Sport
"Communitas, un calcio d'inizio per l'integrazione": inclusione e condivisione alla Fattoria Sociale Montepacini
Ancora un momento importante per la Fattoria Sociale di Montepacini, sempre all'insegna dell'inclusione e della condivisione di progetti. Si è svolto sabato mattina l'incontro dal titolo "Communitas, un calcio d'inizio per l'integrazione", durante il quale è stato presentato un video realizzato da Diego Marzoni sull'esperienza della Save The Youths Montepacini, squadra di calcio di Terza Categoria formata da richiedenti asilo e volontari della stessa fattoria e dello Sprar.
"L'associazione Save The Youths – ha spiegato Alessandro Fulimeni, coordinatore dei progetti Sprar del Fermano – è un organizzazione panafricana che pensa in maniera più globale e generale, coinvolgendo ragazzi portatori degli stessi bisogni e richieste. Nell'atto costitutivo figurano anche i Comuni di Fermo e di Porto San Giorgio, un segnale importante in un momento veramente complicato".
 
 
Dal video, dove 4 giovani raccontano come e perché sono arrivati nel nostro Paese, emergono diversi elementi di riflessione, come ha sottolineato Fulimeni. "C'è l'aspetto drammatico del viaggio di questi ragazzi per raggiungere l'Europa, sottoposti a qualsiasi tipo di violenza e sopraffazione. Si intrecciano anche situazioni di opportunità formative e lavorative, con le occasioni regalate dallo sport".
 
 
Tra i partecipanti alla mattinata anche Pino Malaspina, presidente della delegazione Lega Nazionale Dilettanti della provincia di Fermo, che in apertura d'intervento ha spiegato di sentirsi a disagio, "come una persona che non riesce a vedere ciò che soffrono e vivono tante persone, e che invece dovremmo vedere tutti". "Dalle mie esperienze a scuola e nelle società sportive - ha proseguito - ho capito come queste possono svolgere un compito importantissimo nell'inclusione di questi ragazzi nella nostra comunità. Lo sport è il primo momento inclusivo e di accoglienza. Quando nell'estate scorsa fui invitato ad un convegno sull'esperienza del Soccer Dream Montepacini, ho conosciuto Marco Marchetti e l'attività della Fattoria Sociale e abbiamo parlato della costituzione di una società di calcio per partecipare ad un campionato di Terza Categoria. Ero entusiasta dell'idea, ma conoscevo alcune difficoltà, date non tanto dalla costituzione della società ma piuttosto dal tesseramento dei ragazzi stranieri, che segue un procedimento diverso rispetto a chi ha la cittadinanza italiana. Ho cercato di collaborare alla costituzione dal punto di vista federale, oltre che a sbrigare le prime pratiche. La nascita di questa società è un passo veramente importante affinché questi ragazzi si sentano facenti parte della comunità del Fermano. Lo sport, insieme alla scuola, è l'elemento aggregante prioritario per tutti quanti noi. Diciamo sempre che lo sport insegna valori veri e questa è una grandissima verità: nell'attività sportiva si comincia a relazionarsi, a collaborare per raggiungere un obiettivo. Questo, quindi, è un lavoro di squadra, dove tutti si sentono importanti. É importante anche per dimostrare che tutti siamo uguali al di là del colore della pelle, siamo tutte persone e meritevoli di rispetto". 
 
 
E lo sport, ha aggiunto Malaspina, aiuta anche a reagire alle sofferenze e alle sconfitte. "C'è stato un incidente di percorso durante una partita di campionato, che non doveva accadere e che spero non accada più, ma questa attività ci insegna a reagire, a ripartire, non dimenticando l'esperienza negativa ma puntando a migliorare la nostra situazione. Serve la capacità di non abbattersi di fronte alle difficoltà e il futuro può riservarci situazioni positive, come accade nella vita di ogni giorno. Questa è un'iniziativa lodevole che spero possa continuare nel tempo ed i ragazzi, in questo progetto, hanno visto una nuova speranza ed un nuovo entusiasmo".
 
 
Malaspina si è detto toccato dalle testimonianze ascoltate nel video, ricordando altre storie raccolte personalmente negli anni. "Sono state esperienze fortissime e anche quelle che possono sembrare negative sicuramente formano il carattere e la persona, dandogli gli strumenti per realizzarsi nella nostra società. A questi ragazzi ricordo: allenatevi e preparatevi, perché attraverso il sacrificio si possono ottenere i risultati migliori".
 
 
Importante anche la testimonianza di Matteo Salvucci, operatore Sprar da quasi 2 anni e giocatore della squadra. "La cosa che mi rende felice è stare con voi, condividere queste emozioni. Quando sento le loro storie ancora mi chiedo come sia impossibile non rendersi conto. Ma la bellezza è proprio la diversità e l'accettare tutto".
 
 
Mario Filiaggi, ex collega di Mousa e Bakary all'interno dell'azienda calzaturiera Loriblu, ha elogiato l'impegno dei giovani. "Siete veramente splendidi - ha detto rivolgendosi ai due -. Spesso con i nostri ragazzi italiani non trovavo le stesse motivazioni che ho trovato invece con loro. Bakary e Mousa erano i miei angeli custodi e se in fabbrica vogliono bene a tutti e due è perché lo meritano".
 
