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Fermhamemte. “Prima della scienza che indossiamo c’è la ricerca che non si vede, su quella dobbiamo puntare”: Greco e la sua “ricetta” per uscire dalla crisi

Siamo giunti alla terza e ultima giornata di Fermhamente, il Festival della Scienza che tra incontri, convegni, laboratori e conferenze-spettacolo sta portando “la scienza tra la gente” per far capire soprattutto che la materia è costantemente nel nostro quotidiano ma soprattutto per far comprendere che la scienza ha bisogno di un importante supporto da parte della classe dirigente del nostro Paese e da parte, più in generale, dello Stato. Di questo si è parlato questa mattina, insieme al giornalista scientifico Pietro Greco, durante l’incontro “La scienza prima di metterla addosso”.

Fermhamemte. “Prima della scienza che indossiamo c’è la ricerca che non si vede, su quella dobbiamo puntare”: Greco e la sua “ricetta” per uscire dalla crisi

“Avevo pensato di intitolare questo incontro ‘l’inutilità dell’inutile’: ora vi spiego perché – ha esordito Greco. Siamo qui per parlare della ‘scienza prima di metterla addosso’ e quindi dell’importanza propedeutica della ricerca di base. Vi faccio alcuni esempio: il telefono cellulare, che oggi più o meno tutti utilizziamo costantemente, questa notte automaticamente ha spostato il nostro orologio un’ora indietro; in questi giorni, muovendomi per Fermo, ho spesso utilizzato il mio Gps; con il cellulare possiamo essere costantemente connessi con buona parte del mondo. Queste sono solo alcune delle scoperte fatte da scienziati che tutto avevano in mente tranne scoprire ciò che effettivamente hanno scoperto, ma si sono dedicati semplicemente a una attività di ricerca.”

“Qual è il motore primo dell’innovazione tecnologica? – ha continuato Greco. La curiosità dello scienziato. Soprattutto negli ultimi due secoli la curiosità è stata il fulcro di una moderna politica della ricerca e non solo, anche di una moderna politica economica. Dagli anni 20, negli Stati Uniti, ha tenuto banco una questione fondamentale: come mai, nonostante la forte economia in crescita e un mercato abbastanza esteso, gli americani notavano molto l’inferiore qualità dei loro beni rispetto a quelli europei? – ha interrogato i presenti il Dottor Greco. Perché la specializzazione produttiva degli U.S.A. era a bassa tecnologia. Gli americani si sono quindi chiesti come si potesse cambiare la specializzazioni e quindi migliorare anche sul fronte dei beni di alta qualità? La risposta è solo una: è fondamentale l’intervento dello Stato, l’unico in grado di mettere in campo una ricerca scientifica imponente.”

“Negli anni 20 però non se ne fece nulla perché il Patto Costituente stabiliva il non intervento dello stato federale nella ricerca – ha continuato il Dottor Greco -, finché la crisi del ’29 e l’elezione di Roosevelt cambiarono le cose: il 32esimo Presidente americano infatti iniziò una politica di intervento nell’economia, nell’università, nella ricerca e gli Stati Uniti uscirono dalla crisi.”

“Fu così per tutto il periodo della Guerra e fu poi Bush a gettare le basi della moderna ricerca – ha osservato Greco -: se si voleva un’economia fondata sulla conoscenza bisognava fare riferimento alla ricerca scientifica. Lo Stato deve investire nella ricerca e nel motore di ricerca di base che, insieme alla curiosità dello scienziato, producono quella rottura che porta a nuove conoscenze. Dunque è importante che lo Stato investa e incentivi a investire e soprattutto che lasci decidere a chi ne ha le competenze, quindi gli uomini di scienza, su cosa lavorare.”

“Il Giappone e la Cina hanno fatto moltissimi passi in avanti verso la ricerca di base negli ultimi 25 anni, una cosa che Europa e America hanno un po’ perso, indirizzandosi verso la ricerca applicata” ha notato Greco.

“Se vogliamo uscire dalla crisi in cui ci troviamo, da 30 anni ormai a questa parte, è necessario che ci sia un intervento dello Stato sul nostro sistema produttivo che ormai, da solo, non ce la fa più. Occorre che lo Stato rinunci a una serie di altre spese e raddoppi o triplichi quelle destinare alla ricerca di base e in un secondo luogo le start-up” ha proseguito Greco.

“Quindi l’inutile è la cosa più utile che c’è: l’apparente inutilità del Laboratorio del Gran Sasso, in ci vengono studiati i neutrini, è invece il motore dell’innovazione e dell’economia. Tutto ciò senza dimenticare l’importanza delle discipline umanistiche perché se un paese crede nella conoscenza crede in entrambe” ha concluso Greco, ricordando che “prima della scienza che indossiamo c’è la ricerca che non si vede, su quella dobbiamo puntare”.

 

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Data pubblicazione : 28/10/2018 14:21
Scritto da : Alessandra Bastarè
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