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Da Porto Sant’Elpidio alla Fiction su Rai 1 e con il sogno del cinema francese. Brandizi è il bello e dannato de “Il Paradiso delle Signore”

Abbiamo incontrato Marco Brandizi, attore cresciuto a Porto Sant’Elpidio con il sogno del cinema francese, che dopo anni di gavetta e apparizioni sul grande schermo, è approdato ora sul piccolo schermo con la fiction firmata Rai 1. Marco è infatti il pugile bello e dannato della terza stagione de “Il Paradiso delle Signore”, la soap televisiva pomeridiana in onda su Rai 1 dal 10 ottobre. Abbiamo avuto l’occasione di parlare con lui di cinema, tv, sacrifici, studio, sogni e dell’amore per le Marche.

Da Porto Sant’Elpidio alla Fiction su Rai 1 e con il sogno del cinema francese. Brandizi è il bello e dannato de “Il Paradiso delle Signore”
Marco Brandizi in una scena de "Il Paradiso delle Signore" (puntata dell'11 ottobre)

Marco Brandizi nasce a Civitanova Marche il 16 gennaio del 1988, “trent’anni suonati” – scherza lui – passati tra Porto Sant’Elpidio, sua città d’origine, e Roma, la città che gli ha permesso di raggiungere alcuni dei suoi sogni.

“Sono rimasto a Porto Sant’Elpidio fino ai 19 anni quando ho deciso di trasferirmi a Macerata e iniziare la carriera universitaria, iscrivendomi a Scienze della Comunicazione – ci racconta. Da sempre la mia aspirazione è quella di diventare un attore, fare teatro, tv e soprattutto cinema: ho deciso quindi di iscrivermi a un corso di recitazione amatoriale e mi sono detto ‘fino ai 25 anni ci provo, se va bene continuo altrimenti riprendo gli studi universitari’.”

E sembra che Marco, alla fine, sui banchi dell’Università di Macerata non sia più tornato visti i suoi successi sul grande e piccolo schermo. Soddisfazioni che per l’attore elpidiense sono state soprattutto, e continuano a essere, sinonimo di gavetta, studio e sacrificio.

“Ho iniziato i miei studi frequentando una scuola di dizione a Porto Sant’Elpidio dato che la cadenza marchigiana, soprattutto da queste parti, è molto marcata – sorride Marco – poi ho iniziato a lavorare con OffiCine Mattòli e Tolentino. Qui ho conosciuto una persona che per me è diventata un punto di riferimento: la regista teatrale Stefania De Santis.

Iniziano poi i primi lavori, i primi banchi di prova. “Ho recitato come protagonista nel corto del diploma del mio percorso a OffiCine Mattòli  diretto da Daniele Gaglianone. Nel 2013 ho vestito i panni del popolano nel film di Martone “Il giovane favoloso” e nel 2014, diretto da Daniele Ciprì ho interpretato il cameriere sulla nave da crociera nel film “La Buca”.”

Marco arriva poi sul piccolo schermo con le prime esperienze nelle serie Tv. “La prima volta che ho fatto un provino per una serie non sono stato preso.” Poi arriva l’occasione di recitare ne “Il Paradiso delle Signore”, la serie in onda su Rai1, girata a Roma ma ambientata a Milano, nel ruolo di Nino Cerasoli, il pugile cattivo e razzista che dà del filo da torcere ai due protagonisti. “In realtà io sono tutto fuorché cattivo nella vita ma capisco che il mio aspetto fisico possa dare quell’impressione e l’immagine è molto importante, soprattutto in una serie TV. Poi quando ho girato le mie scene, tra luglio e settembre, stavo attraversando un periodo della mia vita molto ‘incazzato’, ero nervoso e quindi ho canalizzato tutto nel lavoro. Penso la cosa abbia funzionato perché all’inizio avrei dovuto girare solo due puntate invece mi vedrete in sei episodi oltre al fatto che il finale aperto del mio personaggio non esclude il fatto di poterlo ritrovare nella prossima stagione.”

 

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Le prime due stagioni de “Il Paradiso delle Signore” sono state trasmesse in prima serata e da quest’anno gli autori hanno deciso di cambiare format: 180 episodi pomeridiani con pochissimi protagonisti delle due passate edizioni e quindi un rinnovamento degli attori, una fortuna per Marco che è stato scelto per il ruolo di antagonista e che ha già fatto il suo ingresso in scena lo scorso 11 ottobre e ieri è andata in onda la seconda puntata con la sua apparizione.

“Quando si girano serie tv ci sono orari molto lunghi, ti girano intorno moltissime persone e la regola basilare è ‘maggior risultato nel minor tempo possibile’, riflette in un certo senso la caoticità e la velocità di Roma – ci spiega Marco. Bisogna portare a casa 20 minuti al giorno recitando addirittura sei/sette scene: per un attore però è davvero una grande palestra, perché ti allena e ti prepara ad affrontare qualsiasi tipo di provino. Non c’è il tempo lungo della preparazione teatrale o cinematografica. Nel cinema, come nel teatro invece, si va molto più in profondità, nel testo, come nel personaggio. Sul grande schermo per un’inquadratura mi è capitato di girare anche 15 ciak, è tutto molto diverso.”

“Cosa preferisco? Mi piace fare sempre un paragone del mio mondo con quello dei miei genitori. Lavorano entrambe nel calzaturiero, mia madre è una stilista mentre mio padre un operaio, la classica distinzione tra artigianato e industria. Ecco, questa è la differenza per me tra grande e piccolo schermo. Sicuramente come allenamento preferisco la ficton ma la mia più grande passione è  il cinema.

Marco sembra avere le idee molto chiare. “Per me l’attore con la A maiuscola è Marlon Brando e di base preferisco il modello cinematografico americano piuttosto che quello italiano, anche se il mio sogno è quello di lavorare nel mondo del cinema francese, in particolare adoro il regista canadese Xavier Dolan. Un ragazzino, ha la mia età, ma ha già vinto, nel 2014, il Premio della giuria al Festival di Cannes oltre ad aver ottenuto moltissimi altri riconoscimenti. Ha, secondo me, la capacità di raccontare i sentimenti attraverso le immagini facendole diventare concrete.”

Cosa pensi della produzione cinematografica italiana attuale e di Netflix, ormai diventato il grande schermo che tutti possono avere a casa? “Penso che con l’avvento di Netflix le cose stiano cambiando moltissimo: si sta cercando di alzare l’asticella, di aumentare la qualità del prodotto. Non ho timore nel dire che, secondo me, oggi c’è un ‘problema’ nelle sale cinematografiche italiane. Quando mi capita di andare in un multisala spesso in tre sale proiettano il cartone animato della Walt Disney, mentre nelle altre trovo il cinepanettone: cosa voglio dire con questo? Che, a mio parere, oggi il cinema deve fare cassetto ed è difficile trovare e scovare il cinema d’essay o di nicchia, anche se resiste e mi auguro venga riscoperto sempre di più.”

Per quanto riguarda il suo futuro Marco è sicuro, “per ora, di rimanere in Italia nonostante il mio sogno sia quello di partire per la Francia, come vi ho detto.” Sul rapporto invece con la sua Regione d’origine c’è sempre un forte legame. “Le riprese di “La strada vecchia” di Damiano Giacomelli e di “Malerba” di Simone Corallini mi hanno riportato a casa, dove torno molto spesso per essere vicino alla mia famiglia e perché il legame è molto forte.

 

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FOTO di Roberta Maria Simonetti

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Data pubblicazione : 16/10/2018 10:01
Scritto da : Alessandra Bastarè
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