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FUM. Terminato il murale dell’artista Paolo Bazzani in via Agnozzi: “Un denuncia contro la tecnologia e un invito all’evoluzione spirituale”. FOTO

Uno dei murales che fanno parte di FUM “Fermo Urban Museum”, il progetto di aggregazione giovanile che si pone l’obiettivo di favorire lo sviluppo di competenze artistiche e di sensibilizzazione sociale e civile nel mondo giovanile fermano utilizzando la comunicazione della Street Art come strumento di valorizzazione culturale del territorio, è stato realizzato da Paolo Bazzani.

FUM. Terminato il murale dell’artista Paolo Bazzani in via Agnozzi: “Un denuncia contro la tecnologia e un invito all’evoluzione spirituale”. FOTO

Paolo l’arte ce l’ha nel sangue. Nipote del poeta sangiorgese Lugano Bazzani, è l’unico muralista della Città e certamente tutti i fermani doc lo conoscono o lo hanno visto passeggiare almeno una volta lungo via Armando Diaz.

L'artista fermano ha iniziato il restauro del murale che fa parte del progetto FUM lo scorso 27 agosto e in 12 giorni lo ha terminato: una rappresentazione a tinte molto colorate, specchio del suo pensiero sulla vita.

L’abbiamo incontrato e, insieme a noi, ha ripercorso i suoi ultimi lavori e ci ha spiegato il significato del murale che ha realizzato in via Mario Agnozzi a Fermo, “una denuncia contro la tecnologia e la società odierna, con lo sguardo indirizzato invece alla ricerca spirituale, scopo della vita di ognuno di noi” ci spiega Paolo.

 

“Ho iniziato a fare murales nel 2009, sotto l’Amministrazione di Saturnino Di Ruscio – ci ha raccontato. A me piace dipingere, mi rappresenta, e volevo mettere la mia arte al servizio della città: un modo per poterlo fare era di contribuire al decoro urbano con i miei murales. Il primo che ho realizzato si trova nel sottopassaggio di San Giuliano, il secondo a San Francesco e poi ho fatto questo in via Agnozzi nel 2013. Grazie alla possibilità che mi hanno dato gli organizzatori di FUM, l’azienda Già Colors di Porto San Giorgio, che fornisce le tinte, e soprattutto l’Assessore alla Cultura Francesco Trasatti, sono riuscito a rimettere mano all’opera e riqualificarla. Dopo questo dovrei fare un murale per la Città in via Ficcadenti, nei pressi dei maxi parcheggi: la Giunta ha già approvato il progetto e stiamo aspettando l’autorizzazione paesaggistica.”

Paolo ha anche collaborato con scuole e associazioni: ha condotto diversi laboratori di pittura creativa con disabili presso l’Associazione La Crisalide di Porto Sant’Elpidio, due al CAG, Centro di Aggregazione Giovanile di Porto San Giorgio e ha avuto contatti con molte scuole del Fermano.

 

Ma torniamo a FUM. Il progetto comprende anche altri tre murales: uno a Santa Caterina, sul quale sta lavorando in questi giorni l’artista Francesco Valeri (che ha dipinto anche il sottopasso sangiorgese di via Oberdan); uno all’Ex Conceria a Molini Girola, eseguito dall’art director del progetto Giulio Vesprini e l’ultimo all’Istituto d’Arte, eseguito sempre da Vesprini insieme agli studenti che hanno partecipato al workshop.

Ma cosa rappresenta il murale che Paolo ha completato per il progetto FUM? “Come ho detto, avevo già realizzato il disegno privatamente nel 2013, ma le tinte utilizzate non erano delle migliori e nel giro di due anni il disegno si è scolorito – ci spiega. “Velo di muro di Maya” è la frase filo conduttore di tutta l’opera, il fulcro della filosofia di Schopenhauer, derivante dalla cultura indiana induista. Ciò che penso, e che ho poi tradotto nella pittura murale, è che la realtà è oscurata all’essere umano proprio da questo velo, che non permette di vedere altro se non ciò che normalmente percepiamo con i cinque sensi. Dunque solo una piccola percentuale di ciò che si trova intorno a noi viene recepito: a livello societario, questo rappresenta la nostra incoscienza di essere governati dalle tecnologie, che non ci permettono di avvicinarci all’unico scopo della vita: la ricerca spirituale.”

“Nel murale c’è anche la rappresentazione della Porta di Ishtar – prosegue Paolo. Per me ha un significato importante, quello del potere: non a caso sotto c’è la scritta ‘company number’ con un numero che su internet reindirizza al nostro Paese, identificandolo come una SPA.”

Poi molti altri messaggi che hanno una valenza importante per l’artista: “I pianeti che rimandano a una visione biblica dell’universo; il simbolo dell’Om, dal quale è partita la vibrazione principale del Cosmo; i bracci meccanici che rappresentano appunto la tecnologia e che ci prelevano e ci addormentano l’anima; un libro sul quale c’è scritta parte della genesi della Bibbia; la squadra e il compasso che rimandano alla massoneria; gli omini che detengono una clessidra (tempo) e una sfera (pietra filosofale)” ci spiega Paolo.

 

“La mia volontà è quella di lanciare dei messaggi, poi sta alla curiosità delle persone recepirli o magari approfondirli – ha concluso l’artista. Indubbiamente questo è un murales-denuncia della tecnologia, un’opera che vuole sottolineare la nostra incapacità odierna di riuscire a vedere la realtà, un’opera che vuole far riscoprire a chi lo guarda la propria parte animica, perché non siamo in questo mondo per caso, ma bensì per evolverci spiritualmente”

Letture:6600
Data pubblicazione : 23/09/2018 11:40
Scritto da : Alessandra Bastarè
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • Ais

    23-09-2018 21:24 - #1
    Grande Paolo
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