Il punto di Antonio
IL PUNTO DI ANTONIO - L’uomo-macchina: quale rischio presente?

Pochi giorni fa si è tenuto il Gran Premio di Roma per la Formula E: una competizione fra autovetture a motore elettrico, con punte di velocità fino a 250 Km/h e autonomia 50 Km. Di fronte a macchine simili è crollato in modo evidente il predominio dei veicoli a combustione: quanto ancora dovremo aspettare per chiedere e utilizzare una tecnologia sostenibile? 

IL PUNTO DI ANTONIO -  L’uomo-macchina: quale rischio presente?

Mi sono trovato alla gara come espositore dell’Università Tor Vergata (vi chiederete cosa c’entra un guanto sensorizzato ad una competizione automobilistica): mentre ero sovrastato dalla Nuvola di Fuksas, opera da centinaia di milioni di euro, sentivo il rumore dei motori ben diverso da quello a cui siamo abituati. Il suono è dovuto all’impatto degli pneumatici sull’asfalto, all’aerodinamica del veicolo e alla trasmissione elettrica: non è un granchè però mi ha riportato alla mente quando le macchine hanno fatto ingresso nelle nostre vite al punto da cambiare gli spostamenti, le comunicazioni, le relazioni e più in generale la qualità della vita. 

 

Una macchina è un sistema con differenti gradi di complessità strutturale e funzionale, può esser dotata di sensori per raccogliere dati dall’ambiente e in genere ha quasi sempre uno o più attuatori per svolgere un’azione. Il lavoro può esser svolto a partire da differenti forme di energia: una macchina elettrica (come un motore) converte energia elettrica in meccanica oppure in luminosa (come una lampada) oppure in termica (come una stufa).

 

Inversamente si può partire da energia meccanica per ricondurla ad energia elettrica (l’alternatore). Un motore a scoppio converte energia chimica in energia meccanica, il freno di un veicolo in movimento converte l’energia cinetica a termica e poi elettrica. Negli anni l’uomo si è ingegnato a comprendere i meccanismi della natura per piegarli alle sue necessità, andando anche ben oltre quello che davvero possa servire: vi vengono in mente oggetti tecnologici inutili? Un oggetto tecnologico potrebbe anche essere un rasoio dotato di una batteria che converte energia chimica in elettrica e poi in meccanica per la vibrazione delle lame. L’asciugacapelli è una macchina che da una alimentazione elettrica fornisce energia termica sotto forma di aria riscaldata.

 

La caffettiera è una macchina che da energia termica del fornello porta a ebollizione l’acqua fino ad ottenere una delle bevande quotidiane. La sigaretta elettronica è un oggetto di cui abbiamo bisogno? La ventola sul cappellino durante l’estate? Le solette riscaldate da porta USB? Il mercato offre una vastità di oggetti, macchine in varia dimensione, tanto più numerosi di quanto saremmo in grado di valutarne la necessità. Abbiamo bisogno di un televisore 52 pollici o ce ne basta uno da 19? Molti potrebbero argomentare che dipende dall’applicazione, dal contesto ma ognuno declini la domanda nella propria quotidianità. Tutti questi oggetti, utilizzati sempre più quotidianamente vengono sviluppati al punto da esser messi in comunicazione tra loro in modo automatico: la lavatrice comunica col frigorifero che trasmette al forno che… Forse Branduardi dovrà riscrivere la canzone “Alla fiera dell’est” in una versione di animali elettronici.

 

La ricerca scientifica sviluppa robot animali, è una sfida tecnologica che ha successivamente delle ricadute civili e sanitarie: quando l’industria e il consumatore non capiscono più che il solo mercato è più dannoso che educativo? 

 

Quante ore spendiamo utilizzando il cellulare che contiene una vastità di canali digitali per socializzare? Quante ore spendiamo nel traffico dentro una macchina con la radio accesa? Quante ore passiamo di fronte il televisore a vedere programmi diseducativi ma che ci rilassano?

 

Dal mondo delle macchine meccaniche siamo giunti alle macchine elettroniche, più correttamente gli elaboratori o calcolatori: la fonte è l’energia elettrica, come una presa a muro o una batteria, ma il risultato del lavoro è molto più influente nella nostra vita. I calcolatori, dai pc ai tablet agli smartphone, prendono dati dall’esterno di qualsiasi tipo e tramite modelli ci danno indicazioni o ci guidano fortemente nelle scelte. Quanto un cellulare può cambiare il nostro stile di vita? 20 anni fa a tavola poteva esistere solamente il televisore acceso mentre mentre mangiamo, riceviamo e inviamo messaggi e foto. Siamo assenti quando siamo con gli altri e cerchiamo un contatto quando rimaniamo soli.

 

Un mio amico ha preparato una teca porta cellulari all’ingresso di casa. Chiunque entra è invitato a lasciare il cellulare e in caso di necessità dovrà alzarsi e utilizzarlo in quello spazio. Dalle sale fumatori si potrebbe pensare ad una sala utenti cellulare. Almeno questo forse ci farebbe render conto di quanto siamo isolati e assenti invece di stare insieme. Pensate ad un computer quanto cambia la vita di una famiglia: per le operazioni bancarie, per il lavoro, per le offerte al supermercato, per programmare la settimana, per l’economia della casa, per i film scaricati o visti in streaming, per l’archivio delle foto digitali, per i video giochi dei bambini, per l’acquisto on line.

