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Cosa succede quando un chimico e un critico d’arte si incontrano? L’originale conferenza-spettacolo di Pettinari e Delpriori per Fermhamente. FOTO

“È la settima volta che facciamo questa conferenza spettacolo e ogni volta cerchiamo di cambiare e di portare nuovi quadri” sono state le parole del Rettore dell’Università di Camerino, Claudio Pettinari nel presentare “Scienza&Arte On Stage”, la conferenza-spettacolo che cura insieme al critico d’arte e Sindaco di Matelica Alessandro Delpriori. È stato proposto all’interno dell’ultima giornata di Fermhamente il viaggio attraverso la chimica e la storia dell’arte, due materie che si intrecciano grazie alla bravura dei due professori fino a diventare una cosa unica nelle opere d’arte dei più grandi pittori di sempre.

Cosa succede quando un chimico e un critico d’arte si incontrano? L’originale conferenza-spettacolo di Pettinari e Delpriori per Fermhamente. FOTO

“Se dovessi pensare all’artista scienziato – ha spiegato Pettinari - per me sarebbe senza dubbio Leonardo Da Vinci che, con “L’Annunciazione” ha rappresentato insieme Ars e Technè”. Diverso il pensiero del Sindaco di Matelica che invece ha ricordato la grandezza di “Raffaello Sanzio: ha preso le idee di altri e le ha fatte arrivare a punti molto più alti a livello artistico, la sua era una scienza estetica tipica del Rinascimento. Testimonianza è ‘La Scuola di Atene’ dove la prospettiva stessa ci fa vivere insieme ai filosofi, tanto che lo stesso Raffaello si autoritrae tra loro: qui si mettono insieme umanesimo e scienza per tendere il più possibile al vero” ha osservato Delpriori.

Anche i famosi Girasoli di Van Gogh sono stati il mezzo per avvicinare la chimica e la critica d’arte. “La pittura ad olio nasce esclusivamente per dare resistenza all’umidità e il giallo utilizzato da Van Gogh rappresenta il cromo, l’intervallo di colori che c’è tra il bianco e il nero. Nonostante i Girasoli di Van Gogh (che sono quattro, un quinto dubbio) siano stati dipinti tutti con lo stesso giallo, nel tempo la luce li ha deteriorati e i pigmenti si sono fatti sempre più evanescenti” l’analisi del Prof. Pettinari. “Van Gogh è un post impressionista – ha proseguito Delpriori – che con il colore è riuscito a dare vita a capolavori davvero entusiasmanti, in grado di mescolare insieme malinconia e speranza.”

Anche Caravaggio e il suo “La vocazione di San Matteo” sono stati oggetto della discussione. “Nel dipinto – ha spiegato Pettinari – possiamo notare l’utilizzo di un bianco che oggi non troviamo più, formato da striscioline di piombo a contatto con acido acetico e sterco di animale. Caravaggio utilizzava anche le lucciole macinate perché, essendo fosforescenti, erano in grado di marcare sulla tale la traccia che poi avrebbe dovuto seguire per il dipinto finale. Inoltre molti dettagli dei suoi dipinti (la mano davanti più piccola rispetto a quella dietro ad esempio), mostrano come molto probabilmente facesse uso dello specchio quando lavorava. Lo stesso “Bacco” che beve dalla coppa con la mano sinistra, e Caravaggio non era mancino, avalla ancora di più questa tesi.”

“La luce non viene dalla parte della finestra quindi Caravaggio sbaglia volutamente, vive e dipinge nel periodo del Barocco pieno, della teatralità, e lui stesso è teatro e non la raffigurazione della realtà. I suoi personaggi sono dei veri e propri attori: la sua grandezza sta appunto nel costruire un teatro terreno, quello delle borgate e dei vicoli romani” l’analisi di Delpriori.

E poi ancora il ‘Ritratto di Giulio II’, uno dei più influenti nell’arte, sempre di Raffaello, con una forte colorazione rossa del manto papale che unisce insieme, chimicamente parlando, mercurio e zolfo. Poi ancora ‘La discesa dello Spirito Santo’ di Simone De Magistris che riesce a fondere pittura e scultura insieme tendendo al più puro manierismo.

Infine ‘L’ultima cena’ del Vasari osservata appena dopo essere stata recuperata nell’Arno nel 1966 a causa dell’alluvione di Firenze e dopo il restauro. “Ora il dipinto si trova sempre nel Museo di Santa Croce ma protetto da dei sensori che, in caso di infiltrazioni d’acqua, lo sollevano e lo mettono in sicurezza – ha spiegato il Prof. Pettinari. Perché ne stiamo parlando? Perché oggi l’obiettivo di tutti noi dovrebbe essere quello di far sì che le nostre opere continuino a rappresentare l’economia del nostro territorio, attraendo sempre molti più visitatori: l’arte è il nostro simbolo, la nostra speranza.”

Sulla stessa lunghezza d’onda Delpriori: “Tanto volte, dopo l’ottobre del 2016, ci hanno detto ‘prima le case e poi le chiese’. Io penso che molte opere d’arte che si trovano all’interno delle varie Chiese danneggiate o gli stessi edifici religiosi in sé abbiano scandito la vita e i momenti importanti degli abitanti di questi posti ed è un dovere far tornare le opere d’arte al proprio posto e riaprire le Chiese. È stato fatto a Firenze nel 1966 quindi penso siamo in grado di farlo anche noi.”

 

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Data pubblicazione : 28/10/2018 22:21
Scritto da : Alessandra Bastarè
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