 
Proprio Mousa, al momento infortunato ma sempre vicino alla squadra, ha voluto lanciare un messaggio a tutti i presenti. "Non trovo le parole giuste per ringraziare quello che la gente sta facendo per noi. Il campionato è ancora lungo e spero che i risultati arriveranno. Dobbiamo continuare ad allenarci duramente. È un'esperienza nuova e non è facile. Sappiamo che ci sono dei valori e delle qualità enormi da dimostrare, ma dobbiamo sempre migliorare. Ogni volta che entriamo in campo, noi vinciamo anche se perdiamo. Il nostro comportamento è la cosa più importante e dobbiamo uscire con la testa alta".
  
 
"È la prova – ha detto Fulimeni - che quando vengono offerte opportunità reali i processi di integrazione funzionano. Nei progetti Sprar il 45% dei ragazzi escono con un contratto di lavoro, oltre il 70% escono avendo fatto un percorso di formazione professionale e di acquisizione di strumenti utili per una vera integrazione. Oggi siamo in un contesto dove questo tipo di esperienza è fortemente sotto attacco, con il Decreto Salvini che va verso uno smantellamento di questa progettualità puntando verso i grandi numeri e l'assenza di servizi".
 
 
Stefania Santarelli, tra le fondatrici della cooperativa Artermista ha parlato di come lo svantaggio e la difficoltà di inserimento siano diventate esperienze trasversali, per italiani e migranti, ma ha voluto ricordare la storia di un ragazzo del Mali, che con loro ha fatto un percorso lavorativo importante, e di una ragazza che fa assemblaggio meccanico, "un lavoro che di solito fanno gli uomini, nel quale però ha messo tutto e con molto orgoglio e dignità ha raggiunto la sua posizione".
 
"Perché la cooperativa sociale - ha aggiunto - può giocare un ruolo particolare all'interno di una rete, per il fatto che può prendere in considerazione gruppi di persone e mettere in contatto questa economia fatta di relazioni. Relazioni" - ha proseguito - "che producono un valore estremamente più alto di quello che è il singolo inserimento".
 
 
Di Karim, tra i protagonisti del video e soprattutto capitano della squadra, ha parlato l'imprenditore edile Marco Calcinaro. "All'inizio gli abbiamo fatto un contratto di tirocinio, poi contratti a tempo determinato e dal primo dicembre contratto a tempo indeterminato".
 
 
A rappresentare il Comune di Fermo il consigliere di maggioranza Nicola Pascucci. "Ci tengo a dire come il Comune e la comunità di Fermo siano fortunati ad essere parte di questa progettazione. Lo Sprar è sotto attacco da parte di alcune istituzioni, ma nell'ultimo Consiglio comunale abbiamo chiesto come maggioranza e minoranza all'Anci di rivedere questa posizione, perché il modello Sprar funziona. Da allenatore, invece, dico che in ogni allenamento o partita bisogna fare sempre un centimetro in più. La Figc di Fermo ha fatto un lavoro enorme e va ringraziata. Questo è un progetto pluriennale, dobbiamo crescere di anno in anno portandolo avanti insieme".
 
 
Marco Valentini è stato il trait d'union con due realtà imprenditoriali che hanno sostenuto economicamente la Save The Youths Montepacini. "Questo ha messo in evidenza la sensibilità che c'è intorno a questa realtà, soprattutto in un momento di difficoltà come quello vissuto qualche settimana fa. Con un paio di telefonate si è messa insieme una cifra che è servita alla squadra per fare fronte alle spese più urgenti. Questa è una storia straordinaria, oltre le più rosee previsioni. E sentirmi partecipe è per me un onore ed un piacere enorme".
 
 
La conclusione è stata caratterizzata dall'intervento di Marco Marchetti, portavoce della Fattoria e motore del progetto calcistico. "Questa iniziativa ci dice qualcosa sull'importanza delle relazioni. L'esperienza che stiamo portando avanti insieme acquista forza perché nasce nell'alveo di Montepacini, nella collaborazione con le istituzioni e con lo Sprar. È un progetto che nasce dalla passione delle persone, intense come la loro storia e non come codici fiscali. Viviamo come comunità una fase difficile, dove anche le energie migliori possono subire un condizionamento nel modo di agire e di pensare. Allora la risposta che stiamo dando è ancora più importante. Non dobbiamo vivere nel pregiudizio, anzi, dobbiamo rinforzare i nostri sentimenti con l'intelligenza del cuore. Dobbiamo capire che l'approccio è quello dell'operare insieme e fare in modo che non cresca in noi la tendenza a creare muri e divisioni".
 
 
Perché di fronte, ha ribadito Marchetti, ci sono persone che sono sì rifugiati, perseguitati ma sono anche degli eroi. "Queste persone hanno una loro storia, la loro vita non comincia qui. E non dobbiamo mai dimenticarlo, prendendo esempio da loro per la forza che stanno mettendo anche in questa esperienza. Il calcio che facciamo noi non è fatto per vincere, ma è quello dove dimostriamo che siamo veramente fratelli ed uniti, in ogni circostanza".
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Data pubblicazione : 16/12/2018 12:03
Scritto da : Redazione
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