 

In questo caso il computer è una macchina che aumenta le nostre funzioni. Ne abbiamo davvero bisogno? Abbiamo bisogno di video giocare con un amico on line che sta di fronte un monitor in un’altra casa? Ricordo che i divertimenti più belli erano quelli in bicicletta, fra il campo di calcio e la chiesa del quartiere oppure ai giardinetti. 

 

Mentre i motori elettrici rombavano a pochi metri da me ripensavo ai primi inventori dell’automobile. Bisogna risalire fino al 1769 quando il francese Cugnot costruì la prima macchina a vapore, utilizzata dall’esercito per trasportare i pezzi di artiglieria. Per il periodo 1830-1880 le auto elettriche (basate sull’energia chimica delle batterie) precedettero quelle a combustione interna che oggi utilizziamo. Dal ‘900 in poi le auto a benzina o diesel ebbero il sopravvento perché in quegli anni erano molto più leggere rispetto le corrispondenti elettriche e il petrolio costava meno della corrente garantendo una maggiore autonomia.

 

Fra gli stand della Formula E passa anche la Scuderia Ferrari Club. Circostanza vuole che in quel momento si trovi anche il TG2 e la combinazione è perfetta: un guanto sensorizzato può incrementare le capacità, funzioni e prestazioni di un essere umano come un pilato di Formula Uno? Il guanto può misurare sia le mani a riposo che in movimento e per un pilota sono fondamentali per il controllo della macchina tramite lo sterzo computerizzato. Pensate a quanto utilizziamo le mani nella quotidianità: un telecomando, un mouse, il telefono, un touchscreen, un touchpad.

 

Tramite l’interfaccia uomo-macchina si possono aprire scenari prima impensabili: un cellulare dallo schermo bidimensionale potrebbe permetterci una immersione e manipolazione tridimensionale tramite una mano virtuale, lo stesso per i computer e tutti i manipolatori di differenti applicazioni. Abbiamo bisogno di un cellulare capace di farci immergere in una realtà virtuale? Quanto ci isoleremmo ancora di più? Tempo fa spopolava l’applicazione Pokèmon Go sui cellulari e dei miei coetanei ne andavano pazzi. Quel tipo di applicazione non è virtuale ma si chiama realtà aumentata: dalle coordinate del geolocalizzatore, alla mappa reale se ne sovrappone una fittizia, omettendo anche dati non interessanti.

 

Abbiamo bisogno di macchine simili? In questo caso la macchina è un software, come alimentazione utilizza la batteria, funzionalmente più complessa, utilizza le capacità di un elaboratore e come risultato si ottiene il gioco. In ambito medico la realtà aumentata può esser molto utile perché durante un intervento chirurgico può riconoscere automaticamente dei segmenti di interesse e quindi aiutarne la focalizzazione. Lo stesso vale in oftalmologia per il riconoscimento automatico e tempo reale di vasi della retina. In ambito industriale la realtà aumentata può agevolare l’operazione su quadri elettrici molto complessi dando informazioni utili sulle funzioni. 

 

Il motore a combustione, Benz e Ford sembrano un’era preistorica se confrontata con le macchine calcolatrici di oggi. Le macchine sono così potenti e sofisticate che si è arrivati a definire l’intelligenza artificiale (AI). Secondo voi esiste l’Amore Artificiale? Oppure esistono le Emozioni Artificiali? Vi faccio questa domanda perché pure se il nome ha avuto un successo planetario in realtà è fuorviante. 

 

Il rischio presente è l’affidamento folle a fonti non attendibili in cui si può dire tutto e il contrario di tutto. Bisognerebbe dare slancio ad un umanesimo scientifico dove scienza e tecnica vanno di pari passo. Per scienza intendo sia quelle umana che naturale, per tecnica le loro corrispondenti parti sperimentali. Da pochi anni è stato istituito un corso di laurea in informatica umanistica: tramite la padronanza di strumenti dell’analisi informatica si possono condurre indagini umanistiche su testi (frequenza delle vocali/consonanti, ricorrenza di parole o aree semantiche, metrologia) in differenti lingue.

 

La conoscenza di base deve esser quella di un umanista e che ha le competenze tecniche per verificare le intuizioni che sorgono a valle di uno studio approfondito. Allo stesso modo gli strumenti dell’analisi permettono, accelerano, la verifica di certe ipotesi e la formulazione di nuovi modelli. 

 

Il rischio presente è pensare che su internet, un software basato su un supporto hardware, una macchina funzionale, troveremo tutte le soluzioni ai problemi di salute. Non deleghiamo ad altri la nostra responsabilità sull’operato delle macchine, su quello che ci possono offrire: siamo noi a progettarle e a dettare cosa è lecito e cosa no.

 

La quantità di dispositivi è così ampia che non ci chiediamo nemmeno più come sono fatti, quale è il meccanismo, quali conseguenze possono portare. Siamo semplici utenti che salgono sul bus e nemmeno guardano il panorama attraverso il vetro, siamo isolati con le cuffiette e cechi con la mascherina per dormire. 

 

Guardo l’ora che si è fatta e penso all’orologio, che bella invenzione è stata: una macchina con un cinematismo quasi esatto che permette la misura del tempo. Vi immaginereste una vita senza la consapevolezza del tempo? 

 

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Data pubblicazione : 06/05/2018 15:30
Scritto da : Antonio Pallotti
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