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"A scuola per vivere non per morire": la carica dei mille. Studenti e insegnanti dell'ITI scendono in strada dopo il sequestro del Triennio. Soluzione, al massimo, entro febbraio

Circa 1000 studenti dell'Iti Montani di Fermo si sono ritrovati stamattina intorno alle 8:30 in Via Bellesi, di fronte alla sede del biennio dell'istituto, per protestare contro la situazione che si è venuta a creare in seguito al sequestro preventivo del triennio, disposto lo scorso 30 novembre dal Gip presso il Tribunale di Fermo.

Sicurezza: questa la prima richiesta dei ragazzi. E come potrebbe essere altrimenti a solo pochi mesi di distanza dal crollo di una parte del tetto della stessa sede del triennio? “Non possiamo restare impassibili di fronte alle strutture scolastiche che cadono letteralmente a pezzi”, si poteva leggere nel volantino diffuso dai rappresentanti d'istituto per invitare gli studenti a partecipare alla manifestazione di oggi.

Ma non è nemmeno da sottovalutare l'aspetto legato alla didattica: la riorganizzazione in seguito al sequestro del triennio, infatti, ha comportato la chiusura di molti laboratori o il loro provvisorio utilizzo come aule per ospitare le classi trasferite.
“Il triennio è la parte fondamentale dell'istituto, quella che ospita i laboratori di informatica e di elettronica – denuncia Giordano Della Valle, uno dei rappresentanti d'istituto del Montani – e la loro chiusura compromette l'ideale svolgimento delle lezioni, soprattutto per i ragazzi del quinto superiore che a fine anno sono attesi dall'esame di maturità. Essendo il nostro un istituto tecnico la pratica è molto importante."
Arrivati davanti al palazzo della Provincia, una delegazione di studenti, insieme a una degli insegnanti, incontrerà la Presidente Moira Canigola per "chiedere una tempistica certa e dei posti sicuri e degni per un istituto come il nostro."

Anche alcuni insegnanti sono scesi in strada al fianco degli studenti per portare avanti questa protesta pacifica: “Il disagio è per tutti, compreso il nostro. Noi insegnanti vogliamo fare lezione nel modo più adeguato per i ragazzi. Le cassi sono state tutte sistemate ma a discapito dei laboratori: molti sono chiusi e molti altri sono occupati dalle classi. Dal punto di vista formale e organizzativo la situazione procede normalmente ma siamo impossibilitati a svolgere la normale didattica legata ai laboratori e alla pratica."

"In primis anche noi chiediamo sicurezza per i giovani, che rappresentano il nostro futuro. Al di là di ogni tipo di polemica, ci interessa il futuro prossimo, una sistemazioen congrua che ci permetta di continuare la didattica in una sistemazione sicura. Soprattutto, la vogliamo subito, non possiamo più aspettare. Chi fa politica deve farsi carico di questi problemi e li deve risolvere" ha concluso l'insegnante.

 

Gli studenti, arrivati in Provincia, sono stati ricevuti dalla Presidente Canigola. Un incontro durato circa due ore che si è concluso con due opzioni sul tavolo: "una sistemazione possibile sembra essere quella dello spostamento di 11 classi e di 10 laboratori al Seminario - spiegano i rappresentanti -, l'altra di trasferirci negli spazi dell'edificio della Provincia, spostando la Betti. Una soluzione quest'ultima, che bisogna valutare insieme al Comune di Fermo."

"Un incontro durante il quale ci sono stati dati tutti i chiarimenti che abbiamo chiesto e durante il quale ci è stato spiegato che si sta procedendo i lavori: è stata già eseguita la progettazione e i finanziamenti per il Triennio, posto sotto sequestro, ci sono" - continuano i rappresentanti degli studenti.

"Entro gennaio o al massimo febbraio ci è stato comunicato che avremo una sistemazione - hanno concluso gli studenti, ricordando che "la parola d'ordine rimane sempre la sicurezza".

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Data pubblicazione : 11/12/2018 09:43
Scritto da : Redazione
Commenti dei lettori
2 commenti presenti
  • pora Betti

    11-12-2018 16:46 - #2
    sta pora Betti non ha pace...sono passati più di due anni dal terremoto, se il sindaco si fosse mosso per rimediarne i danni, avremmo ancora una scuola a misura di ragazzi e non sistemazioni provvisorie con classi sparpagliate in periferia, e futuro scatolone di cemento posizionato su un fosso, raggiungibile, come la Provincia, solo con mezzi inquinanti. E tutto per usufruire di soldi, soldi, soldi ,appalti, lavori, soldi, appalti, senza trasparenza, senza dati pubblici e pubblicati, così, tanto i veri terremotati non hanno potere. IE nessun fermano che protesta, manco l'opposizione
  • Dario

    11-12-2018 11:22 - #1
    Mi dispiace ma questa manifestazione aveva un senso 7 mesi orsono, quando un tetto del triennio del Montani è crollato, oggi è tutta un'altra storia.
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