Il punto di Antonio
Le maschere all'italiana fra Totò, Sordi e Villaggio.

Appresa dal telegiornale la morte di Paolo Villaggio, ho avvertito un velo di malessere, soprattutto la parte più infantile di me che è cresciuta insieme alle disavventure del rag. Ugo Fantocci.. Ehm Fantozzi!

Le maschere all'italiana fra Totò, Sordi e Villaggio.

Nella capitale c’è il detto “Dopo i funerali di Sordi, nun ce ne sono altri a Roma!”. Quelli della mia età, fine anni ’80, solo tramite la ritrasmissione di vecchi film su tv hanno potuto conoscere Totò, Sordi, Gassman, Tognazzi, Manfredi, Mastroianni.

 

La vita di interpreti e attori è spesso parallela alla nostra: alcuni ci attraggono per un decennio poi decadono nel dimenticatoio mentre altri durano tutta una vita. Alla morte di Villaggio mi son detto “Già ti sei perso le maschere all’italiana e i mostri, perché non vai alla commemorazione di questo scrittore e attore che ti ha tanto fatto ridere da bambino?”.

 

Non era la parte adulta a condurmi ma quella infantile, volevo sentire l’aria che si respirava intorno a questo personaggio. Appena si spengono i fari cominciano le risate della platea. Dopo un documentario in cui Paolo Villaggio parla al funerale di Monicelli mutando una commemorazione in uno spettacolo, inizia il primo “Fantozzi”. Giovani e anziani, famiglie e bambini conoscono già le scene, anticipano le frasi e tutti ridono.

 

Ci pensate a quanto sia importante ridere? Dopo una giornata di lavoro pesante e frustrante, dopo un fallimento quotidiano, dopo una delusione o un litigio insomma dopo ogni stato negativo, riuscireste a ridere? Gli effetti benefici della risata sono già documentati nella letteratura scientifica, le risate rompono il ghiaccio in una conversazione imbarazzante, ridere insieme ad una persona è uno dei discriminanti nella selezione del partner.

 

Alla radio ho sentito dire “Totò, Sordi e Villaggio: le maschere e i mostri del sud, del centro e del nord Italia in tre decenni differenti”. Il teatro e il cinema italiano possono vantare altri interpreti storici e per ragione di tempo non li tratterò ora ma in un prossimo punto.

 

Truffatori, opportunisti e vigliacchi.

Non vi siete mai trovati coinvolti in una truffa? Totò o meglio Antonio in Totòtruffa (1961) vuole vendere la Fontana di Trevi al malcapitato Decio Cavallo, chiamato Caciocavallo.

 

L’amico di truffe Camillo si mette in competizione con il possibile acquirente per far capire che è un’offerta imperdibile. Tutte le volte in cui ci propongono l’offerta del mese, al telefono o al negozio, da un rivenditore o in assistenza, non siamo dalla parte di Caciocavallo? Proviamo però un certo gusto nel personaggio di Totò per la sua astuzia pure se finalizzata ad una truffa.

 

Un maestro dell’opportunismo è Alberto Sordi con il dott. Guido Tersilli ne “Il medico della mutua”(1968). Guido pur di ottenere tutti i mutuati del medico ormai morente finge di innamorarsi di sua moglie. Sfrutterà la vedova fino a che non la lascerà per una posizione ancora più allettante. Cosa siamo disposti a fare per raggiungere un avanzamento in carriera e un avanzamento sociale? Quali cattiverie, menzogne ed egoismi saremmo in grado di commettere?

 

E’ celebre la scena di Villaggio in “Fantozzi, Italia - Inghilterra”. Il personaggio è descritto con lo stereotipo del pantofolaio che non si cura della famiglia e anzi l’aggredisce pur di guardare in pace la partita. Al suono del telefono il personaggio cambia, si quieta, ha timore, si annulla completamente e “obbedisce” agli ordini del direttore. Quante volte siamo così remissivi di fronte ai nostri superiori e poi scarichiamo tutta la nostra frustrazione coi cari che, per i più svariati motivi, si mostrano deboli e sopraffatti?

 

Il rapporto con le donne

Consideriamo “Un turco napoletano”(1953): il protagonista Totò, o meglio Felice, durante la cerimonia del fidanzamento tra Lisetta e Carluccio seduce tutte le donne protagoniste: dalla moglie alla figlia, dalla cameriera fino all’amante. Non vorremmo esser così ammaliatori e coinvolgenti con l’altro sesso? Non vorremmo corteggiare più di una persona? A chi di voi capita? In questo caso la seduzione è stilizzata, rapida, incalzante: non è sbagliato corteggiare ed esser ricambiati da persone che sono già legate ad altre?

Sordi o Bepi, il gondoliere di “Venezia, la luna e tu”(1958) è fidanzato con con Nina, sua futura sposa, eppure non rinuncia ai corteggiamenti verso turiste straniere conosciute per il suo mestiere. L’infedeltà è così difficile da allontanare? E’ così difficile allontanare situazioni di possibile infedeltà?

 

Il rag. Ugo Bambocci.. Ehm Fantozzi, chiedo scusa, lascia a casa la moglie Pina per portare al ristorante giapponese la signorina Silvani (Fantozzi, 1975). La scena è tragico comica: il personaggio cola sudore da ogni poro, è ingessato nel vestito, finge di conoscere usanze, costumi e lingua giapponese, commette una sequenza di gaffe. Quante volte ci siamo sentiti Fantozzi durante un appuntamento che avevamo pensato diversamente?

 

La sorte sfavorevole

In “Destinazione piovarolo”(1955), Totò Antonio La Quaglia, capostazione della città da titolo aspira ad una carriera in una grande stazione, magari nella sua Napoli e una presunta frana può creare l’occasione per salvare la vita all’onorevole. Quella che che si mostrava coma la via di fuga in realtà diventa la sua condanna quando si scopre che la frana è solo un masso di pochi chili.

 

Una sorte avversa spetta anche a Sordi Nandone in “Un americano a Roma”(1954): in cima al Colosseo, minacciando il suicidio, quando sta per concretizzarsi il sogno di un viaggio e un lavoro in america, si scopre che il mediatore delle trattative è lo stesso ambasciatore fatto finire erroneamente in un burrone dal protagonista. Quante volte abbiamo accarezzato la realizzazione di un desiderio che ci è sfuggito per poco? Resta il rimpianto per tutta la vita?

 

Resta infine il nostro Bacherozzi… Ehm, Fantozzi (Superfantozzi, 1986) che alla notizia della morte del ricco zio Lazzaro brucia tutti i suoi miseri averi ma viene, ancora una volta, beffato dalla sorte perché Lazzaro risorge. Quante volte ci siamo accaniti contro la sorte, ce la siamo presa col destino e abbiamo creduto di esser vittima dell’ingiustizia cosmica?

 

Questa settimana ho scelto tre personaggi del teatro, cinema e comicità italiana: tutti e tre ci sono arrivati tramite le rappresentazioni televisive e hanno segnato il tempo con scene quotidiane e grottesche tra risa e amarezza perché ci siamo sentiti riflessi nei loro personaggi. Quali sono i personaggi che hanno segnato il vostro tempo e rappresentato le vostre disumanità?

Letture:1480
Data pubblicazione : 16/07/2017 12:53
Scritto da : Antonio Pallotti
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