la regista cinematografica Mariantonia Avati, la scrittrice Cristina Battocletti, l’attrice Michela Andreozzi e la freelance Lucrezia Sarnari,chiamati a dire la loro e a dialogare con l’attento pubblico di Non a Voce Sola su un tema fortemente filosofico come l’Ordine Simbolico.

Con Ordine Simbolico, soprattutto inteso al femminile, potremmo indicare, assieme alla filosofa e teorica Luisa Muraro, quel complesso di idee di sé e di rapporti gerarchici fra esse che designano la donna all’interno della cultura di una società.

L’ordine simbolico, secondo la Muraro, ha forti ripercussioni sull’ordine sociale che poi si viene a creare nella comunità e che caratterizza spesso la subordinarietà e la “sterilità” della figura femminile nelle società di stampo patriarcale. Ciò avviene in quanto la simbologia identitaria del maschile annulla simbolicamente l’identità propria della donna, a partire da quella sessuale, che è semplicemente tradotta come non-maschile, un vuoto d’aria in una fessura inerme che deve essere riempita e dominata dal maschile per acquistare vita, senso e un’identità mediata. Ciò si traduce, secondo la Muraro, in un rapporto spezzato fra madre e figlia, ovvero alla figlia non viene insegnato ad essere figlia di una madre, ma solo di un padre, passando per un riproduttore neutro quale la donna; alla figlia non viene insegnato ad amare e a riconoscere la madre come figura generatrice, con una propria identità e con una propria dignità che le vengono dalle madri precedenti, dalla sua discendenza al femminile, ed è per questo che a livello di capacità di azione all’interno dell’ordine simbolico la figlia è sterile, e non sa di avere un’identità, di poter generare simboli diversi da quelli dell’uomo, e di poter trasmettere questa capacità nell’ordine simbolico a sua figlia: nasce semplicemente incapace di pensare e di essere. Questo si riversa direttamente nella lingua, in qui la maggioranza delle parole che simbolicamente indicano il femminile, sono solo variazioni di desinenze dal concetto base, che viene sempre designato al maschile.

Essere capaci di essere, e quindi di avere competenza all’interno dell’ordine simbolico di una cultura, vuol dire per le donne, ieri come oggi, avere consapevolezza di sé, della propria differenza dal maschile a livello simbolico e culturale, e, soprattutto, di poter tradurre questo nella vita sociale come rifiuto della dipendenza e subordinazione gerarchica dal maschile.

Miglior Vate della storica e giurista Eva Cantarella, coadiuvata dall’intervista di Lucia Tancredi, non si sarebbe potuto trovare per aprire degnamente la riflessione di Non a Voce Sola sull’Ordine Simbolico.

Eva Cantarella, che inaugurerà la rassegna a Macerata il 4 luglio alle 18,15, presso Palazzo Buonaccorsi a Macerata, non è solo una Professoressa emerita di Diritto Antico dell’Università di Milano, Esperta di Storia Giuridica delle Donne nell’Antichità a livello internazionale tra le Università di Berkley, Heidelberg, Austin e New York, ma anche la prima studiosa ad essersi occupata in Italia della Storia delle Donne nell’Antichità come scienza autonoma.

Cercando proprio le origini a livello di ordine simbolico del delitto d’onore, che si approntava a combattere negli anni ‘70, Eva Cantarella ha intuito l’origine di tale delitto in una visione simbolica subordinata della donna nel mondo romano che si è perpetuata fino ad oggi nella cultura italiana, e ha cominciato a dedicare studi e saggi, poi divenuti celeberrimi, al tema, come L’Ambiguo Malanno, Passato Prossimo, L’Amore è un Dio, Dammi Mille Baci, La Vita delle Donne a Roma, e, infine il suo ultimo Come uccidere il padre, un libro dedicato non solo al desiderio e malattia cronica dei giovani romani che volevano arrivare all’indipendenza economica e giuridica, come la definiva Paul Veyne, ma soprattutto al desiderio della gioventù antica (e forse anche di quella moderna) di perpetrare un necessario omicidio simbolico, che vede il padre non più come figura dominante ed unica dell’ordine simbolico, ma come re spodestato che deve lasciare il campo a nuove generazioni di uomini e donne, madri e padri che creino un ordine nuovo basato su differenze e mediazioni tra pari. 

 

 

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Data pubblicazione : 28/06/2018 09:27
Scritto da : Redazione
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